Daniela, Anna, Piero. Perché la chiesa cattolica rifiuta nostro figlio?

Interviste di Lidia Borghi, gruppo Bethel di Genova, 22 giugno 2011

Anna e Piero. Non è stata la rivelazione dell’omosessualità del loro figlio a sconvolgere questi due genitori romani esponenti dell’AGeDO, bensì l’aver appreso che per la chiesa cattolica essere omosessuali non rientra nel disegno voluto da Dio per le donne e per gli uomini. Questa asserzione li ha addolorati ed ha «offeso la nostra e la dignità di nostro figlio come persona».

Mentre l’altro figlio ha accettato con affetto ed accoglienza l’orientamento sessuale del fratello, gli altri parenti, più o meno stretti, nulla sanno della faccenda.

Anna e Piero sono lapidari: «La chiesa dovrebbe documentarsi sui testi scientifici e medici riguardo all’identità omosessuale, evitando di considerala una malattia da curare, creando dolore alle famiglie e ai loro figli che in alcuni casi si sono suicidati per la disperazione.

Forse per chi non è credente è difficile da capire, ma essere rifiutati dalla chiesa che dovrebbe accogliere chiunque, lascia un vuoto incolmabile».

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