Qual è il senso della mia vita di cristiano omosessuale?

Riflessioni tratte da cristianosgays.com (Spagna) del 3 Marzo 2010, liberamente tradotte da Dino

Molte volte mi sono chiesto qual è il senso della mia vita e ancora di più come sto realizzando questo senso che spesso non arrivo a comprendere in modo completo.
Ebbene, guardandomi indietro, vedo che l’intera mia vita non è stata altro che una lunga ricerca di Dio.

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5 pensieri su “Qual è il senso della mia vita di cristiano omosessuale?

  1. come non sentirsi in sintonia con questo articolo?
    La vita passa tra il sentimento filiale alla chiesa cattolica e l’angoscia di sentirsi esclusi. Tuttavia, anche a volersi distaccare dai giudizi dei “farisei” rimane sempre un grande senso di colpa. Non è così diverso dal rapporto che spesso i figli hanno con i genitori: tanta ribellione, ma senza l’approvazione dei genitori la serenità non è assicurata perchè la struttura psichica umana ne ha bisogno. Ecco dov’è la colpa della chiesa. Essa rende infelici, in nome dell’amore di Dio.Ma, da omosessuale credente, mi sembra che da questo tunnel non si esca mai, e che non resta che soffrire ed essere paralizzati. In fondo, se non c’è un orecchio che ascolta a cosa serve parlare? E in fondo al tunnel resta ancora un dubbio: e se la chiesa avesse ragione? Questa domanda può togliere il sonno,, perchè contiene il senso di colpa. Può essere anche difficile persare che Gesù abbia istituito la “sua” chiesa e poi l’abbia abbandonata alla sua perversione. Come si vede, oggi, come ieri, il cristiano omosessuale gira e rigira nel recinto di una grande sofferenza, dove ogni pensiero insegue e contraddice l’altro.

  2. Non ho molte parole da aggiungere. Anch’io mi sento in profonda sintonia con quell’articolo, direi molto bello e profondo.
    Credo che non bisogn allontanarsi dalla Chiesa, ma bisogna sforzarsi di amarla così come è con i suoi pregi e i suoi difetti. Come diceva San Paolo, la Chiesa, che è il corpo di Cristo, ha molte membra, ed il Cristo è il capo di queste membra, di tutte le membra. E tra le membra ci siamo anche noi.

  3. @ Giuseppe: fa molto riflettere la tua frase “E in fondo al tunnel resta ancora un dubbio: e se la chiesa avesse ragione? “. Vorrei invitarti a fare chiarezza su questo punto. Il Catechismo non parla di amore fra persone dello stesso sesso. D’altra parte una condanna dell’amore, quale che sia, contraddirebbe alla radici il messaggio cristiano. Per il resto si rischia di scadere nella volgarità, se si accetta il pregiudizio secondo cui le relazioni omosessuali sono esperienze puramente erotiche. Non sappiamo quando i burocrati vaticani incominceranno a prendere l’amore omosessuale in seria considerazione. Quanto ai dubbi, in generale, sono segno di umiltà e di ricerca. C’è da preoccuparsi di fronte a chi si proclama esente da dubbi.

  4. Concordo pienamente con quanto scritto,anche io è da tempo che mi pongo le stesse domande,. Mi sono un pò allontanato da questa Chiesa, che da una parte parla di comprensione,vicinanza,ecc.. ma poi ci condanna senza pietà,perchè facciamo cose immonde(secondo loro).Ma Gesù accoglieva tutti!!,dov’è questo spirito di accoglienza??,siamo figli dello stesso padre,non siamo per niente diversi da nessuno!!.Ma penso che sarà un percorso molto lungo prima di accetare noi Gay nella chiesa.IO resto fiducioso. un saluto a tutti, Giovanni(sardegna)

  5. Siamo in continua ricerca e in un percorso di conoscenza. Nell’ultima cena Gesù disse che avrebbe mandato il Paraclito per “guidare la Chiesa alla verità tutta intera”. Noi omosessuali cattolici dovremmo sentirci figli della Chiesa fondata da Gesù Cristo, realtà insieme umana e divina. In quanto umana la Chiesa è una realtà storica che ha bisogno di tempi, approfondimenti, ricerca. Proprio per questo esistono sinodi, concili, speculazioni filosofiche, teologiche. La Chiesa in quanto custode della verità portata dalla rivelazione di Gesù Cristo non può cambiare quanto insegnato da Gesù Cristo. Tuttavia esistono realtà che non sono state trattate nei vangeli. S. Paolo ne parla nella lettera ai Romani, ma egli non può sapere che esistono comportamenti per condizione e non per depravazione. S. Paolo allora non poteva saperlo. Noi sappiamo che agiamo in forza di una realtà che ci sentiamo addosso. E credo che la Chiesa, in quanto realtà umana, debba fare questo percorso di conoscenza e poi, alla luce di questo rileggere e attualizzare il messaggio evangelico. Una cosa è certa, come mi disse un vescovo: “Dio ti ama e si mette sempre dalla tua parte”. Per questo, senza combattere la Chiesa con improponibili rivendicazioni, ma amiamola e aiutiamola in questo cammino. Se poi leggiamo nelle righe dei documenti, il linguaggio della Chiesa è cambiato rispetto al passato, è diventato più sfumato, più prudente. Forse ci vorrà del tempo, ma vedrete che qualcosa cambierà.

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