La CEI all’assalto. Come i vescovi stravolgono il concetto di obiezione per bloccare le leggi che loro non vogliono

riflessioniRiflessioni di Lucio

I vescovi italiani, in particolare il segretario generale della CEI, mons. Crociata (mai nome più adatto) chiedono con forza una legge che consenta ai farmacisti di fare “obiezione di coscienza”, cioè in pratica di non dare contraccettivi e “pillola del giorno dopo” a chi, munito di prescrizione medica, li richiede ( vedi in Toscana Oggi, 23/10/09).
Il cardinale Bagnasco rilancia chiedendo il “diritto” all’obiezione per la RU 486 anche per i farmacisti ospedalieri. Una richiesta grave e che deve essere ben valutata nelle sue regioni e nelle implicazioni dirompenti per la convivenza civile e per la morale.

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6 pensieri su “La CEI all’assalto. Come i vescovi stravolgono il concetto di obiezione per bloccare le leggi che loro non vogliono

  1. Sono anch’io disgustato dalla sete di potere, dalla dissennatezza e dall’opportunismo di tanti gerarchi della nostra amata Chiesa. Tuttavia non sono molto d’accordo con queste riflessioni sulla obiezione di coscienza. Non sono medico, ma se lo fossi sarei obiettore alla 194. Semmai sarei per estendere i casi di obiezione di coscienza. Ad esempio, stante il diritto di contrarre matrimonio anche per persone dello stesso sesso, sarei favorevole a riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza a pubblici ufficiali contrari ad esempio alle pubblicazioni matrimoniali. E’ proprio qui che concordo con Lucio: e cioè che la obiezione di coscienza è in realtà facilmente strumentalizzata.

  2. E’ proprio vero: “guai a voi maestri della legge, che mettete sulle spalle della gente pesi troppo grossi da portare ma poi voi non li aiutate neanche con un dito a portarli!” questo brano benissimo si adatta al comportamento di molti “signori prelati” che ipocritamente si ergono a difensori della famiglia o contro l’aborto, che è anche giusto. Ma poi chissà perchè quando si sente parlare di gay uccisi o malmenati non dicono neanche una parola di condanna! Sono anch’io profondamente disgustata dalla sete di potere e dall’ipocrisia dei tanti gerarchi della nostra Chiesa. Mi sembrano tanto come quei sepolcri imbiancati…

  3. Ma no! Non è che siano poi assetati di potere. Magari qualcuno. Amici, non cadiamo anche noi nello stesso errore: quello di giudicare. Lo ci credono davvero nella bontà di quello che fanno. Per la chiesa in questo momento è come per il classico buco nella diga: fin che c’è qualcuno che tiene il dito a tapparlo, tutto continua normalmente. Se non lo fanno il buco si allarga, la diga si rompe e …non ci sarà più possibilità di frenare l’imondazione che spazzerà via tutto il vecchio che ancora tiene ancorata parte della gerarchia della chiesa a epoche che sono definitivamente passate. Bisogna pregare per questo, avere un po’ di pazienza, credere nella Provvidenza e continuare nella testimonianza. Facciamo ancora parte di QUESTA chiesa e siamo parte viva e importante, Non dimentichiamolo!

  4. Assetati di potere e di vil danaro… prova ne è che la CEI accetta senza batter ciglio l’otto per mille, una sorta di tassa prelevata in larga misura da ignari contribuenti! Negli USA la costituzione vieta allo Stato di finanziare le chiese! Perchè da noi lo si permette amabilmente?

    I fedeli sono liberi di donare soldi alla loro chiesa, ma forse quei quattro fedeli che siamo rimasti non bastano più a foraggiare la Corte romana! Ah, quanto fu ingenuamente magnanima l’Italia a concedere un lembo di patria al potere temporale del Vaticano! A permettere che questo potere, direttamente o indirettamente, s’insinuasse nei processi decisionali dello Stato.

    Non si vedono molte alternative. Se la CEI rinnegherà l’otto per mille e pregherà il parlamento di cambiare la legge dimostrerà di non essere assetata di potere e di denaro. “Ci credono davvero nella bontà di quello che fanno”??? Come si fa a credere di fare una cosa buona se si accetta una “carità” frutto di una coercizione o, nel peggiore dei casi, di una calcolata astuzia che s’avvantaggia dell’ignoranza o dell’indifferenza dei contribuenti! Ricordiamo che la CEI, grazie a un non casuale meccanismo di riattribuzione delle preferenze inespresse, riceve il 90% dell’otto per mille a fronte di appena il 35% di preferenze. E stiamo parlando di centinaia di milioni di euro!!! Obiezione di coscienza, ecco cosa dovrebbe fare la CEI di fronte al frutto proibito dell’otto per mille!

  5. Francamente mi sembra che il contenuto di questo articolo non abbia nulla a che vedere con il tema di fondo di Gionatablog (fede e omosessualità). Gli interessi economici, il comportamento o quant’altro di una lobby piuttosto che di un’altra andrebbero, a mio giudizio, discussi in altra sede, e se possibile in modo meno avvelenato dal risentimento e dal pregiudizio.
    Desidero comunque puntualizzare un aspetto al quale l’autore non ha pensato o voluto dare l’evidenza che merita: l’obiezione di coscienza nella fattispecie riguarda il dare la propria collaborazione (diretta o indiretta) ad un atto che volutamente provoca la cessazione di una vita già esistente. Non credo sia necessario aggiungere altro.
    Come medico (anche se non ginecologo) mi sono trovato a dover assistere e accompagnare nelle loro decisioni (non sempre sofferte) alcune pazienti intenzionate ad interrompere una gravidanza non desiderata. E ti assicuro, Lucio, che non è stato facile trovare un ruolo di corretta mediazione tra le mie convinzioni di fede cristiana e le necessità di dare a queste donne l’aiuto che mi chiedevano… Altro che sporco gioco di potere, come lo definisci tu! Quando non si è sperimentata di persona la difficoltà di “scegliere secondo coscienza” sarebbe bene astenersi dal dare giudizi che possono risultare avventati e fare di ogni erba un fascio.
    Dovrei quindi rinunciare alla mia professione (che amo per quello che è, non soltanto per il ritorno economico che da essa deriva) perchè di essa non mi garba una parte valutabile intorno all’1 o 2% del totale? La vita, in ogni sua manifestazione è fatta anche di cose che non condividiamo o non ci piacciono… e allora? Dobbiamo forse rinunciare a vivere? Anche la persona che amiamo ha degli aspetti che non vorremmo vedere in lei; addirittura alcune risposte o atteggiamenti di Dio che troviamo nelle Scritture ci possono sembrare “strani od opinabili”!!! E’ necessario evitare ogni integralismo, ogni rigidità mentale se si vuole crescere. Per sostenere queste mie affermazioni potrei anch’io impiegare frasi del Vangelo “ad usum Delphini”, ma non sarebbe corretto.
    E la Chiesa, nel ruolo che le compete, sta tentando di salvaguardare con ogni mezzo a sua disposizione la difesa della vita, facendosi portavoce (spesso in modo maldestro, cadendo a volte nel fondamentalismo, ma credo (e spero) sicuramente non in malafede, del volere di Dio, nulla di più, nulla di meno…
    E se un cattogerarca agisce ispirato dal suo portafoglio o dalla sua sete di potere, non significa che tutta la categoria sia da mettere al rogo.
    Una Chiesa che è fatta di uomini, e come tali soggetti alle passioni che possono toccare ognuno di noi. E, applicando qui il ragionamento di Lucio, una Chiesa che non obbliga nessuno a rimanere nelle sue fila. Una Chiesa che invece dobbiamo far crescere noi, agendo dall’interno, col poco che il singolo può fare… ma siamo in tanti.
    In questo sono sulla stessa posizione di Alberto
    Saluti a tutti, e scusate la mia lungaggine.
    Dino

  6. Non mi sentirei di censurare, neppure garbatamente come mi sembra che faccia Dino:”il contenuto di questo articolo non abbia nulla a che vedere con il tema di fondo di Gionatablog “. Credo faccia parte della mediazione storica la stigmatizzazione e la critica… specialmente della Gerarchia, che vive quotidianamente quella triplice tentazione che Cristo affrontò nei suoi 40 giorni nel deserto “IL POTERE”. Contestare con amore, con rispetto e decisione, credo sia virtuoso. E se i “roghi” possono essere accesi da tutti quando sono posseduti da un’ideologia che nega l’uomo, il fratello in chi hai di fronte, non possiamo non notare “l’alzo di tiro” della Gerarchia italiana, e un nuovo e manifesto interesse su “livelli politici”, sistemi di interesse economico, ambigui, discutibili; e con un tono polemico che spesso alimenta aggressività e clima di conflitto (leggiamo “Avvenire” e riflettianoci su).
    Rileggiamoci pure Don Primo Mazzolari, Don Lorenzo Milani . I temi della vita umana e delle possibili terapie e manipolazioni scientifiche e tecnologiche, impongono cautela e coraggio, competenza , una carità generosa di ascolto, e la pratica di una coscienza illuminata dalla fede che sceglie “nelle cose comuni” della nostra società multiculturale e multireligiosa, un sano pensiero laico.
    Caro Dino, una “Chiesa che non obbliga nessuno a restare nelle sue fila” mi sembrerebbe un poco espulsiva e mi domando se sarebbe una Chiesa “Cattolica”, una chiesa Cristiana che costruisce il suo senso d’identità su quello del suo Maestro

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