Il mio giubileo: attraverso la porta santa della mia sessualità. Ora sono un prete felice

Testimonianza di don Antonio

È la notte di Natale del 2000, e l’anno giubilare è al suo termine. Sto celebrando la messa con tutta la comunità di cui sono viceparroco. Sono sull’altare accanto al parroco, e ho il compito di badare che i chierichetti combinino meno danni possibili (succede spesso nelle celebrazioni solenni come queste).
Mi capita spesso di esser così preoccupato dalle cose da fare durante la liturgia, che le messe più importanti mi sfuggono via senza che riesca a partecipare ad esse con l’attenzione dello spirito.

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27 pensieri su “Il mio giubileo: attraverso la porta santa della mia sessualità. Ora sono un prete felice

  1. Caro don Antonio grazie mille per la tua serena e forte testimonianza. Sono sicuro che ciò stiamo seminando, a suo tempo, germoglierà e darà frutto per tutti, non solo per i gay e le lesbiche.

  2. Grazie per la testimonianza sincera che ci hai donato, don Antonio. Quanta gioia nel leggere le tue parole e il racconto di una guarigione e di una ritrovata armonia con te stesso.
    Vale, gruppo la Fonte

  3. Caro don Antonio,
    grazie per la testimonianza così equilibrata, priva d’ogni rancore e, sopratutto, così rispettosa del suo essere sacerdote.
    Lei ha vissuto in modo ancor più dilaniante di tutti noi il dramma della solitudine e lo sdegno per la pochezza di chi avrebbe dovuto capire il privilegio di accogliere la sua confidenza.
    Per parte mia, pur pecorella senza gradi, constato che gli omofobi hanno ben poca fantasia vessando e irridendo, con la stessa monotona e caparbia ottusità, chiunque tenti di vivere con sincerità sentimenti e affetti secondo la propria natura. Non intendo raccontare quanta angoscia, quante mortificanti umiliazioni hanno inciso sulla mia vita. Ancor oggi, pur avendo cercato di vivere con onestà e lealtà relazioni costanti ( una di 9 anni e un’altra che sta per compiere i 22 anni ) resto un paria per lor signori i bramini ( parenti e affini ) d’una convinzione cretina. Non in senso religioso, ovviamente: questi non sanno neppure cosa sia una religione. Hanno eretto ( nomen omen ) nel loro personale accampamento il “vitello” d’oro, discriminante volgare e crudele.
    Grazie, don Antonio, anche per avermi ridato la speranza che ci siano preti che si rifiutano di trasformare il confessionale in un commissariato dell’anima, con tanto di indagini inquisitorie e mortificanti. Riconciliazione, non processo. Amore, non condanna. Questo tanti fra noi si aspettano dalla Chiesa cui non smettono di voler bene. Un abbraccio, Alessandro

  4. Salve, ho letto la lettera di Don Antonio, la trovo interessante soprattutto perchè scritta da un prete. Mi ha rasserenato e confortato. Anch’io sono gay e credente, ho bisogno di raccontare la mia storia e discutere di certi temi con un sacerdote pronto a comprendermi e, perchè no, magari omosessuale.
    Vi chiedo quindi se è possibile instaurare un contattto con Don Antonio.
    Grazie,
    Luca.

  5. Spero che una voce di dissenso non la percepiate come una condanna o un insulto.

    Ma mi chiedo: perché a questo punto rimani in una istituzione come la chiesa, don Antonio?
    Ok, io non cedo e penso che credere sia una forma di compensazione psicologica (spesso nociva).
    Ma al di là di questo, come si fa ad essere rappresentanti di una istituzione che palesemente avversa l’omosessualità? Perché ok, se vuoi essere cristiano, puoi farlo anche senza essere sacerdote. Vuoi fare del bene, idem. Ma questa è una scelta “ufficiale” e “pubblica”.

    Mi fa venire in mente la frase di Samuele Bersani (lo scrutatore non votante) “seduto in chiesa la domenica / si mette apposta un po’ in disparte / per dissentire dalla predica”…

  6. ciao Roccia
    dissentire è un bene e la dialettica è la linfa del pensiero….
    Quello che mi scrivi non è assolutamente un insulto 🙂
    Quello che mi suggerivi (… perchè rimanere in una istituzione come la chiesa?….) me lo sono chiesto anche io un sacco di volte. La mia risposta poggia proprio sulla fede e non certo su una adesione puramente “istituzionale” .
    Se non avessi fede non rimarrei manco un secondo. Rimango nella Chiesa come credente e come prete, perchè credo che la Chiesa è davvero la comunità dei credenti in Cristo e che da Lui viene.
    E’ ovvio che la realtà non è mai secondo il progetto iniziale, e quindi la Chiesa reale sarà sempre un po’ più indietro rispetto l’ideale…
    Io cerco di rimanere dentro per fare la mia parte e non scelgo di uscire proprio perchè sento che sbaglierei. Sento che sarebbe un facile “tirarmene fuori”… mentre in realtà sento che il mio cammino di consapevolezza e pacificazione come gay, è una vocazione nella vocazione…

  7. Grazie della risposta, Antonio. Non so quanto l’essere “dentro” sia veramente un modo utile per modificare la realtà… Preti gay ne esistono a migliaia e da sempre. Ma pare non abbiamo cambiato nulla.

  8. Ciao Roccia,
    mi interessa quello che pensi anche se io faccio delle considerazioni diverse.
    1)Tanti preti vivono in modo conflittuale, senso di colpa e svalutante la scoperta di essere persone omosessuali. Antonio no. Credo che quelli siano acerrimi nemici degli omosessuali nella proporzione nella quale si sentono minacciati (paura di essere scoperti, identificati), e nella proporzione nella quale la vita serena, di appagamento, ed equilibrio, di tanti gay provoca invidia, frustrazione e li inquieta col dubbio di essere nella verità.
    2) Antonio parla di vocazione nella vocazione, quindi presumo si senta intimamente riconciliato nelle sue componenti umana, sessuale,di fede. Credo che Antonio sia una persona che vive su di un “confine”che immagino difficile, quindi animato di volontà costruttiva dal punto di vista sociale ed ecclesiale. Non credo sia facile restare in dialogo ed aperto verso “qualcosa” che l’istituzione nella quale è inserito contesta, e per contro in dialogo ed aperto anche verso di questa; ma ama la Chiesa ed invece di sentirsi emarginato e stigmatizzato lavora anche qui per la riconciliazione, per l’unità…cercando di stare nella posizione scomoda ma matura e produttiva di chi non sceglie drasticamente un atteggiamento estremo, ma tesse con pazienza e coraggio relazioni che aiutino la consapevolezza di parti che semplicisticamente, e tante volte purtroppo realisticamente, si vedono contrapposte (la Chiesa ed il mondo omosessuale). Tanti preti scelgono la “frattura” di predicare contro i gay, e poi di nascosto cercarli nei locali, chat, ecc…questi sono frammentati, spezzati dentro e con un’infelicità e frustrazione che cresce dentro sempre di più. Antonio è nella posizione opposta.
    Bene Roccia spero di essermi spiegato, un saluto a te e a don Antonio al quale auguro che continui ad alimentare il suo cammino (che chiamerei profetico) di fede e consapevolezza.

  9. La chiesa siamo noi,non le mura di una cattedrale,siamo noi credenti,fedeli,ed anche farisei e peccatori,discriminati e discriminanti,ma piùdi tutto la Chiesa è Cristo e se in Lui troviamo la nostra ragione di vita,tutto il resto non conta.Potremo essere perseguitati e discriminati,dentro e fuori dalla chiesa,ma in Lui troveremo la nostra salvezza.Grande don antonio,pregherò per te,tu prega per me…questa è chiesa.

  10. @Maurizio: quello che scrivi è giusto, infatti non critico il valore di Antonio (che peraltro non conosco personalmente, quindi non avrei gli elementi per farlo).
    Penso solo che stia buttando energie in qualcosa che non vale la pena. Se vuoi incrociare un gatto con una zanzara, puoi dedicarci tutta la vita e hai la mia stima per l’impegno e la costanza e il sacrificio. Ma… a che serve? Fuori di metafora: la struttura stessa del cattolicesimo porta alal divisiione, alla contrapposizione e ai giochi di potere. Lo dice la storia. non solo quella con la S maiuscola ma anche quella quotidiana. La favola della chiesa cattolica impegnata a costruire pace e amore è, appunto, una favola. Magari è consolante pensare che sia così e molti pensano che sia così. Come non critico i bambini che credono in Babbo Natale, neanche qui critico i poveretti che credono ancora a questa favola. però è roba da bambini. Non so, penso di non essermi spiegato e di aver fatto affermazioni molto “drastiche” ma in poche righe (e con poco tempo per rispondere) non posso fare di meglio… Sul mio blog ogni tanto ne ho parlato, magari ci tornerò con più calma prima o poi.
    Graie dell’augurio e del commento, Maurizio.

    @Lella: ok, la chiesa è chiunque porti una camicia fuxia e abbia una condela verda in mano ogni primo lunedì del mese. Voglio dire: ognuno può identificare la chiesa in quelloc he vuole. Ma la chiesa ha delle regole, una gerarchia e una storia. e queste regole, questa gerarchia e questa storia ci dicono che questo “resto” conta eccome. E racconta una chiesa diversa da come la vivi tu.

    Poi puoi anche interpretare il vangelo secondo il tuo gusto, io dico che fai bene, ma non è questo che ti dice la chiesa cattolica (sia chiaro, non faccio propaganda ai mormoni o ad altre confessioni cristiane, non sono credente, vedo solo la questione da un punto di vista esterno). E non sono io che ho detto che extra ecclesia nulla salus. Il discorso è complesso, lo so, ma quello che voglio dire è che ognuno può definire la chiesa, il cristianesimo, la bibbia, la religione come gli pare. Ma non parla più di cattolicesimo. Parla di una cosa diversa. Migliore, forse, ma “altra”.

    C’è il protestantesimo, c’è la chiesa valdese, ci sono le chiese ortodosse… insomma, non è che la chiesa cattolica ha il monopolio e l’esclusiva del vangelo e del marchio “chiesa d.o.c.”.

  11. Caro Roccia,
    io stimo non solo il valore di Antonio, ma pure il suo lavoro…la sua illusione…Penso che Cristo storicamente si trovava di fronte a problematiche affini: una religione prostituita al potere, collusa con gli imperialisti occupanti, ecc… Vedi dove c’è religione c’è potere, violenza (sacrum-facere…apologie del sacrificio ), manipolazioni e ogni abiezione. Ma pure ricerca, onestà, autenticità, carità, compassione, condivisione, lotta e impegno per gli ultimi, lotta e costruzione della giustizia, della pace, della verità, della bellezza, sapienza…e provocazione per l’uomo a sondare col suo sguardo il Mistero. E forse sviluppo di un’umanità migliore.
    Bisogna saper scegliere ed avere il coraggio di scelte impegnative, a volte dolorose, forti. Io vorrei scegliere gli ultimi, sono “partigiano”: e per dirla con Enzo Biagi “Ci sono dei momenti in cui si ha il dovere di non piacere a tutti, e noi non siamo piaciuti”.
    E per fare questa scelta seguo un’ascesi: non giudicare, condannare, odiare NESSUNO. E’ chiaro bisogna analizzare e discriminare, esprimere anche dinieghi, condanne, ma mai col cuore, mai con la rabbia…dalla rabbia bisogna assolutamente passare (non mi fido di chi non l’ha attraversata), ma occorre non fermarsi. E , almeno per me, cercare sempre il vero, il bene, il bello, in ogni cuore umano e anche nelle religioni.

  12. @Maurizio: Non c’è nulla di positivo nella chiesa cattolica, possiamo cercare di analizzarla in ogni modo e metterla sotto mille luci diverse ma il risultato sarà sempre lo stesso, si tratta infatti di un fardello medioevale che la società si porta stancamente dietro, vecchia e sclerotizzata, lontana dai bisogni reali della gente, nemica dei diritti civili, vera paladina della decadenza morale di questo paese.

  13. Concordo in parte… la Chiesa ha grandi problemi di adattamento alla rapidità dei cambiamenti del mondo contemporaneo, ma ci sono lati negativi e lati positivi. Quando la Chiesa gioca una partita pulita diventa un interlocutore utile per affrontare le sfide della postmodernità. E’ proprio dal confronto fra diverse dottrine della dignità umana che ci interroghiamo utilmente sulle possibilità e sui limiti della libertà in materia bioetica. La scienza non basta a se stessa. Ha bisogno di principi-guida. Purtroppo, però, tanti figli della Chiesa giocano sporco, cercando di imporre e non di proporre, cercando di arraffare cariche pubbliche per fare interessi di parte, senza tenere conto di quel vero bene comune di cui loro si riempiono soltanto la bocca. Non c’è davvero nulla di positivo nell’avere uno Stato suddito della Chiesa. Ma lamentarsi serve a poco. La transizione verso il postberlusconismo sarà un momento delicato per gli equilibri Stato-Chiesa. Non sappiamo come andrà a finire.

  14. Cari amici e amiche cattolic*

    sento spesso parlare di un cambiamento dall’interno della vostra chiesa, che preciso è solo una delle tante. Ma da un pò mi domando in che consista questo reale contributo ad un cambiamento dei cuori e delle menti. Per esempio, quanti di voi sono dichiarati nella vostra chiesa e vivono apertamente le loro relazioni? Quanti continuano a dare l’otto per mille alla chiesa cattolica? Quanti al sentire le parole omofobe del cardinale o vescovo di turno prendono penna e carta per protestare? Quanti partecipano alle veglie per le vittime dell’omofobia? Quanti fondano gruppi o reti di sostegno e preghiera per gli LGBTQ delle loro città?

    Il reale cambiamento non comincia da piccoli gesti come quelli di Don Antonio, senza bisogno di indossare la tonaca arcobaleno o di annunciare sui tetti il proprio orientamento?

    Un abbraccio fortissimo

    Rosa

  15. Dire che: «Non c’è nulla di positivo nella Chiesa Cattolica» significa non tener conto delle tante cose buone che questa chiesa, nel mondo fa. La tua, caro Fran, è un’affermazione superficiale che equivale a quella di tanti cattolici integralisti che dicono che: «Non c’è nulla di positivo nel mondo contemporaneo».
    In quanto cattolico non mi sento per nulla peggiore di tante altre persone che cattoliche non sono con buona . Chi dice fa affermazioni che partono dall’idea di una «strutturale malvagità» del cattolicesimo compie lo stesso errore di chi, dentro e fuori dalla Chiesa Cattolica, parla di una «strutturale malvagità» dell’omosessualità.
    Il fondamentalismo è una brutta bestia che qualche volta scappa fuori dai confini delle chiese.
    🙂

  16. Ma il cattolicesimo è strutturalmente malvagio, il fatto che ci siano delle persone al suo interno che si comportano bene nonostante tutto (e che in genere vengono demonizzate) non toglie la componente malvagia che permea il cattolicesimo da quando è nato.
    Non puoi definirmi un estremista solo perché giudico il cattolicesimo e la maggior parte dei movimenti ad esso affini per quello che sono 🙂

  17. «Il cattolicesimo è strutturalmente malvagio» scrive il nostro Fran (che sostiene anche, a torto, di essere stato bollato come “estremista” da me).
    «L’omosessualità è intrinsecamente malvagia» ha scritto Ratzinger qualche anno fa (che lascia dire ai suoi sostenitori di essere vittima di una vera e propria campagna).
    Non so a voi, ma a me queste espressioni suonano così simili tra di loro….

  18. Penso che ci sia una confusione alla base. La scienza non basta, certo. Ma la morale non è sinonimo di religione. È questo l’errore fondamentale delle società religiose. La cultura greca e latina, se ci hanno insegnato qualcosa, è proprio che si può essere giusti, buoni, solidali etc. anche senza invocare una divinità a supporto dei valori.
    È chiaro, è più difficile prendersi la responsabilità delle proprie scelte sia individualmente che socialmente. Più semplice delegare la propria morale ad un ente. Religioso o politico fa lo stesso.

    Un’altra confusione che si fa è tra religiosità e religione come struttura. Se si usano i termini spiritualità e religione forse è più chiaro. Si può essere spirituali senza essere parte di una chiesa. Anche qui: le religioni (meno che mai quella cattolica) non hanno il copyright della spiritualità né l’esclusiva.

    Come ripeto spesso nel mio blog, il problema della religione cattolica è che ci sono tante brave persone che operano in buona fede. come c’erano tante brave persone che credevano nel comunismo sotto Stalin e sotto Castro. Anche Hitler e Himmler amavano i propri figli e amavano gli animali. Ciò non significa che il nazismo e i campi di concentramento fossero etici e giusti. I “martiri” kamikaze giapponesi e dell’estremismo islamico avevano un ideale, morivano per questo ideale. Del buono, insomma, c’è ovunque ci sia l’uomo.

    Siamo sicuri che questo basta a santificare tutta la struttura? Insomma, una rondine fa primavera?

  19. Caro Geraci, anch’io sono allibito nel leggere i violenti attacchi alla Chiesa.
    L’arroganza di certi giudizi sembra attribuire a chi crede e continua, pur con le sue manchevolezze, ad amare la Chiesa il patentino di credulone e stolto.
    Per parte mia, con spirito autenticamente liberale, difenderò sempre la possibilità per tali interlocutori di esprimere le proprie idee ma li invito ad essere, quanto meno, altrettanto rispettosi.
    Ora, credo sia opportuno un post di Don Antonio..

  20. Sono contento che il racconto della mia esperienza susciti un dibattito e un confronto. Confrontarsi sulla vita e le idee è sempre sano.
    La Chiesa si impoverisce quando si impoveriscono i dialoghi e gli incontri. Penso che una delle cose belle della Chiesa sia proprio questa pluralità di idee e modi di pensare che la rendono viva.
    L’importante, a mio parere, è che non manchi mai la carità come criterio base del confronto, e ciò significa non avere mai giudizi definitivi sulle persone e avere la continua disponibilità a far crescere ed evolvere il pensiero.
    Dico questo perché proprio sul tema dell’omosessualità ho trovato nella Chiesa, nel corso del mio cammino, tante posizioni diverse e modi diversi di affrontare questa realtà. La “pluralità” non mi ha scandalizzato, ma, al contrario, mi ha aiutato e mi ha “costretto” a crescere e diventare ancor più adulto nella fede.
    Molti pensano che la Chiesa sia un Monolito unico, con un unico pensiero… ma non è così. La Chiesa e le Chiese di altre confessioni, hanno una pluralità di modi di affrontare la realtà umana. L’unica cosa che rimane unica e basilare è il Vangelo di Gesù…

  21. «Possiamo concludere, allora, che il genere umano è chiamato a vivere, sulla terra, ciò che le tre persone divine vivono nel Cielo: la convivialità delle differenze!» (don Tonino Bello)

  22. questo sito, complessivamente, non mi piace affatto.
    ma questa testimonianza è davvero bellissima: va davvero all’essenza delle cose ed è un grande esempio di virtù.

  23. Gianni Geraci: hai riportato un virgolettato di Ratzinger che a me non risulta. Puoi citare la fonte, per favore?

  24. Caro Fabrizio, hai ragione: sono stato molto impreciso nella citazione.
    Tutti i documenti attribuibili al cardinal Ratzinger che definiscono gli atti omosessuali «intrinsecamente disordinati» citano, più o meno direttamente, il documento Persona Humana che però è stato pubblicato nel 1975, quando il prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede era il cardinal Seper.
    Se fossi stato preciso avrei dovuto scrivere: «”Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati” ha scritto il cardinal Seper qualche anno fa».
    In realtà nella revisione del Catechismo della Chiesa cattolica del 1997 viene introdotta una modifica in cui sostiene che l’omosessualità è «oggettivamente disordinata» estendendo i discorsi già fatti sull’intrinseca malvagità degli atti.
    Attribuire un’espressione contenuta nel Catechismo della Chiesa cattolica a Ratzinger, in senso stretto, non è corretto.
    Hai fatto quindi molto bene a chiedermi la fonte esatta della frase che ho citato tra virgolette.

  25. Ciao, ho letto la tua lettera caro Antonio, la trovo interessante soprattutto perchè scritta da un prete. Mi ha rasserenato e confortato,ma sono alla ricerca di una realtà come questa!!!. Io sono padre separato di un bambino di 8 anni,sono diviso da mia moglie da circa 2 anni e sono credente, ho bisogno di confrontarmi, di raccontare la mia storia e discutere di certi temi che mi circondano e li sento sempre piu pesanti. Sto decidendo con una laica consacrata di farmi seguire da uno psicoterapeuta.
    Ti chiedo quindi se è possibile instaurare un contattto con voi o con te Don Antonio.
    Grazie,

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