Quando le persone transessuali sono nella chiesa

transessualitàRiflessioni tratte dal blog queeringthechurch del 31 agosto 2009, liberamente tradotte da Anna

Mentre davo una mano al banco della chiesa dopo il Gay Pride di quest’anno a Londra, sono stato avvicinato da una donna la quale mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato praticamente a bocca aperta: Qual è la posizione della Chiesa sulla questione dei transessuali?
Mi disse che il prete della sua parrocchia era molto comprensivo e solidale, ma lei voleva saperne di più.

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4 pensieri su “Quando le persone transessuali sono nella chiesa

  1. Leggo uno spezzone di articolo che recita: “Quando i transessuali sono nella chiesa” (http://www.facebook.com/note.php?note_id=146885404973&comments)

    Ho un gran timore riguardo a queste cose, soprattutto quando si scrive qualcosa senza saper bene di cosa si parla. Vero che mi si potrebbe dire che “il maschile” in italiano è sinonimo di “neutro”, ma almeno la mia generazione conosce bene quali e quante lotte sono state fatte per un linguaggio inclusivo che qui viene completamente baipassato. Mi chiedo se questo sia solo un errore generalizzato o sia il sottofondo di un pensiero comune. Quanto sarebbe stato più inclusivo, più aperto, più accogliente, meno irritante un bel “Quando le persone transessuali sono nella chiesa”? Ma così non è, non è mai! E che significa per una persona che questa realtà la vive sulla pelle ogni giorno? Significa che non c’è accettazione, significa che per quanto sia manifesto e ottimo lo sforzo, nei fatti non c’è conoscenza di ciò che si tratta!
    Chi è una persona con “disagio d’identità di genere”? Forse che l’uso dell’articolo maschile o femminile è così indifferente per chi deve lottare per affermare il proprio genere mentale contraddetto dal proprio fisico?
    E poi, quando le persone transessuali sono nella chiesa? Le chiese non sfuggono alla regola generale che ogni 4000 persone né nasce una con disagio d’identità di genere. Ma sono nelle chiese?
    In Italia come è compresa questa cosa da parte delle persone con disagio d’identità di genere? E come loro comprendono e sentono nella maggioranza la realtà ecclesiale?
    Ho un gran timore che nello slancio si perda di vista la cosa sostanziale.
    Qual è il primo grande problema per una persona con Disagio d’Identità di Genrere (DIG)?
    Qual è il percorso che deve fare soggettivamente e quello che deve affrontare socialmente?
    Qual è la cosa che più crea disperazione ed è conseguenza della logica dell’abbandono?
    Qual è la vera emergenza per queste persone?
    Una casa famiglia? Ma siamo proprio sicuri e sicure? Forse va bene come rifugio per qualche periodo, ma non è la soluzione, non è il senso! Una persona con DIG è persona che vuole vivere pienamente e totalmente nella propria autonomia, non in una casa famiglia, non in un ambito nel quale non ha la propria autonomia, la propria individualità e dignità!
    Chi è una persona con DIG?
    Temo molto queste cose, le temo per chi le pensa e per chi – se accadrà che i progetti di questo tipo si realizzano – le vivrà!

  2. Cara Darianna
    non sappiamo dirti sul resto… ma sul titolo dell’articolo nessun problema lo abbiamo cambiato… nessuno nasce imparato 🙂

    a presto e grazie pere la segnalazione

    i webmaster di gionata

  3. sono dell’idea che anche un ateo che vive nell’amore..umanamente inteso..vive automaticamente nell’amore di Dio, quindi è sempre dentro

    🙂 ho conosciuto non credenti eccezionali che hanno uno spirito molto più cristiano di certi “credenti”.

  4. Ricordo di aver letto una volta nella Bibbia che “vi sono alcuni che, pur non essendo nella legge, sono legge a se stessi”.

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