Una prospettiva nuova. Il cardinale Bagnasco e il voto dei cattolici

 

infoRiflessioni di Gianni Geraci, portavoce Gruppo del Guado, del 24 marzo 2010
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Un cattolico che, come me, ha sempre sofferto per l’ipocrisia con cui talvolta si muovono i vertici della sua chiesa, non può non guardare con simpatia alle parole con cui il cardinale Angelo Bagnasco, ha deciso di intervenire durante questa campagna elettorale.
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha scelto infatti di affrontare con chiarezza un argomento su cui potrebbe essere sonoramente smentito di qui a meno di una settimana.

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9 pensieri su “Una prospettiva nuova. Il cardinale Bagnasco e il voto dei cattolici

  1. Non ci siamo proprio ! L’articolo di Gianni Geraci si legge bene ed è abile ma stravolge la realtà laddove ascrive, con espressioni un po’ melliflue e apparentemente innocue,al Card. Bagnasco la scelta della “scorciatoia” dell’imposizione dall’alto contrapponendola a quella di “chi crede che questi valori vadano testimoniati”. L’appello del Card. Bagnasco invita i cattolici a testimoniare, appunto,anche col voto i valori in cui credono.
    La Chiesa e i cattolici per essere politicamente corretti dovrebbero anche zittirsi ? Credo bene che il silenzio sarebbe accolto dal plauso di chi, invece, in parlamento o nelle piazze non fa che proclamare da sempre c.d. valori del tutto opposti.

  2. Caro Alessandro, prendo atto del tuo dissenso, ma continuo a ritenere un grosso problema per il nostro paese il fatto che i vescovi intervengano direttamente nel dibattito politico senza lasciare ai laici cattolici il compito di fare le mediazioni che, in coscienza, ritengono più opportune. Da persona che ha imparato a far politica nella Democrazia Cristiana e che, sempre nella DC, ha avuto modo di conoscere grandi testimoni di quella forma alta di carità che può essere la politica (mi riferisco a Lazzati che è stato un po’ il mio primo maestro, mi riferisco a Baschelet che avevo conosciuto nell’Azione Cattolica, ma mi riferisco anche a Beniamino Andreatta la cui famiglia ha dato una testimonianza di grande coerenza su temi eticamente sensibili senza pretendere di vederli imporre da una qualche legge), ritengo davvero un grosso problema il corto circuito che si è venuto a creare negli ultimi quindici anni.
    Non c’è più nessuna fiducia nell’autonomia dei laici cristiani impegnati in politica e i vertici della CEI si sostituiscono a quelli che invece dovrebbero essere i veri protagonisti della costruzione di una convivenza rispettosa della persona e della sua dimensione trascendente.
    Quello che si può addirittura dire è che, ai cattolici che vivono una intensa vita di fede e che, alla luce di questa vita di fede, cercano, in coscienza, di fare delle scelte politiche coerenti, la Segreteria di Stato preferisce i tanti personaggi che, proprio perché indifferenti al fatto religioso, prendono per buono tutto quello che viene dai vertici ecclesiali, quasi fossero questi vertici (e non i laici credenti impegnati in politica) i veri responsabili delle mediazioni che, necessariamente, vanno fatte.
    Ma tutto questo contraddice quella laicità dello Stato che è patrimonio anche dei cattolici (ho citato Benedetto XVI proprio per far capire quanto questo valore sia importante nella dottrina cattolica contemporanea).
    Quante volte occorre ricordare che, un secolo e mezzo fa, se i credenti avessero ascoltato tutti le indicazioni che, ancora più autorevolmente di quelle che ci vengono oggi da Bagnasco, arrivavano dai vertici della Chiesa, avremmo ancora quello Stato Pontificio la cui fine Paolo VI ha definito (con il senno di poi), una «benedizione»?
    Compito dei laici cattolici è quello di fare le loro scelte in autonomia, difendendo il primato della coscienza e il bene comune della società in cui operano e resistendo, come ha fatto più volte un politico santo come De Gasperi, alle pressioni che vengono dai vertici ecclesiali che si dovrebbero muovere secondo logiche che non hanno niente a che fare con le logiche dell’agire politico.
    Per questo io credo che davvero la possibilità che oggi sussiste di veder respinte le pressioni del cardinal Bagnasco sia un’occasione storica paragonabile a quella che si è presentata agli italiani nel 1974 quando votarono a favore del divorzio. Allora si dimostrò che in Italia le leggi si potevano fare anche se i vertici della Chiesa non erano d’accordo. Adesso si deve dimostrare che nessuno, nemmeno i vertici della chiesa, ha diritto di veto sulle candidature. Ma questa stessa battaglia fu combattuta dallo stesso De Gasperi quando subì pressioni molto forti per la presenza, nel suo governo, di un ministro degli Esteri come Sforza (persona peraltro degnissima, ma pubblico peccatore secondo i canoni dell’epoca). De Gasperi pagò la sua difesa dell’autonomia della politica dalle ingerenze religiose con l’isolamento da parte della Santa Sede, ma questo suo martirio adesso è una delle prove che abbiamo della sua grande santità.

    Gianni Geraci

  3. Caro Alessandro, magari fosse come dici tu! I cattolici, e non solo i cattolici omosessuali, sanno ben distinguere tra valori e valori. Tra i valori del Vangelo e i valori di una certa gerarchia (non tutta fortunatamente) cieca, muta e sorda verso i diritti di uguaglianza delle coppie omosessuali, e sempre più orientata a difendere interessi economici e ad autocelebrare il proprio fallimentare operato su tanti temi come la difesa della famiglia (difesa a parole ma non nei fatti), la diffusione delle MTS nell’Africa subsahariana, la rincorsa ai privilegi (vedi otto per mille inespresso), per non parlare dell’obbligo di celibato dei preti che alimenta soltanto l’ipocrisia di avere amanti purchè non si sappia o il ruolo della donna nella Chiesa squalificato a pulitrici di sacrestie.

    Apri gli occhi: di quali valori parli? Chi sono i cattolici? Quanto scollamento esiste ormai tra gerarchie e fedeli?

  4. Al di là del cardnale Bagnasco, credo che di certe posizioni si debba veramente prendere atto da un punto di vista Evangelico.
    L’aborto in primis è un omicidio, senza gudicare chi decide di farlo, l’atto di per Sè non porta giustificazioni o giustificanti e credo che la libertà di coscienza debba passare attraverso la maturazione del cuore. Sono stato volontario al CAV e ho visto salvare dalla morte decine di bambini con le loro madri, un’esperienza meravigliosa ed arricchente. Ho vissuto un senso di maternità (perdonatem la parola) come mai prma in vita mia. E mi ha fatto pensare.
    Sono insegnante e come tale mi accorgo che spesso dietro ad alunni disadattati vi sono genitori immaturi e incasinati. Il matrimonio è un sacramento forte e impegnativo-non dico che la legge sul divorzio non abbia ragion d’essere, per carità- però è bene sottolineare quanto sia importante il benessere e l’armonia dell famiglia, non come sctaola ipocrita, ma come vaso prezioso. Come cattolico mi pongo interrogativi profondi. Credere in DIo non è farsi Dio di se stessi e porre il proprio io al centro, il nostro Dio è sempre un Dio vivo, il Dio della vita. “Sono venuto perchè voi abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza”.
    Un abbraccio
    Giorgio

  5. Bravissimo Gianni.
    Come cattolico e impegnato in politica anch’io non avrei avuto alcun problema “di coscienza” sostenere e votare per coloro che certa gerarchia ecclesiastica ritiene non meritevoli del voto dei cattolici. E questo proprio perchè ritengo che anche un non cattolico dichiarato possa difendere gli “interessi” della chiesa, quando questi coincidono con la libertà religiosa, quella vera, la libertà di professare liberamente, individualmente o come comunità la propria fede, quando garantisce anche alle gerarchie di parlare quando e come vogliono. E preferisco vedere di gran lunga un onesto laico coprire cariche istituzionali che ha a cuore l’interesse dei cittadini, tutti, piuttosto che un finto cristiano che fa i propri interessi, che garantisce alle gerarchie ecclesiastiche tutto quello che esse vogliono, e nel contempo ha comportamenti che, quelli sì,offendono le coscienze dei veri cristiani.

  6. Veramente mi stupisco di come la Cei e tanti cattolici preferiscano la mafia al governo piuttosto che pillola abortiva ed eutanasia. Forse le indicazioni di voto della Cei sono strepitose caxxate. Anzi, io ne sono certo. L’elettorato di destra non chiede ai suoi politici un minimo di coerenza personale. A villa Certosa si seguono i valori cattolici? No ma non importa.
    Sarebbe opportuno chiedere al Papa se il razzismo è un valore cattolico o meno visto che la Lega sbandiera tanto i valori cattolici.

  7. C’è un cattolicesimo di regime o catto-fascismo che va combattuto, c’è poi un cattolicesimo fatto di tante brave persone alle quali va portato rispetto

  8. I commenti di questi ultimi giorni mi hanno fatto rileggere quanto ho scritto un mese e mezzo fa e a fare qualche ulteriore riflessione.
    Ricordate? Tra le altre cose scrivevo: «Proprio perché l’intervento del cardinal Bagnasco riguarda una partita il cui risultato non è preventivamente scontato, questo stesso intervento da la possibilità alle tante persone che hanno a cuore una maggior autonomia della politica e della società dagli interessi e dalle istanze dei vertici ecclesiastici, di segnare un punto importante, che potrebbe avere un significato simile a quello che ha avuto, nel 1974, la vittoria dei no al referendum abrogativo della legge sul divorzio».
    Non sarebbe onesto non riconoscere che, alla luce dei risultati delle elezioni regionali, il cardinal Bagnasco abbia vinto la scommessa che aveva fatto allora: Emma Bonino in Lazio non è stata eletta e anche Mercedes Bresso, in Piemonte, è stata sconfitta nonostante l’appoggio dei cattolici dell’UDC; la presidenza della CEI ha così avuto modo di ribadire il fatto che su certi argomenti, in Italia, non si può legiferare senza il suo avvallo.
    A mio avviso si tratta di una sconfitta di quel principio di laicità dello Stato che dovrebbe stare a cuore innanzi tutto ai cattolici. Probabilmente molti credenti sono convinti del contrario e vedono nei risultati delle regionali di Marzo, qualche cosa di positivo (almeno da un punto di vista ecclesiale).
    Di certo la maggioranza degli italiani il 28 Marzo scorso, hanno espresso il loro voto, ha dato un’indicazione abbastanza chiara che va nella direzione auspicata dal cardinal Bagnasco che, quindi, ha rischiato e ha vinto una scommessa molto più coraggiosa di tutte quelle che il suo predecessore Ruini aveva mai osato fare.
    Si tratta di una evidenza che a molti di noi può non piacere (e io mi colloco fra questi), ma si tratta anche di una evidenza che non sarebbe onesto negare.

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