I cristiani omosessuali di Firenze, Milano, Roma e Palermo scrivono ai loro pastori: ‘Incontriamoci per abbattere insieme i muri del pregiudizio’

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“Basterebbe poco per non far andare via un ragazzo omosessuale dalla propria chiesa. Basterebbe una mano tesa, un sorriso, una parola che lo faccia sentire voluto, amato, che non lo facciano vergognare della sua identità” perché  “l’omofobia non è solo violenza fisica, sono parole non dette, abbracci non dati, in società, in famiglia, ma anche nella sua chiesa”.
In vista della Giornata mondiale contro l’omofobia (17 maggio 2010), alcuni gruppi di credenti omosessuali, cattolici ed evangelici, di Roma, Milano, Firenze e Palermo hanno scritto ai parroci e ai pastori evangelici delle loro città chiedendo d’incontrali per confrontarsi con loro e camminare insieme per abbattere il pregiudizio.

“Ci sentiamo parte di questa Chiesa – scrivono i cristiani omosessuali di Nuova Proposta di Roma –, popolo di Dio in cammino, nonostante molti di noi siano ancora oggi emarginati, costretti a nascondersi e a vivere una vita di ipocrisia”.

Poiché, aggiunge il gruppo Kairòs di Firenze “anche nelle nostre comunità ‘cristiane’ sono ancora troppi gli episodi di omofobia sociale, di violenza fisica e morale, di disperazione a cui sono sottoposti molti fratelli e sorelle omosessuali… Una situazione che rappresenta uno scandalo per tutta la cristianità”.

Invece il gruppo Ali d’Aquila di Palermo si rivolge con la sua missiva ai “pastori che vorrebbero conoscere e capire di più” sul cammino dei cristiani omosessuali raccontando il percorso del loro gruppo nella parrocchia San Francesco Saverio di Palermo e la loro piena integrazione nelle attività e nelle celebrazioni comunitarie.

Perché, come scrive il gruppo evangelico del Varco-Refo di Milano, “È tempo di vegliare nelle nostre chiese per fare memoria del ‘peccato dell’omofobia’” e unirsi “nella preghiera e nell’azione affinché nelle nostre Chiese e nella società vengano meno le discriminazioni, l’esclusione e tutte le violenze fisiche e verbali nei confronti delle persone omosessuali e transessuali” per trasformare “le nostre chiese in un luogo aperto e accogliente per tutti”.

Lettere in cerca di destinatario. Parole, speranze e richieste che dal 10 al 17 maggio 2010 risuoneranno nelle tante veglie per le vittime dell’omofobia che i gruppi di cristiani omosessuali organizzeranno in numerose chiese evangeliche ed anche in alcune parrocchie cattoliche italiane perché “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?” (Romani 8,35)

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Le veglie ecumeniche contro il “peccato dell’omofobia”. Qualcosa sta cambiando! Articolo di Giampaolo Petrucci tratto da Adista Notizie n. 37 del 8 Maggio 2010

Il 17 maggio 1990, l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) riconosceva che l’omosessualità non può essere considerata una patologia psicologica.
Per questa ragione, dal 2007, la data del 17 maggio è stata scelta per celebrare la “Giornata mondiale contro l’omofobia”. E sempre da quattro anni, nella settimana che precede la ricorrenza, in tutta Italia si celebrano veglie ecumeniche di preghiera in ricordo delle vittime della violenza omofobica.
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Gentile parroco, i cristiani omosessuali di Nuova Proposta vogliono incontrarla per infrangere insieme i muri del pregiudizio. Lettera inviata ai parroci romani da Nuova Proposta l’8 aprile 2010

Gentile parroco, forse si ricorderà di noi: siamo le donne e gli uomini dell’associazione “Nuova Proposta”, omosessuali cristiani di Roma. Le scriviamo anche quest’anno, sempre più convinti che solo il dialogo e l’informazione riusciranno a sconfiggere il pregiudizio e a favorire il confronto e la riconciliazione.Ci sentiamo parte di questa Chiesa, popolo di Dio in cammino, nonostante molti di noi siano ancora oggi emarginati, costretti a nascondersi e a vivere una vita di ipocrisia.
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Cari Pastori. I cristiani omosessuali del gruppo Kairos di Firenze vi scrivono… Lettera inviata dal gruppo Kairos di Firenze ai parroci cattolici ed ai pastori evangelici delle chiese fiorentine il 29 aprile 2010

Siamo un gruppo di donne e uomini che, dal 2000, si ritrovano a Firenze per condividere un cammino spirituale e umano, per confrontarsi sulla Parola di Dio, per pregare e dialogare. La maggior parte di noi sono cattolici, altri appartengono a diverse confessioni cristiane.
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A Palermo i gay e lesbiche del gruppo Ali d’Aquila scrivono ai sacerdoti palermitani. Lettera inviata dal Gruppo Ali d’Aquila di Palermo l’8  aprile 2010, presentazione della lettera di Roberto del gruppo palermitano

Carissimi, vorrei condividere con voi tutti, l’iniziativa che il mio Gruppo Ali d’Aquila, lesbiche e gay cristiani di Palermo ha realizzato proprio in questi giorni e che vi accennavo ad Albano Laziale nella mia personale testimonianza.
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E’ tempo di vegliare nelle nostre chiese per fare memoria del “peccato dell’omofobia” Lettera aperta del gruppo evangelico Varco-Refo di Milano del 21 aprile 2010

Care sorelle e cari fratelli, il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali: qualche anno dopo la comunità gay e lesbica internazionale scelse la data del 17 Maggio per la celebrazione della Giornata Mondiale contro l’omofobia (ovvero l’odio e la paura verso le persone omosessuali e transessuali).
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Dal 10 al 17 maggio 2010 preghiamo insieme per ricordare le vittime dell’omofobia

Come cristiani possiamo “rimanere in silenzio” quando tanti uomini e donne soffrono vittime della violenza e delle ipocrisie della società e delle loro chiese? Noi diciamo di no!
Ecco perché, per il quarto anno consecutivo, da lunedì 10 a lunedì 17 maggio 2010 (giornata internazionale contro l’omofobia) cristiani di diverse confessioni religiose (cattolici, valdesi, battisti, metodisti, etc…) pregheranno insieme ai gruppi di credenti omosessuali italiani per ricordare le vittime della violenza dell’omofobia.
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9 pensieri su “I cristiani omosessuali di Firenze, Milano, Roma e Palermo scrivono ai loro pastori: ‘Incontriamoci per abbattere insieme i muri del pregiudizio’

  1. Intanto io l’ho inviato al mio vescovo, come tutti link che ricevo da Gionata.
    Gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo.
    :)))))
    Silvia

  2. gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo, cioè la goccia perfora la pietra non con la forza, bensì cadendo goccia dopo goccia…. perché quello che ci porta a riflettere è che il tempo e la pazienza portano a sicuri risultati.

  3. Giustamente si scrive: ” come cristiani possiamo rimanere in silenzio quando tanti uomini e donne soffrono vittime della violenza ” derivante dall’omofobia nelle chiese ?
    Io però insisto nella mia personale battaglia contro una visione miope dei diritti per cui batterci. Ricordiamoci nelle nostre meditazioni, assemblee e preghiere delle migliaia di bambini che soffrono vittime della violenza, dello sfruttamento sessuale, comprati e venduti dalle mafie del sesso, spariti nel gorgo dell’abominio.
    COME POSSIAMO PREGARE PER NOI PRIMA CHE PER LORO ?
    Facciamo sentire la nostra voce alta, altissima per i bambini e Dio vedrà amore nelle nostre preghiere.

  4. Vede Alessandro… Lo scorso mese di aprile il Guado ha partecipato a una veglia di preghiera organizzata dalle parrocchie del nostro decanato e dedicata al tema dell’accoglienza dello straniero.
    Il giorno 14 di questo mese, ovvero il giorno successivo a quello in cui proporremo di pregare per le vittime dell’omofobia, insieme ad altre realtà ecclesiali ambrosiane, il Guado proporrà un incontro con il teologo Vito Mancuso in cui parleremo di questioni che non hanno a che fare in senso stretto con l’omosessualità.
    Ha ragione quando dice che i nostri gruppi debbono aderire anche a iniziative che non riguardano in maniera specifica i problemi degli omosessuali!
    Ha torto quando non li appoggia nel loro lavoro, paziente e faticoso, di sensibilizzazione, all’interno della chiesa e nella società, sui tanti casi in cui i diritti degli omosessuali vengono conculcati, spesso in maniera violenta e talvolta con conseguenze molto gravi.
    Da quello che leggo lei è una persona sensibile a tutte le situazioni in cui la dignità della persona viene offesa. Le chiedo quindi di appoggiare con decisione il lavoro che facciamo per denunciare le situazioni in cui la dignità delle persone omosessuali viene offesa: si tratta di un lavoro specifico che, all’interno della chiesa, facciamo quasi esclusivamente noi e che sarebbe bellissimo se altre persone facessero insieme a noi.

    La saluto

    Gianni Geraci

  5. Caro Geraci,
    grazie della sua attenzione ma non mi fraintenda. Laddove lei dice che ho torto quando non appoggio ecc. credo che sia lei in errore oppure, più probabilmente, la mia lettera non è abbastanza chiara e il torto è mio. Ho solo richiamato l’attenzione sulla assoluta imprescindibile priorità della difesa dei più deboli nelle varie riunioni di preghiera e non. In ogni caso, appoggiare iniziative nella mia città è assai difficile:
    da una parte ci sono i detrattori a tutto spiano della Chiesa, irridenti, grotteschi e talora sfacciatamente blasfemi;
    dall’altra i c.d. credenti di qui sono talmente presi dalle loro meditazioni che manco si curano di rispondere ad e-mail di contatto da loro stessi richieste. Forse amano restare in quattro gatti e chissà cosa intendono per fraternità… Pazienza, se loro se ne stanno nella loro nicchia autoreferenziale, vorrà dire che mediterò e pregherò altrove.
    Dio è ovunque per fortuna.
    Grazie ancora e buon lavoro.

  6. Per fortuna caro Alessandro, si può pregare anche da soli.
    Durante la prossima settimana si unisca a noi nella preghiera per chiedere al Signore di aiutarci a superare qualunque forma di omofobia, anche quella (e le garantisco che ce ne è tanta) che c’è nel cuore di tanti omosessuali.
    Sarebbe poi bello che qualcuno proponesse a noi omosessuali credenti qualche cosa di concreto che sappia andare al di là dei motivi che ci hanno fatto incontrare.
    Al Guado, per esempio (e può andarlo a vedere sulle cronache del nostro sito), abbiamo affrontato talvolta alcuni di questi temi (esperienze di volontariato nell’Africa sub-sahariana, esperienze di difesa dei diritti umani in Iran, esperienze collegate alla terza età e, soprattutto, un’esperienza che stiamo iniziando a conoscere e ad apprezzare molto, che si occupa di accoglienza di adulti non autosufficienti) e le assicuro che la risposta da parte delle persone è sempre stata sorprendente.
    Forse i nostri gruppi dovrebbero fare tesoro di questi episodio e iniziare a chiedersi come, nel concreto, possono andare incontro ai bisogni di quanti stanno molto peggio di noi.
    Ricordo ancora che, nel 2000, quando da parte di alcuni esponenti della Curia romana, erano state usate delle parole molto infelici nei confronti di noi omosessuali, di aver scritto, insieme ad alcuni amici impegnati a livello ecclesiale, un appello che poi non abbiamo mai pubblicato (i primi firmatari, che erano alcuni vescovi, non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere un testo che poteva sembrare polemico nei confronti della Santa Sede). Questo appello finiva con una frase di Giovanni della Croce, una frase che ritengo ancora molto attuale e che noi omosessuali credenti dovremmo meditare alla luce delle sue osservazioni. Gliela lascio come ricordo di questa breve conversazione augurandole di poterla sperimentare sempre.
    «Se non c’è amore. Metti amore. Troverai amore!»

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