Visto da Lei. Tutti i giorni mi rendo conto di pensare da omosessuale

Riflessioni tratte da sisterfriends-together.org (Stati Uniti) del 11 Marzo 2008, liberamente tradotte da Annibale Cois

Tutti i giorni mi rendo conto di pensare da omosessuale. A casa. In auto. In palestra o dal droghiere o al DMV (Department of Motor Vehicles è la Motorizzazione Civile negli Stati Uniti. Ndt). Okay. Al DMV non sto pensando da omosessuale. Sto pensando come sia possibile essere così lenti nel far andare avanti quelle miserabili, insopportabili code.
Ma anche li, qualcosa può far scattare la mia parte omosessuale e, prima di accorgermene, ecco mi trovo immersa seriamente in ruminazioni lesbiche.

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5 pensieri su “Visto da Lei. Tutti i giorni mi rendo conto di pensare da omosessuale

  1. L’articolo è molto stimolante e interessante e mi ha fatto molto riflettere aprendomi orizzonti che, da eterosessuale, non avevo mai pensato. Grazie per la non banale riflessione.

    Premessa: non so a quale punto di vista si riferisse l’autrice quando parla di “peccato” , comunque esprimo qui un punto di vista cattolico. E faccio solo una una precisazione (non divago su altri punti per sinteticità).

    Si commette un grave errore dicendo che l’omosessualità è un peccato. Molti possono pensarlo, è vero, ma sbagliano.

    L’omosessualità può non dipendere dalla propria volontà, mentre gli atti omosessuali invece si.

    Il punto cruciale non è nella distinzione fra “omosessualità” e “omosessuale” come fa l’autrice dell’articolo. Se mai invece vi è fra “omosessualità dell’omosessuale” e “atti omosessuali”. Questi ultimi dipendono sempre dalla libera volontà della persona e non possono essere “un filo nel tessuto delle nostre vite” nel senso che intende l’autrice, come qualcosa cioè dalla quale sarebbe impossibile rinunciare, altrimenti non si è più liberi nelle scelte sessuali: sarebbe come dire che un eterosessuale è “obbligato” ad avere rapporti sessuali, altrimenti rinuncerebbe e negherebbe la sua identità sessuale: semplicemente assurdo. Se ne ricaverebbe, assurdamente, che chi sceglie la castità (come religiosi e sacerdoti) farebbero una scelta contro la propria identità.

    La dottrina cattolica, condannando l’atto omosessuale e mai l’omosessualità, garantisce in realtà l’autentica libertà alle persone; altrimenti (come lascia intendere l’autrice) si ricade nella condanna di una condizione che, oggettivamente, non può avere alcuna colpa.

    Il vero, grosso problema della chiesa cattolica verso gli omosessuali è un’altro: che non ha ancora metabolizzato al suo interno una vera e completa risposta alla domanda: “quale è il posto degli omosessuali nella Chiesa?”. A questa domanda vengono date risposte spesso vaghe: perchè? Il motivo è che, a mio avviso, mancano i santi: chi apre spazi nuovi alla Chiesa non sono le encicliche dei Papi ne il Catechismo della Chiesa: questi atti si limitano a “fissare” rielaborando ciò che viene dalla Tradizione: questo è il compito dei successori degli Apostoli nella Chiesa cattolica. Quando il clero dice tanti “no”, non è “cattivo”: sta semplicemente facendo il proprio dovere. Per trovare invece il “si”, bisogna interpellare i santi. Chi invece attua forze nuove e infuoca d’amore il corpo della Chiesa, sposa mistica di Cristo, sono sempre stati e sempre saranno i Santi: innovatori e rinnovatori nella originalità e stupore che lo Spirito sempre propone, alla fine sempre riconosciuti, anche se con sofferenze, e difficoltà come tali dalla Santa Madre Chiesa. Ma non abbiamo santi che ci illuminino su questo, ad oggi.

    Cosa fare dunque? Innanzitutto pregare. Come dice il Signore “Pregare il padrone della messe che mandi operai alla sua messe”. Dobbiamo quindi pregare che lo Spirito soffi per dei santi omosessuali che mostrino nuove vie nella fedeltà al Vangelo e alla fede, mostrino quel volto sempre nuovo e sempre meraviglioso della novità dell’amore di Cristo per la Chiesa. Purtroppo crediamo e pratichiamo sempre meno la preghiera e non mostriamo vera fiducia allo Spirito: pensiamo di risolvere tutto con i nostro pensieri, con le nostre soluzioni mondane, prese da “luoghi” e schemi “altri” del Vangelo e della fede. Non funziona.

    Bella comunque, la testimonianza.

  2. Che buffo Fab dici di aver letto ma proprio non hai capito… eppure la ragazza che scroiveva ha voluto prendere in giro, bonariamente, proprio i tuoi distinguo, il voler sparrere il capello in quattro… e lo ha fatto raccontandoti la tua vita e tu che fai… sorride, e non capisci… non mi resta che aspettare il miracolo… pregherò per te…

    🙂

  3. che ci vuoi fare, marius, non tutti siamo così intelligenti. anche io posso non capire. non ho problemi ad ammetterlo: mi avrebbe però fatto piacere che tu mi avessi spiegato meglio in cosa esattamente, e perché, non avrei capito. Le espressioni vaghe come “i tuoi distinguo” o “spaccare il capello in quattro” non aiutano al dialogo ne alla reciproca comprensione.
    Grazie comunque per le tue preghiere, che ricambio volentieri.

  4. Fab,

    se ti fossi letto con più calma ed attenzione l’articolo, ti saresti risparmiato lo sproloquio (fuori luogo) con tutti i tuoi rimandi a sovrastrutture teologiche, dottrina del magistero cattolico, encicliche papali e catechismo della chiesa cattolica….
    Nell’articolo c’è un semplice disincanto e una schietta ironia sulle situazioni e sulle emozioni che una donna omosessuale si trova a vivere quotidianamente, in una società dove si dà per scontato che tutti ‘dovrebbero’ essere eterosessuali.
    Senza frivolezza, con intelligente ironia e certamente senza la seriosità del tuo “sermone di replica”.

  5. A me non sembrano affatto ironiche le parole (ma posso sbagliarmi ovviamente):

    Questo è il motivo per cui l’invito ad “odiare il peccato e amare il peccatore” riceve una risposta così negativa.

    Ascoltate, io capisco cosa vuol dire la gente quando dice questo. Brave persone, amorevoli (alcuni più di altri) dicono queste parole e io credo che le dicano con le migliori intenzioni.

    L’omosessualità è una condizione, un fatto, un peccato. L’omosessuale è una persona, un essere umano, un figlio di dio.

    Ho semplicemente detto che l’omosessualità non è un peccato. E che, al contrario, l’atto omosessuale è un scelta di libertà. Ho inoltre elogiato l’articolo nel suo complesso. E ho affrontato solo un aspetto, non ho fatto una replica complessiva a tutto l’articolo. Inoltre leggo nella pagina “chi siamo” del progetto Gionata che tratta di “conoscere il cammino che i credenti omosessuali fanno ogni giorno nelle loro comunità e nelle varie chiese”, quindi non vedo come i miei argomenti siano fuori tema, trattando questo blog proprio di Fede e Chiesa.

    E’ vero: mi sono dilungato nello scrivere, e ho divagato. Ma mentre un “sermone” prevede solo un parlatore e molti ascoltatori, sono qui per pormi in veste dialogante e mi piacerebbe sapere cosa esattamente non va di quello che ho scritto, se non piace. Altrimenti non capisco perché rispondermi con espressioni vaghe che non dicono nulla.

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