Sulle sconcertanti parole di Mons. Rigon sulle persone omosessuali e il silenzio della Diocesi di Genova

Betlhel, il gruppo di credenti omosessuali di Genova boccia monsignor Rigon
Articolo di Miriana Rebaudo tratto da Corriere Mercantile del 22 febbraio 2011, pag.21

Non è facile essere gay ma nello stesso tempo credere nella parola di Cristo, continuando a sentirsi parte della chiesa.
Lo sanno benissimo i membri del gruppo Betlhel (che in ebraico significa ‘la casa di Dio’) che si  riuniscono in una parrocchia genovese per discutere della loro situazione, confrontarsi e pregare insieme.

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Sulle parole di Mons. Rigon sulle persone omosessuali e il silenzio della Diocesi di Genova
Riflessioni di Gianni Geraci, portavoce del Guado di Milano, del 21 febbraio 2011

Prima di commentare l’intervento (ndr sulle persone omosessuali) che monsignor Paolo Rigon ha fatto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico Ligure lo scorso 19 febbraio, ho cercato di procurarmi il testo integrale del discorso.
L’ho trovato sul sito della Diocesi di Genova e l’ho letto con attenzione. La mia sorpresa è stata grande quando mi sono accorto che, delle parole che hanno provocato le polemiche degli ultimi giorni e di cui il «Secolo XIX» riportava la registrazione sul suo sito, non c’era la minima traccia.

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Da Nuova Proposta: "Lettera aperta alla Chiesa Cattolica sulle parole di monsignor Rigon’
Lettera aperta del gruppo Nuova Proposta di Roma del 21 febbraio 2011

I rappresentanti dell’Istituzione Chiesa, invece di pronunciare parole anti-scientifiche e soprattutto poco evangeliche, rivolgano i loro sforzi ad aiutare i giovani omosessuali a riconoscere il loro autentico orientamento affettivo e ad integrarlo con gioia e amore nella propria identità per avviarsi sia a scegliere un progetto di vita in sintonia con la loro affettività rivolta verso persone dello stesso sesso sia a integrarsi pienamente e in maniera riconciliata con le proprie comunità e i propri cammini di Fede.

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13 pensieri su “Sulle sconcertanti parole di Mons. Rigon sulle persone omosessuali e il silenzio della Diocesi di Genova

  1. Aspettiamo una comunicazione ufficiale della Curia genovese? Che facciamo? Come mai quelle parole non figurano,eppure sembra proprio che sia state pronunciate? Come mai il ragionamento circa un eventualme matrimonio “riparatore ” degli omosessuali e’ condannato -giustamente dico io – e fa a pugni con tutti i concetti espressi prima ,relativi alla omosessualita’e l’identita di genere? Sinceramente non riesco a capire se la Chiesa genovese voglia “mettere una pezza” sulle sciocchezze dette ,oppure in qualche modo prenda le distanze, ma ,al solito, come fanno tanti esponenti di Chiesa, si dice e non si dice,si dce tra le righe.. Mi viene in mente l’ammonizione di Cristo,lapidaria,quando dice di dire si oppure no e basta. Credo che Gianni Geraci abbia fatto una disamina esauriente ,per cui non voglio fare certo l’eco di quello che ha scritto lui,ma ancora una volta mi chiedo come mai tanti sacerdoti,prelati ,vescovi e cardinali, si improvvisano esperti in un campo. quello della psicanalisi e della psicoterapia,anzi della psicologia,in cui non sono certo degli esperti. Quando si parla di sessualita’,guarda caso, escono fuori anche i vescovi emeriti,i pensionati……Mah! ,che dire? A me Cattolico omosessuale queste cose suscitano,oltre che indignazione, anche tanto dolore e aumentano il senso di smarrimento. Forse sono vulnerabile in questo campo,e’ il mio tallone d’Achille,eppure non posso passare sotto silenzio questo comportamento che alla fine non fa che aumentare la confusione e porta l’acqua al mulino della ignoranza e incoraggia,mi duole dirlo, certo senza volerlo (lo spero veramente), la violenza di tanta gente (la cronaca e’ piena di fatti criminosi e gravissimi,specie a Roma,dove si registra in media un omicidio l’anno e tutta una serie di violenze che feriscono il fisico e lo spirito di tantissimi) e chi ne fa le spese,purtroppo , siamo noi omosessuali. E’ questo il messaggio d’amore cristiano? E questa la democrazia ?…. Dice bene Gianni,quando narra dell’episodio del vescovo che tace di fronte a un fenomeno di cui si conosce poco. . Appunto, e’ proprio il caso di dire che mai come in queste occasioni il silenzio sia proprio d’oro! Pier

  2. caro pier sono daccordo con te e gianni sarebbe bello che vescovi, preti e monsignori prima di aprire bocca si informino sulle cose di cui parlano, a volte senza, sapere nulla.
    Ma visto che persistono a dare fiato alla bocca senza usare il cervello e senza pensare alla sofferenza che provocano in chi gli ascolta e’ giusto ricordarlielo pubblicamente.
    Don milani diceva sempre che su cio’ che esula la fede vescovi e papi hanno molto da imparare prima di parlare e chi ama la chiesa non puo’ esimersi di farglielo notare.

  3. Se (per assurdo) avete un “ipotetico” indirizzo e-mail di questa specie di Vescovo (non si può definire diversamente una persona che si esprime in un modo così SQUALLIDO sull’omosessualità), diteli da parte mia che è una persona di un’ignoranza spaventosa, oltre ad essere anche lui come tanti nella “gerarchia” ottuso e limitato. La diocesi di Genova avrebbe come minimo ridurlo allo stato laicale!
    Mi scuso per la durezza delle parole, ma un’essere (mi rabbribidisce pure chiamarlo “persona”) che pronuncia certe parole dimostra di essere molto ignorante, a parte il fatto che non c’è psicoterapia a far diventare un omosessuale eterosessuale, così come non c’è psicoterapia che fa diventare una persona da eterosessuale ad omosessuale! Si dovrebbe a dir poco vergognare di tutte le assurdità che ha detto!

  4. Sono d’accordo che sulle questioni che esulano dal loro compito,che e’ quello inerente la fede, i dogmi e quello che concerne il “partrimonio” trasmesso da Cristo agli Apostoli e giunto fino a noi, gli Uomini di Chiesa dovrebbero tacere oppure documentarsi seriamente e non per sentito dire. Non si ha modo,credo di avere una e mail del Monsignore in questione (non si tratta ,meno male di un Vescovo) ,ma credo che chi doveva fare i propri passi li ha fatti, se sono ben informato. Non e’ questo ,purtroppo ,il primo caso, e neppure sara’ l’ultimo. Su la questione della omosessualita’ la Chiesa Ufficiale, ha espresso ,tramite il Catechismo della Chiesa Cattolica, un giudizio,ammetendo che certe dinamiche e certe ragioni sono ancora in granparte sconosciute (salvo poi prescrivere la castita’ perfetta agli omosessuali come se fosse un rimedio valido per tutti….ma questo e’ un discorso che ora interessa relativamente). Quindi sarebbe bene che gli ecclesiastici si attengano a questo e non vadano oltre,soprattutto quando si fanno delle dichiarazioni pubbliche.Oltretutto ci troviamo di fronte a dichiarazioni che non rivestono alcun carattere di ufficialita’ e vale la pena ricordare che se non si conoscono a sufficienza le cause non si possono dettare norme in modo solenne e definitivo,cosa che la Chiesa non ha fatto, quello che si chiama pronunciamento” ex cathedra”. Non penso che la Curia genovese faccia altro, almeno pubblicamente ,tantomeno dimettere il detto monsignore dallo stato clericale,tuttavia anche noi, che siamo popolo di Dio,abbiamo il dovere di far notare in ogni maniera consentita ,le cattive informazioni che si diffondono e che vanno a detrimento di tanti fedeli credenti omosessuali e di tanti cristiani e ridicolizzano la Chiesa, rendendo un pessimo servizio alla comunita’ dei credenti. Pier

  5. Dopo l’intervento del cardinale Bagnasco ho capito ancora meno di tutta la vicenda. Sara’ un mio limite forse? Da “lupo solitario” – e certo non e’ un bene esserlo,ma le circostanze mi ci portano – dico che quello che prevale tra tutti noi,dico proprio tutti, e’ l’incomunicabilita’.Peccato. Pier

  6. io non sarei cosi negativo. Il dato positivo di tutta questa faccenda e’ forse che finalmente i nostri pastori stanno comprendendo che quando dicono cavolate su questo tema sia la societa’ ma gli stessi fedeli, in primis quelli omosessuali, non faranno finta di nulla ma gli faranno notare chiaramente che stanno dicendo cavolate.
    Se pensiamo che sino a qualche anno fa nella chiesa cattolica sull’omosessialita’ si dicevano cavolate senza che nessuno si sentisse in dovere di replicare.
    E’ questo un segno importante di un cambiamento in atto nella societa’, tra i fedeli e sopratutto tra i credenti omosessuali.
    Certo a bagnasco non resta che minimizzare il danno ma credo abbia capito che su questo tema anche per la chiesa e’ finito il tempo dell’impunita’. Non credete?

  7. Sempre grazie a Gianni per i suoi interventi. A Proposito dell’intervento, come forma di “correzione” della inclinazione all’omosessualità nella prima infanzia, occorre domandarsi: è veramente possibile? E chi è capace di accorgersi di quanto avviene nell’intimo della persona? E quali reazioni normalmente procura in famiglia l’accorgersi di questo? Ma poi, e qui gli specialisti dovrebbero dare una risposta, quando effettivamente un bambino assume una tendenza un comportamento e una identità specifica del soggetto?
    Io ricordo che avevo circa 7-8 anni, tornavo dalla scuola insieme ad un compagno, facemmo un tratto di strada insieme e poi mi fermai a guardarlo compiaciuto mentre si dirigeva verso casa sua. Non avrò avuto più di 9-10 anni che tra me feci una riflessione di cui non potevo capirne la portata: “io sento di essere diverso dagli altri”.
    Ho lottato con tutte le mie forze nel tempo per allontanare da me quello che sempre più diventava una evidenza. A chi dire il dramma che stavo vivendo? Diventato grande, i miei sempre più insistentemente ponevano domande su ragazze e matrimonio. Alla fine decisi di raccontarmi. Fui portato controvoglia da un endocrinologo il quale, dopo accurata visita, mi disse: posso darti qualcosa per farti aumentare l’appetito sessuale. Io risposi: se oggi vado una volta con un ragazzo, dopo ci andrò due volte. Capì l’antifona e consigliò di andare da uno psicologo famoso. Questi, prima fece accomodare fuori mio fratello, poi mi sottopose ad un accurata analisi. Poi fece entrare mio fratello e disse, ricordo ancora le parole: “Suo fratello agisce perfettamente in coerenza con la sua psiche. Agisce con un metro che è solamente differente dal mio e dal suo. Non è né migliore né peggiore è solamente diverso. Se le dicessi che per “riparare” questa sua inclinazione” fosse necessario sottoporlo a psicanalisi e psicoterapia – con notevole esborso di denaro – certamente loro sarebbero disponibili. Ma mentre oggi suo fratello è equilibrato, inserito nel lavoro e nella società, noi potremmo rischiare di farne un disadattato. E allora non basterebbero i loro soldi per riparare in danno arrecato”. Questo accadeva circa quarant’anni fa. Per cui ho sempre saputo che non esistono “terapie riparative”. La chiesa stessa riconosce che possono esistere condizioni transitorie e altre definitivamente acquisite. La mia esperienza mi dice che viviamo una realtà che è indecifrabile, non la si conosce appieno e forse non la si vuole affrontare i tutti i suoi aspetti, senza pregiudizi ma con coraggio. Forse la chiesa ha bisogno di tempo, aiutiamola.
    Roberto

  8. Si ,Roberto,forse la Chiesa ha bisogno di tempo. Anche questo e’ vero. come e ‘ vero,io penso, che quando si irrigidiscono le posizioni, non si conclude nulla. Tu hai raccontato una parte della tua vita ,quando hai scoperto la tua omosessualita’: anche io ho avuto una esperienza simile,anche se non uguale,anche io sono andato da un neurologo e ,guarda caso ,sono stati dei sacerdoti che mi hanno indirizzato da lui. Forse erano anni diversi e certo l’omosessualita’ era considerata ancora una malattia da molti uomini di scienza,ma anche la psicoterapia che ho fatto in seguito dopo vari anni e presso vari terapeuti,non ha cambiato nulla: sono rimasto quello che ero e se ho preso coscienza, anche se confusamente della mia omosessualita’ a circa 16 anni, dei piccoli episodi risalgono anche alla mia infanzia , che a un occhio attento – ripeto erano altri tempi – avrebbero fatto comprendere tante cose. Io non so se omosessuali si nasca o ci si diventi nei primissimi anni e questo aprirebbe un dibattito a non finire, ma che adesso ci manderebbe fuori argomento. Noto solo ,lo ripeto, e lo dico con la maggiore pacatezza e se mi e’ consentito con tutto l’affetto possibile,sia verso la mia Chiesa ,sia verso i miei fratelli e sorelle omosessuali, che ,se qualcosa si sta muovendo,c’e’ un irrigidimento da tutte e due le parti. Uno sforzo non si potrebbe fare per comprenderci di piu’? confesso di essere molto confuso,perche ,forse ,la dichiarazione di Mons.Rigoni (certo non esatta e non scientificamente proponibile) andrebbe considerata nel suo contesto,che e’ piu’ ampio e di cui forse nonse ne e’ parlato a sufficienza. restano dele zone d’ombra che non comprendo.E se non posso approvare le dichiarazioni del Monsignore, rimango anche perlplesso per le reazioni ,credo, affrettate,fatte dalla “parte avversa”. Credo di non essere in grado di dire altro. Pier

  9. Fa benissimo Nuova Proposta a scrivere una lettera aperta alla Chiesa e lo faccia condannando duramente tutte le assurdità e le scemipaggini che ha detto questa specie di Vescovo (non mi vergogno a ripetere il termine “questa specie di Vescovo”) che dovrebbe nascondersi sottoterra per tutte le cattiverie gratuite che ha pronunciato! Ne ho sentite di assurdità pronunciate in materia di omosessualità da parte di alcuni esponenti della Gerarchia, ma mai si era arrivati così terra terra con le parole di questo essere: e ribadisco anche questo: lo chiamo “essere” perchè rabbrividisco a chiamare persona uno che pronuncia questa miscela di assurdità, scempiaggini e cattiverie!! La Chiesa dovrebbe scomunicarlo!!! e mi auguro di cuore che lo faccia! (ma ne dubito profondamente)

  10. Anche se cattolico, rimango sempre sconcertato dalle parole solo apparentemente diverse tra loro di certi tromboni della gerarchia cattolica. Bagnasco parla e anzicche’ smorzare quanto dice mr Rigon peggiora la situazione. E’ mai possibile che mr Bagnasco consideri gli strumenti di conoscenza della Scienza come contrapposti a quelli dell’Etica. E se l’Etica che, per secolare ignoranza ha ritenuto che la sessualita’, nella sua manifestazione genitale, fosse riservata alla procreazione nella coppia pergiunta sposata, facesse proprie le concquiste delle Scienze Sociali, Mediche, Antropologiche, ecc per riformulare i suoi principi in una Morale Alta della Relazione anzicche’ perseverare in un oscurantismo etico deprimente, non sarebbe un passo avanti verso un mondo migliore?
    Non dimentichiamo pero’ che la Chiesa Cattolica cambia solo davvero solo se viene scossa anche fisicamente dalle fondamenta, come successe ormai piu di due secoli fa, quando il papa era re e i re erano tali per volonta di Dio e consenso della Chiesa.

  11. Riporto il virgolettato di Angelo Bagnasco, lo sventurato arcivescovo di Genova, per sgretolare la sua salda convinzione, secondo la quale lui non discriminerebbe le persone omosessuali:

    “La chiesa non è contro i gay, non è contro nessuno, tantomeno contro le persone di qualsiasi orientamento sessuale esse siano (…) la chiesa ritiene poi che la sessualità sia l’incontro tra persone di sesso diverso. Si può non condividere questa lettura, ma la chiesa non può venire meno a questo dato, che propone a tutti senza discriminare nessuno”.

    Nel momento stesso in cui si afferma, come lui ha fatto, che la sessualità sia l’incontro (sic!) di due persone di sesso diverso, si fa discriminazione: dal dizionario Hoepli.it:

    discriminare
    [di-scri-mi-nà-re]
    (discrìmino)
    v. tr.
    1 Far differenza o distinzione tra persone o tra cose; differenziare, distinguere: discriminiamo, nel giudicare, i buoni e i cattivi amici
    ‖ ass. Fare differenza, commettere parzialità: un insegnante non deve d. tra i suoi allievi)

    E perché, poi, quello sarebbe un dato cui la chiesa non può venir meno? Per quale oscura ragione?! Non si capisce bene perché la chiesa cattolica non riesca a fare, finalmente, un passo in avanti, al fine di lasciarsi alle spalle i secoli di ignoranza nella quale ha tenuto milioni di suoi fedeli – mentendo e sapendo di mentire spudoratamente. Non so dire se sia per una mera questione di potere. Qualora così fosse, stiano tranquilli gli esponenti di quella chiesa, glielo lasciamo tutto, il potere. Non ce ne facciamo proprio nulla! A noi lesbiche e gay credenti interessa solo la nostra spiritualità, che viviamo in modo pieno e consapevole, senza sofferenza ma con grande serenità d’animo, al pari delle persone etero. E ciò accade perché il nostro rapporto con Dio è esclusivo nel senso che, per compiersi, deve escludere qualsiasi cosa esteriore ed è, perciò, interiore, introspettivo e spirituale, come quello di tutte le persone credenti. Non c’è prete o altro intermediario che tenga, nelle questioni di fede. La grazia di Dio discende su tutte le persone che sono disposte a seguirLo con cuore aperto e mente libera da pregiudizi. Per quale motivo, noi lesbiche e gay credenti, dovremmo fare caso alle scempiaggini divulgate da soggetti scriteriati che pretendono di avere la verità “in tasca” solo perché asseriscono di detenere un rapporto privilegiato con il divino? Non sanno, quei signori in gonna lunga e bottoni, che quel rapporto privilegiato lo può instaurare chiunque ed in qualunque momento, a patto di SCEGLIERE Dio per prima cosa, dato che tutto il resto ci verrà dato di conseguenza? Questa è una delle tante perle di saggezza contenute nel più rivoluzionario testo che sia mai stato scritto da essere umano sulla Terra, il Vangelo. Mettessero in pratica quello che lì è contenuto, quei signori tanto compìti e così lesti ad emettere giudizi senza senso, privi del più elementare buon senso e di quella prudenza che viene annoverata fra le virtù del cattolicesimo! Il resto non ci riguarda. Noi continuiamo ad andare per la nostra strada, forti di quel rapporto esclusivo con Dio che tanto gratifica la nostra anima e che assai ci fortifica, rendendoci delle PERSONE migliori ogni giorno che LUI manda in terra.
    Lidia (gruppo BETHEL di lesbiche e gay CREDENTI liguri)

  12. Caro Pier. mi riferisco in particolare a quando parli di “irrigidimento del mondo omosessuale e della Chiesa e ti chiedi quale sforzo oggi sia possibile perché ci si possa meglio accogliere e accettare. Io parlo sempre di esperienza che vivo. Io sento di appartenere a due mondi che oggi hanno particolare difficoltà: la Chiesa con la sua gerarchia e il mondo omosessuale. Quale è stato il mio rapporto e le difficoltà che io ho notato anche con esponenti della chiesa. Ad una mia lettera ad un vescovo io cui mi confidavo, questi mi rispose: “Dio si mette sempre dalla tua parte”. Ho conservato questo biglietto quasi come una reliquia. Ad un incontro con un gruppo di omosessuali credenti cui diedi il nome di “Spiragli”, sottolineavo come nei documenti ufficiali, rispetto a precedenti affermazioni quale “peccato che grida al cospetto di Dio”, si affrontava l’argomento con più prudenza e mettendo in risalto che noi siamo innanzitutto delle persone, con i nostri pregi e difetti, in cammino verso quel destino ottenuto per tutti nel sacrificio della croce. Un altro vescovo a cui avevo scritto si meravigliava del mio modo pacato di affrontare l’argomento; così ebbe inizio una corrispondenza e poi fui accolto personalmente. Fu un incontro che sorprese me e lui. Si mostrò accogliente e paterno. Affrontammo ogni aspetto, parlai del mio rapporto col mio compagno che è fatto essenzialmente di affettività, accompagnamento reciproco nella vita nella assoluta fedeltà, prima ancora della dimensione sessuale. Infatti mi chiedo che, prima ancora del sesso, abbiamo bisogno di affettività, di un aiuto reciproco. Quello che fa bloccare la Chiesa è – forse non troverò molti concordi – la pretesa di chiedere leggi che equiparino l’unione tra due omo o lesbiche al matrimonio che è l’unione tra un uomo e una donna aperta alla vita con il compito specifico di educare i figli. Altro problema sono le inseminazioni artificiali, uteri in affitto per uomini, pretesa di adozioni. L’unione da due persone dello stesso sesso e il matrimonio da un uomo e una donna sono cose diverse che vanno trattate come cose diverse.
    La Chiesa poi come se avesse paura di affrontare senza pregiudizi e serenamente l’argomento. Si resta ancorati “alla lettera” a quanto viene detto nella Sacra Scrittura. Dico sempre che sia l’ A.T. che S. Paolo non potevano sapere che esiste un comportamento derivante da una condizione che non solo non è stata scelta ma che in tanti di noi ha procurato e procura sofferenza. Anche io avrei tanto desiderato una moglie e dei figli a cui dare tutto il mio affetto, ma NON MI E’ STATO DATO.
    Se nella Bibbia viene detto che all’uomo occorre una compagnia “non è bene che l’uomo sia solo”, quale allora per noi una compagnia che sia corrispondente? E poi è possibile per noi vivere nell’astinenza? I preti e le suore lo fanno (o dovrebbero) per una vocazione, una chiamata, ma noi?
    Per concludere, perso che ciò che occorre da parte nostra è riconoscere la Chiesa come continuazione dell’opera salvifica di Cristo, non attaccarla, e insieme ad essa creare occasioni di incontro, confronto serio pacato (se permettete non manifestazioni estemporaee), Da parte della Chiesa non affrontare questi argomenti da un punto di vista dogmatico ma essenzialmente pastorale.
    Roberto

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