Caro padre le scrivo… Siamo una coppia gay, possiamo essere buoni cattolici?

Email inviataci da Maurizio risponde don Giovanni, sacerdote cattolico

Sono un gay convivente col mio compagno.
Vorrei sapere se possiamo essere buoni cristiani, anzi buoni cattolici praticanti. Grazie e buon lavoro. Maurizio

.
La risposta…

Caro Maurizio, la tua domanda è molto semplice e diretta. Se volessi rispondere in maniera altrettanto semplice e diretta, direi di si. Tu e il tuo compagno potete essere dei buoni cristiani e anche cattolici praticanti. Perchè no?

Ma intuisco che dietro la domanda c’è un mondo di considerazioni e di questioni che non rendono la risposta così facile e soprattutto significativa per voi che avete posto la domanda. Avrei voglia di aprire un dialogo con voi e conoscere molte cose…

Immagino che la domanda che fate (possiamo essere buoni cristiani e cattolici praticanti) risente di quella lunga lista di "no" che vengono messi dalla Chiesa davanti a chi si sente omosessuale e lo vive.

Sembra proprio che omosessualità e fede cristiana non vadano d’accordo e che ci sia una incolmabile frattura. Questa cosa, vi confesso, mi fa molto soffrire.

Vedo molti omosessuali, animati da fede sincera e da un grande amore per il Vangelo, che si sentono "sbattuti" fuori dalla comunità cristiana. E questo non è affatto giusto!

Forse una prima risposta che mi viene da darvi è che voi non siete solo omosessuali.

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21 pensieri su “Caro padre le scrivo… Siamo una coppia gay, possiamo essere buoni cattolici?

  1. Anch’io mi riconosco in questa risposta (grazie, don Giovanni), ma solo in parte. L’odore, forte, che sento leggendo queste risposte sa di luogo chiuso ermeticamente da secoli. Il luogo murato, in cui il Magistero ha gettato la sessualità in generale e l’omosessualità in particolare, non permette a chiunque, non solo a don Giovanni, di dare risposte sensate alle coppie omosessuali, risposte che realmente facciano entrare il vento del Vangelo nelle loro vite. Io, che sono in coppia da quasi 15 anni, ho avuto bisogno di parecchi anni per disfarmi di false credenze, e sono stato “ri-evangelizzato” da biblisti e teologi che – purtroppo – sono al margine della chiesa cattolica. Quindi, sì ad “amore vero”, “croce”, “sacrificio”, ecc. Ma questi termini, nel linguaggio d’oggi, non dicono quasi più nulla che riguardi il Vangelo. Almeno, per come io, credente, lo vivo.

  2. La risposta è molto interessante ed ha stimolato il mio interesse a leggere la Lettera sulla cura pastorale degli omosessuali.
    Mi viene una domanda (me ne verrebbero tante…) che è un po una curiosità, anche: come si pongono i gruppi tipo “Gionata” o i vari gruppi di cattolici omosessuali di fronte a quel testo?
    Perchè il testo è molto chiaro, direi categorico, e non mi sembra che lasci molto spazio…

  3. Lei ha ragione don Giovanni, quel che scrive è tutto giusto, tutto vero.
    Lo dico avendo condiviso vita di coppia (9 anni col primo compagno e altri 22 ancor oggi vissuti) ma vorrei sottolineare che, perdurando la posizione equivoca della Chiesa, la croce che si deve portare è soprattutto un tormentoso senso di colpa dal quale è impossibile liberarsi.
    Un giorno sì e l’altro pure arrivano messaggi di condanna o, peggio, di mielosa condiscendenza per i poveracci sballati, sbandati e malati.
    Che fare ? Come vivere in sintonia con codesto potere che nei secoli infinite volte ha perseguitato e condannato innocenti poi riabilitati dalla storia e rimpannucciati da tardive scuse ?
    Un solo esempio: oggi (vedasi il caso della povera Sakineh fra tutti) la Chiesa proclama a tutto spiano di essere contraria alla pena di morte. Ma quando mai !
    Le pene capitali, in varia guisa, sono sempre state pane e companatico di quel potere. Altri tempi, si dirà… ma come diceva il buon Totò “ci facciano il piacere” !
    Amo la Chiesa, ma che sforzo gente mia.

  4. Rispondo alla domanda di Damiano.
    La lettera «Homosexualitatis problema» del 1986 era indirizzata ai vescovi della chiesa cattolica e dava delle indicazioni sull’atteggiamento che gli stessi vescovi dovevano tenere nei confronti dei gruppi che, come il Guado, avevano fatta propria l’esigenza di lavorare perché la condanna delle relazioni omosessuali venisse ripensata da parte della Chiesa. A incoraggiare questo lavoro c’erano i risultati a cui erano giunti alcuni tra i più autorevoli moralisti (in Italia basti pensare a monsignor Enrico Chiavacci, a don Leandro Rossi e a Giannino Piana). Quello che si diceva, in sostanza, era che i vescovi non dovevano far proprie le istanze di questi gruppi nel portare avanti un’azione pastorale pastorale di accompagnamento delle persone omosessuali che veniva comunque incoraggiata («Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa» si legge al punto 15).
    In realtà il risultato di quella lettera è stata la fine di molte esperienze di pastorale con le persone omosessuali che erano iniziate soprattutto negli Stati Uniti e che venivano condannate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Sono invece state pochissime quelle forme di pastorale «in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa» che il documento del 1986 aveva incoraggiato.
    Chiaramente i vescovi, in quanto responsabili della comunione della Chiesa, sono tenuti ad obbedire a quanto il documento suggeriva. Lo stesso dicasi per i pochissimi religiosi e i sacerdoti che, su mandato dei loro vescovi, portano avanti una pastorale con le persone omosessuali.
    Ci saranno senz’altro anche dei laici che, su mandato del loro vescovo, si occupano di pastorale con le persone omosessuali e anche costoro sono chiamati a seguire le indicazioni della lettera «Homosexualitatis problema».
    Ma noi, che cerchiamo di vivere la nostra condizione di omosessuali alla luce del Vangelo, non abbiamo nessun incarico specifico se non quello che deriva dalla chiamata che il Signore ci ha fatto attraverso la sua chiesa. E proprio in questa chiamata è incluso il dovere (sottolineo la parola “dovere”) di rappresentare all’interno della Chiesa stessa le difficoltà che gli omosessuali credenti hanno nel seguire le indicazioni che vengono fatte proprie dalla lettera che tu hai letto. Difficoltà che emergono dal fallimento di tutte quelle attività pastorali «verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa» che vengono raccomandate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Ciascuno deve vivere fino in fondo la sua vocazione all’interno della Chiesa cattolica: i vescovi vivendo fino in fondo la comunità con il vescovo di Roma, le persone mandate dai vescovi seguendo fedelmente il mandato che hanno ricevuto, tutti i cristiani ponendo all’interno della chiesa, senza polemiche, ma anche con grande chiarezza, i problemi che incontrano nell’accogliere le indicazioni pastorali che vengono dal magistero.
    Ed è proprio per seguire questa vocazione specifica che i gruppi di omosessuali credenti sono chiamati a condividere all’interno della chiesa la bellezza dell’amore che lega alcuni di loro e le difficoltà che incontrano quanti invece si trovano in una situazione di solitudine.
    Se non siamo noi omosessuali ad aiutare la Chiesa a comprendere la nostra omosessualità chi può farlo al posto nostro?

  5. Questo si! che è un vero sacerdote: di quelli con la S maiuscola! ha detto delle cose bellissime, che lo stesso Papa non si sarebbe mai sognato di dire e non aggiungo altro!… non lo conosco don Giovanni ma, dal suo modo di parlare, dev’essere una persona davvero in gamba! Finalmente qualche rappresentante della Chiesa che parla in questo modo sull’omosessualità, perchè mi sono veramente scocciata ad ascoltare tutte le assurdità e cattiverie che hanno detto tantissimi religiosi e -appunto- incluso lo stesso Benedetto XVI, che può dire anche tante belle cose su altri temi, ma sull’omosessualità è meglio che si stia zitto!

  6. @Damiano: la CPPO come anche altri documenti non parla di amore omosessuale, ma solo di banali scopate (scusa il linguaggio ma è quello che pensavano gli autori – non faccio nomi – che scrissero questa lettera). Leggila pure, io l’ho trovata un concentrato di ignoranza allo stato puro mista a voyeurismo.

  7. Grazie a Gianni, e agli altri, delle risposte.
    Quel che più mi lascia il dubbio, però, di quella lettera, non è tanto la posizione a cui la lettera arriva, bensi l’assunto da cui parte, cioè quel che dice l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento di conseguenza, intimamente collegati da un nesso logico direi chiarissimo e pertanto riprese in maniera altrettanto chiara dal successivo magistero della Chiesa.
    Io non sono teologo, ma ho letto un po di cose, ho letto il Vangelo, ho letto molti passi della Bibbia aiutandomi anche con commenti di importanti esegeti, per cui nel mio piccolo riesco anche a seguire il filo logico del ragionamento che sta sotto a quella parte della lettera.
    E’ molto categorica e pare che non lasci molto scampo…
    Boh…

  8. Forse vi porto su un argomento trito e ritrito, quello dell’interpretazione esegetica della Bibbia e di quei brani.. scusatemi…

  9. Caro Damiano, quello della Bibbia non é un argomento “trito e ritrito”. Se non ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio che cristiani saremmo? Piuttosto se un rimprovero dovresti farti é quello di essere saltato di palo in frasca, dicendo in sostanza: «Grazie per le cose che avete scritto, ma il problema non è la lettera ai vescovi della Chiesa cattolica, ma la Bibbia».
    In ogni caso provo a rispondere anche a questa seconda domanda, nella speranza di non ricevere una risposta del tipo: «Grazie per quello che hai scritto, ma il problema é il fatto che l’omosessualità non é naturale…»,
    🙂
    Ma torniano alla Bibbia. Come ti ho detto non è un argomento “trito e ritrito”.
    Che ci siano dei brani che condannano gli atti omosessuali sia nel nuovo che nell’antico che nel nuovo testamento. In realtà ci sarebbero anche dei brani in cui l’amore tra due persone dello stesso sesso non viene condannato (pensa ad esempio al legame tra Gionata e David di cui racconta il Primo libro di Samuele), ma il nocciolo della questione non é questo, perché la Bibbia non va mai letta in maniera fondamentalista, prendendo alla lettera le condanne che esprime senza contestualizzarle e, soprattutto, senza fare «quell’esperienza di ascolto sotto la guida dello Spirito Santo che abita in noi» in cui consiste il modo specifico con cui un cristiano si rapporta al testo rivelato.
    Per farti capire cosa intendo parto dal brano che condanna con maggiore durezza gli atti omosessuali, ovvero da Levitico 20,13 che recita: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro».
    Partendo da questo brano un grande santo come Pier Damiani aveva scritto a un altro santo come Leone IX di prendere provvedimenti molto severi nei confronti dei sacerdoti omosessuali. Leone IX, però gli rispondeva: «noi agiremo più umanamente» e lascia gli ecclesiastici accusati da Pier Damiani al loro posto.
    Ma il brano era chiarissimo e la lettura che ne faceva san Pier Damiani era la più immediata!
    E come mai san Leone IX non lo interpreta come lui e fa scelte diverse da quelle che Pier Damiani aveva espressamente richiesto?
    Semplicemente perché Leone IX leggeva quel brano nel contesto più ampio in cui glielo faceva porre la sua esperienza di Fede che, essendo diversa da quella che aveva il suo contemporaneo Pier Damiani, lo portava a non seguire le esortazioni di quest’ultimo.
    E qui arriviamo al punto, caro Damiano! L’esperienza dell’ascolto della Parola di Dio che un cristiano fa quando legge la Bibbia parte sì dal testo della Sacra Scrittura, ma possa poi attraverso l’esperienza dell’ascolto di quello che Agostino chiama «il maestro interiore», ovvero lo Spirito Santo che abita in noi. E’ lui che ci suggerisce le intuizioni che ci vengono dall’esperienza della lettura di un testo biblico. E’ lui che trasforma questa stessa lettura in una vera e propria esperienza di ascolto della Parola di Dio.
    E, visto che lo Spirito sa meglio di noi quello che in un determinato momento abbiamo bisogno di ascoltare, misteriosamente la lettura dello stesso brano provoca in ciascuno di noi risonanze diverse.
    Capiso quindi il percorso che ti spinge a disapprovare certe cose alla luce dell’esperienza di ascolto che hai fatto di alcuni brani della Parola di Dio. Lo capisco ma non lo condivido, perché proprio lo scorso anno, facendo, con altre persone del Guado, un’esperienza di ascolto di quelli stessi brani che la lettera si vescovi cita come testi a cui riferirsi per condannare gli atti omosessuali, ho scoperto altre condanne e altre esortazion (un esempio dell’esperienza di ascolto ceh abbiamo fatto lo puoi trovare su questa pagina: http://www.gianni.geraci.name/GAYCRISTIANI/THEOLOGICA/091013_Maschio_e_femmina.htm).
    Probabilmente il Signore ci chiama a fare scelte diverse e, attraverso il suo Spirito che abita in noi, ci ha fatto fare esperienze di ascolto differenti dopo la lettura degli stessi brani.
    Constatare questo significa confessare ancora una volta la potenza della Grazia di Dio che ci chiama, ciascuno secondo il suo stato e ciascuno nel rispetto della sua natura, a cercare di seguire Gesù e a mettere in pratica seriamente il suo messaggio d’amore.
    Un abbraccio forte.

  10. Caro Damiano, se Gianni è competente, io parlo da ignorante della Bibbia. Ma vorrei invitarti a riflettere di cosa parla esattamente Levitico 20,13. Levitico fu scritto probabilmente nel VI-V secolo a.C. Che cosa si sapeva di omosessualità? Nulla. Probabilmente gli autori dell’epoca davano per scontata l’intrinseca eterosessualità di tutte le persone, condannando quindi comportamenti omosessuali di persone eterosessuali. In questo senso, si potrebbe ritenere ancora attuale l’illecito morale previsto da Levitico 20,13. Per quale ragione, infatti, una persona dall’orientamento sessuale esclusivamente eterosessuale dovrebbe intrattenere una relazione con una persona del proprio sesso? Forse è più evidente il caso opposto, che allarga paradossalmente gli orizzonti di Levitico 20,13: per quale ragione una persona dall’orientamento sessuale esclusivamente omosessuale dovrebbe intrattenere una relazione con una persona di sesso opposto? Forse è proprio su questo punto che una lettura più attenta di Levitico 20,13 dovrebbe far riflettere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

  11. Probabilmente quel che ho esposto o vi chiedo viene interpretato male o quasi come provocatorio nei vostri confronti, ma vi garantisco che non è così. Sto scavando dentro di me, sto cercando risposte e quindi ho anche desiderio di sentire altri, come voi.
    Non mi sembra di essere passato di palo in frasca e non intendevo assolutamente dire che “il problema non è la lettera ai vescovi della Chiesa cattolica, ma la Bibbia”, caro Gianni; anzi, proprio il contrario (probabilmente mi sono espresso male)! Mi chiedevo infatti come un gruppo di gay cattolici e come un gay cattolico si poteva porre di fronte ad un interpretazione di alcuni passi della Bibbia apparentemente tanto diretta come quella contenuta in quella lettera. E infatti quello che mi hai scritto dopo è una risposta buona, su cui rifletterò, a quella che era la mia domanda e di ciò ti ringrazio.
    Per questo motivo non arriverei mai a dire che “…il problema é il fatto che l’omosessualità non é naturale…” perché se no non sarei qui a far questioni.

    Il paradosso che proponi, Fabio, è piuttosto interessante, sicuramente. Non so, però, se la cultura del tempo desse per scontata l’eterossessualità dell’uomo. Riflettevo su questo qualche settimana fa leggendo il numero di agosto di Focus nel quale si parlava di questi temi. In realtà Levitico, come tanti libri dell’Antico testamento, è stato scritto in un periodo storico nel quale l’omosessualità ed il comportamento omosessuale non creava alcuno scandalo nelle varie culture del tempo, (principalmente quelle greca e successivamente quella romana, ma anche in altre culture) ed è stato scritto da un gruppo etnico-religioso, tutto sommato minoritario e dai numeri quasi insignificanti in quel tempo, come il gruppo ebraico (senza alcun offesa!). Però il tuo paradosso fa riflettere!
    Ciao e buona domenica.

  12. Per capire meglio il quadro dell’omosessualità nel mondo antico (per lo meno in quello greco-romano) e nel mondo premoderno ti rimando ai libri di Eva Cantarella e John Boswell. Noterai che c’è una abissale differenza di contesto con il mondo contemporaneo. Il punto è che troppo spesso ci dimentichiamo che il “noi” è un fatto moderno. La socializzazione fra omosessuali su larga scala non poteva avvenire nell’antichità e nel mondo premoderno. La minoranza omosessuale ha dovuto attendere le rivoluzioni del XIX e XX secolo perchè si abbattessero le distanze, si avvicinassero le persone, potessero circolare informazioni e conoscenze a ritmi sempre crescenti. C’è quindi una differenza considerevole fra minoranza omosessuale e, ad esempio, le minoranze etniche e religiose. La presa di coscienza collettiva di cosa sia l’omosessualità passa necessariamente attraverso processi di socializzazione e di inculturazione che sono avvenuti in epoche piuttosto recenti, e che andando in parallelo all’elaborazione di un paradigma scientifico dell’orientamento sessuale, conducono oggi al riconoscimento di diritti per coppie dello stesso sesso di adulti che, in piena libertà, si amano nè più nè meno delle coppie eterosessuali, e intendono portare avanti un progetto di vita comune. Era forse questo il contesto dell’antichità? Erano forse queste le questioni che si ponevano gli autori biblici?

  13. Fabio, non sono ne sociologo, ne psicologo, ne teologo ne esegeta … sono un povero geologo 38 enne, cattolico praticante, che in questo momento è in grossa crisi e sta cercando risposte…. e cerca di vivere coerentemente la propria fede e la fiducia che ha sempre avuto nella Chiesa, con la propria situazione personale… Quindi non ho una preparazione sufficientemente alta, per lo meno in questi campi ed in questi temi, per risponderti…..

  14. Mio caro Damiano, scusami se ti ho preso un po’ in giro all’inizio dell’ultimo messaggio che ho scritto.
    In realtà so benissimo come ci si sente quando si vive una situazione simile alla tua. Anch’io non sono un teologo, non sono uno psicologo, non sono un esegeta… ma mi sono laureato tanti anni fa in Statistica. Ricordo che quando avevo più o meno trent’anni mi sono messo a leggere decine di libri sull’argomento “Fede e omosessualità” per trovare delle risposte alle stesse domande che adesso ti stai facendo tu.
    Naturalmente quello che capitava é che, anche se alcuni di questi libri li ho trovati davvero molto convincenti, alla fine il dubbio che facessero dei discorsi parziali, che si discostavano dalla retta dottrina, mi veniva sempre.
    E, se ci pensi bene, è quello che sta capitando a te: le cose che ti stanno scrivendo sono anche valide, ma il dubbio tu ce l’hai sempre.
    La cosa che devi imparare é questa: non devi avere paura di questo tuo dubitare, ma devi offrirlo al Signore chiedendogli di aiutarti a vivere bene la tua vita, ovvero a viverla così come lui vuole che tu la viva.
    Cerca di non dimenticarti mai di lui, nemmeno quando ti sembra che la voce della sua chiesa ti dica che tu non hai niente a che fare con lui. Rimani stretto a lui, perché lui ti ama sempre e comunque e che il suo amore per te non dipende né da te né da coloro che nella chiesa parlano di lui, ma che il suo amore per te dipende solo da Lui e che quindi é molto più solido e sicuro di qualunque altra cosa.
    Cerca di non disperarti mai quando avrai la sensazione di non facela più ad andare avanti: ricordati che il Signore continua a guardarti e a partecipare alla tua sofferenza, così come ha già fatto una volta morendo in croce anche per te.
    Continua poi a fare domande e non ti sentire mai inopportuno quando le fai: sappi però che nessuna delle risposte che sentirai da noi ti soddisferà fino in fondo. La risposta veramente decisiva ti arriverà il giorno in cui avrai trovato la tua strada e nascerà dal tuo cuore, non dalle parole di chi ti risponde.
    Continua pure a informarti e non ti preoccupare di essere un geologo: io a quarant’anni ho iniziato a studiare in una Facoltà teologica per restare cattolico (avevo paura di allontanarmi progressivamente dalla Chiesa9, tu a quarant’anni non ci sei ancora arrivato e hai tutto il tempo per capire cosa puoi fare per trovare la tua strada.
    In merito al problema di quello che dicono le scritture sull’omosessualità ti consiglio tre letture.
    La prima é un testo scritto da uno dei massimi biblisti italiani per il numero monografico di una rivista di divulgazione teologica che, una decina di anni fa, aveva dedicato un numero all’argomento «Persone omosessuali». Si trova anche in rete ed é una bellisima lezione sul come un cattolico deve leggere la bibbia per trarne degli insegnamenti morali. Ecco il link alla pagina in cui è stato trascritto:
    http://www.gianni.geraci.name/GAYCRISTIANI/THEOLOGICA/000201_Padre_Romeo_Cavedo.htm
    La seconda é un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline (quindi da un editore cattolico). Ti copio il link alla scheda che ne ha curato una libreria che lo vende online:
    http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788821559921/lomosessualita-nella-bibbia.html
    La terza é un libro pubblicato dalla Editrice Claudiana (quindi da un editore protestante) e anche in questo caso ti copio il link alla scheda di un’altra libreria che lo vende online:
    http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=88-7016-421
    Buon lavoro e non ti stancare mai di fare domande.

  15. Scusami Damiano, ma ho riletto i messaggi che ti ho scritto e non ho trovato citazioni di parole di Gesù. Mi puoi copiare il brano di cui mi chiedi la citazione esatta?
    Spero comunque che tu sia riuscito a trovare un po’ di serenità.
    Ricordati sempre che Dio ti ama e che il suo amore non dipende da te, ma da Lui.
    Questo ti dovrebbe tranquillizzare.

  16. La domanda non era per te ma per la signora Lourdes che aveva postato un messaggio qui, che adesso è sparito…. eheheh boh…

  17. Ho letto con interesse la storia di questo ragazzo. Sono cattolica praticante e dopo un percorso scout di sette anni ho deciso di mollare la presa xké mi sentivo a disagio in quanto ho letto su un forum agesci (alla quale i ero iscritta x confrontarmi) alcuni capi hanno scritto ke non posso essere d’esempio x i più piccoli. Ne sono rimasta amareggiata ma nonostante tutto l’anno scorso ho deciso di fare la cresima anke se al parroco non dissi nulla della mia omosessualità. Ora mi chiedo cosa sbaglio? È giusto ke prendo l’eucarestia?

  18. La disciplina dei sacramenti non nega alcun sacramento agli omosessuali, escluso il matrimonio che almeno ufficialmente è riservato alle coppie eterosessuali. Esiste poi una serie di considerazioni abbastanza complesse relative al rapporto tra coscienza individuale e dottrina ufficiale in materia di accesso ai sacramenti per le coppie omosessuali di fedeli cattolici e per le loro famiglie. Ho recentemente sentito di un caso di famiglia omogenitoriale cattolica che chiedeva pareri relativi alla possibilità di battezzare il bambino. La cosa pare comunque fuori di dubbio.

  19. Leggendo questa bellissima lettera mi viene molto spontaneo fare una considerazione: fossero tutti come don Giovanni!! Ha detto delle cose bellissime! e soprattutto quando dice che il documento più importante della Chiesa rimane il vangelo!

  20. concordo con te giovanna… peccato che il vangelo alle gerarchie spesso faccia problema …

    un saluto
    Marco

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