A 39 anni mi chiedo "che senso ha essere nati gay?"

lettereEmail inviataci da Marco, risponde Gianni Geraci

Ciao sono Marco, ex testimone di Geova e cattolico di nascita. Mi sono convertito ai testimoni in giovane età per fuggire dalla mia sessualità.
Ora che ho capito che i testimoni di Geova non sono ne cristiani ne altro mi trovo fuori da qualsiasi fede a vivere a caso la mia vita, senza fede e punti di riferimento alcuni.

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21 pensieri su “A 39 anni mi chiedo "che senso ha essere nati gay?"

  1. Che bella la risposta di Gianni Geraci 🙂
    Voglio dirti anch’io una cosa, Marco. Mi colpisce molto quando dici che il Gesù del vangelo non ti accetta e non ti sta vicino. E’ impossibile… puoi dirlo magari del papa o di certi vescovi, o dell’impressione che danno… ma non di Gesù e di chi crede veramente in lui. Lui nel Vangelo se ci fai caso si avvicina a ogni persona che incontra riconoscendola nella sua individualità; per lui ognuno (anche un lebbroso, intoccabile e schifato da tutti, o un pubblicano che si autodisprezza già da sé, o una prostituta!) ha un valore di per sé, se leggi il vangelo questo mi sembra evidente. Gli portano i malati tutti insieme, ma lui li guarisce uno a uno. Quando è sopraffatto dalla folla e la donna gli sfiora il mantello, lui non si dà pace finché non può incrociare il suo sguardo col suo (anche in quel caso: una donna che perdeva sangue era considerata “impura” e se ti toccava restavi “contaminato”; ma Gesù se ne frega). Voglio dire che per lui non esistono le etichette (“lebbroso”, “prostituta”, “omosessuale” ecc.) ma le persone… e anche quando una persona si sentiva ormai un buono a nulla o uno che non aveva senso, Gesù lo guardava e gli voleva bene e gli dava forza, credeva in lui. Queste cose sono le cose che hanno dato la forza a me di rialzarmi quando mi sentivo come Elia, sola e senza valore. Anche il profeta Geremia, poverino, è arrivato al punto di maledire il giorno della sua nascita, da quanto si sentiva solo e disperato; ma neanche lui è stato abbandonato per sempre. Agli occhi di Gesù e di chi lo ama e lo segue tu non potrai mai essere “sbagliato”, come temi. Ciao 🙂

  2. Caro Marco,Gianni ti ha risposto ampiamente e con sensibilità e la lettrice Ilaria ti ha scritto una cosa vera.Gesù sa quando abbiamo bisogno di lui,sta attento a piccoli eventi e piccole cose perchè hanno un senso.Su Gionata troverai sempre amici e amiche.Può darsi che un giorno scoprirai che essere nato gay sia una grande e positiva opportunità.Un abbraccio.

  3. Caro Marco, strappati da dosso quel cartellino con scritto gay! Tu sei molto di più! nessun sostantivo puo qualificarti, perché tu sei comunque molto di più! Il cristianesimo, non é un abito che bisogna saper portare, e non é nemmeno una tessera che ti regala nuovi amici, ma é semplicemente un modo nuovo di guardare gli altri! Il tuo essere gay o il tuo essere hetero non ti fà meritare l’amore di Dio, perché é un’altro che l’ha meritato per tutti noi, uno che crede in te malgrado te. Come monaco mi verrebbe da dire: “che Dio ti benedica”, ma so che l’ha già fatto e la prova é la fame d’amore che ha messo in te. Non smettere mai di cercarlo t’abbraccio con affetto.

  4. ciao,volevo ringraziare la persona che ha risposto a Marco di 39anni che si chiedeva “che senso ha essere nati gay”.
    Be,penso,fortuna che ci sono ancora persone di questo livello,è una bellissima risposta,molto confortante che sicuramente aiuterà Marco ha guardarsi meglio per comprenderne il significato,io penso che le cose non accadono per caso ma c’è sempre un motivo,bisogna cercare dentro di noi,le risposte sono lì,il difficile e farlo e conprenderne il significato,perchè nessuno ci insegna a vivere,impariamo giorno dopo giorno.

  5. Carissimo, non farti troppi problemi, quelli sono per i conformisti e gli ipocriti. Io vorrei consigliarti di andare sul mio sito http://www.ilcamminodigiona.com
    e leggerti una bellissima storia che ti dirà come Dio ama tutti “credenti e non credenti”. E’ un bel viaggio, provaci. Se ti sarà piaciuto e ti sarà servito o se sarà successo il contrario (speriamo di no) comunque scrivimi qualche cosa sul mio blog e potremo discuterne. Vogliamoci bene
    AnnaMaria

  6. Io mi trovo ad aver avuto un percorso simile al tuo, Marco, e di conseguenza mi trovo anche con lo stesso stato d’animo che tu hai ben descritto; così voglio anch’io ascoltare i consigli e i suggerimenti che ti sono stati dati. Mi è difficile perché, dopo essere uscito dai Testimoni di Geova, mi ci è voluto qualche anno prima di riuscire ad aprire il vangelo e, ancora oggi, quando leggo certi punti mi sento terribilmente abbandonato e condannato. Ma il tuo scritto e gli interventi mi hanno fatto venire un nodo alla gola … forse ora avrò il coraggio di alzare gli occhi e di cominciare a capire la vita. Grazie. Vi saluto tutti.

  7. Giuseppe forse i tuoi problemi derivano anche dal fatto che potresti provare a leggere anche altri libri per “cercare di capire la vita”, la produzione di libri è così vasta e ce ne sono alcuni davvero illuminanti, perché limitarsi al vangelo/alla bibbia?

  8. Caro Marco, non chiederti che senso ha essere nati gay, ma che senso ha essere nati e basta! Gianni ti ha risposto ampiamente, perciò io non aggiungo altro, ma ti prometto che pregherò per te. Perchè se incontrerai Dio, se ti abbandonerai a Lui, Lui ti darà tutte le risposte che desideri.

  9. @ FraRn:

    per chi crede la Bibbia è il testo sacro per eccellenza e non è la stessa cosa leggere le Sacre Scritture piuttosto che I Promessi Sposi o la profezia di Celestino (per dirne due)

  10. Ciao, sono un uomo vicino alla sessantina. Non ho consigli o commenti; ho vissuto un po’ e mi permetto di comunicarti che senso ha per me essere l’uomo che sono: tra l’altro gay, e come esserlo ha influenzato la mia vita. Sono un uomo che molto umilmente cerca la verità, la bellezza e la bontà. L’essere gay mi ha spinto, a volte imposto di trovare un coraggio ed una determinazione che non possedevo. Essere gay mi ha provocato a capire il senso della “diversità” nella vita: UN CARISMA, ed ha affinato la mia sensibilità sociale provocandomi a scendere in campo negli ambiti che la mia vita mi proponeva, a combattere contro l’ingiustizia, per promuovere la comprensione, la compassione ed il dialogo. Se Dio esiste: “GRAZIE DEL DONO DI ESSERE GAY”…se non lo fossi e l’avessi accettato con le sue “provocazioni insite” sarei un borghese fascistoide, certamente integralista e spaventato per questa”meravigliosa e terribile”epoca che viviamo di irruzione delle differenze (sociali, culturali, religiose, sessuali) che ci richiamano violentemente all’unica profonda identità umana: il ceppo sul quale fiorisce di tutto e di più in una vera creazione continua…per te credente, sotto i raggi benefici dello Spirito… in ogni caso di questa vita che come ho già detto (citando Paolo VI° nel suo testamento) meravigliosa e terribile. Ma si…un consiglio te lo do: accetta la sfida della tua esistenza, è lì la tua dignità e la tua forza!

  11. Sì Giovanna 🙂 … Ma io mi riferivo al fatto che Giuseppe ha espresso un disagio proprio nei confronti della bibbia, magari sarebbe il momento di guardarsi in giro per cercare qualcosa di diverso?
    Per quanto riguarda il discorso relativo al “capire la vita”, non c’è molto da capire, la vita è caotica e non ha molto senso.

  12. @FraRn

    sicuramente ci sono tanti libri a cui potrebbe attingere per trovare un po’ di serenità temporanea,ma prima o poi,essendo credente, dovrà fare i conti con la Bibbia. E’ un fatto ineludibile.Può rimandarlo anche per anni,però un giorno dovrà affrontarlo.

  13. Cara Giovannina siamo fiammeggianti è…la tua presentazione della bibbia m’inquieta…sembri ostile a trovare un po’ di “serenità temporanea”è forse meglio un’estesa inquietudine, magari permanente…incontro, con la bibbia, descritto come un “fare i conti”…ineludibile e irrimandabile come la morte, o la dannazione: che aleggia nel tuo non detto. Non vorremo far dire alla bibbia delle cose coerenti con la nostra ideologia o il nostro temperamento? La leggiamo tutta, ma proprio tutta? Ci impegniamo nella “mediazione storica” indispensabilissima altrimenti è come non potesse parlare alle nostre orecchie.
    Il Libro: la rivelazione del Mistero che nella sua più alta manifestazione dona la vita gratuitamente obbedendo e rivelando un Dio d’Amore! Se la “tua bibbia” non porta pace, riconciliazione, liberazione, gioia, fiducia in Dio e nella vita, amore incondizionato ed universale…penso sia la bibbia “secondo te…”…

  14. No Giovanna, in primo luogo potrebbe trovare risposte in libri di altre religioni(vedi corano o i veda ecc…ecc…) oppure potrebbe smettere di essere credente, quindi non è assolutamente detto che debba ritornare per forza alla lettura della bibbia.
    E poi mi chiedo, ma pensi davvero che l’unico libro che possa dare risposte di carattere religioso o di ricerca di vita sia la bibbia? Perché sei così chiusa?
    Insomma io non dico di essere super aperto mentalmente (soprattutto per quanto riguarda i cattolici) ma quando leggo le tue risposte mi sembra di leggere quei bacchettoni da oratorio chiusi nel loro giardinetto a coltivare il loro orticello(senza offesa ma l’impressione è questa).

  15. @Maurizio

    e chi ha detto che la Bibbia non porta pace?
    Anzi, è proprio la pace interiore che Cristo dona con la sua Grazia al credente attraverso la Sua Parola.

    Se si è omosessuali bisogna riappacificarsi con Cristo,considerando il proprio orientamento come un dono e non una iattura.E per farlo è necessario tornare al libro sacro per i cristiani,ossia la Bibbia e rileggere i passi incriminanti sotto una diversa luce.

    @FraRn

    non coltivo il mio orticello,bensì testimonio ciò che Gesù ha fatto e sta facendo per me tutti i giorni della mia vita.

  16. Permettetemi di intervenire in merito, a beneficio di Marco e di quanti sono in difficolta` in qesto momento a causa dell’essersi scoperti omosessuali e non aver ancora portato a buon punto il proprio percorso di riconoscimento ed autoaccettazione.
    E` vero che la sacra Scrittura e` il testo fondamentale attraverso il quale il DIo Padre di Gesu` ci parla etc.
    Tuttavia, esistono anche le scienze umane, alle quali persino la nostra cara chiesa cattolica ormai fa ricorso, e che possono affiancare benissimo l’ascolto della Parola, e in molti casi permettere una lettura non fondamentalistica e letterale della stessa. Ad es, avere un approccio esegetico critico e storicamente ben collocato della Parola di Dio, aiuta a comprenderla meglio e dare ad essa una corretta, seppure ovviamente parziale, interpretazione.
    Ma penso anche a contributi seri e documentati di psicologia o altra scienza dell’uomo, che non siano in opposizione alla Parola, ma permettano uno sguardo sano e ben fondato sull’esperienza umana. Non aspettiamoci che la Parola di Dio supplisca fatalisticamente ad ogni necessita`, ma usiamo l’intelligenza dell’uomo e sfruttiamo gli strumenti buoni ed utili che essa, quando e` illuminata, sa dare.
    Sono convinta che un sopporto psicologico ben condotto e non pregiudiziale possa offrire un grande aiuto nel dirimere oscurita` complessi e storture dello sguardo a chi ha tanta difficolta` ad accettare se stesso.
    Sorvolo sorridendo sul consiglio di andarsi a leggere il Corano o altri testi sacri di varia natura.

  17. Gentile Gionata,
    vorrei segnalare un gruppo di Facebook fondato da me e mia sorella, entrambi ex Testimoni di Geova: EX TESTIMONI DI GEOVA OMOSESSUALI.

    Spero tu possa indirizzare chi ha avuto dei grossi problemi, come noi, ad unirsi in un gruppo finalizzato al sostenersi psicologicamente e, se mai sarà possibile, in una battaglia legale per gli abusi ricevuti.

    Ti ringrazio.

    Davide Massimiliano

  18. Carissimo Marco,
    ho riletto oggi la tua mail.

    Devo dire che mi ha colpito molto, già in precedenza.

    Non sono nella posizione di insegnare qualcosa. Posso dirti che ho 28 anni, sono nato nella setta dei TdG e ci sono vissuto, forzatamente, fino all’età di quasi 20 anni. Poi sono scappato con il mio primo compagno, dando scandalo in tutta la “circoscrizione”.

    Anch’io, come te, mi sono rivolto al buddismo, ma ad un buddismo estremamente materialista, quello della Soka Gakkai.

    Mi sono poi reso conto che ogni religione è un mezzo per governare le folle. Prima ero illuso di trovare la soluzione al mio senso di solitudine, questo sentimento di essere in un “mondo di lupi”.

    Poi, nel tempo, mi sono accorto che il bene ed il male sono dentro noi, fanno parte del nostro profondo essere, e – come sostiene un meraviglioso libro del Cerchio Firenze 77 – il vero senso dell’esoterismo è analizzarsi profondamente ogni giorno, per capire i meccanismi della nostra vita.

    Ma a parte queste cose, forse pensiamo di essere soli nella nostra sofferenza; eppure, io che frequento locali, saune, ecc., vedo un grande senso di solitudine. E, ahinoi, tra etero e gay non saprei chi scegliere. Però è vero che gli etero sono favoriti: possono fare un apprezzamento ad una ragazza senza pigliarsi un cazzotto, hanno il 99,9 % dei locali, di ogni genere, in cui muoversi liberamente. Sono questi i vantaggi veri, ma non credo determinino la felicità del genere eterosessuale.

    Insomma: la felicità forse non esiste, è un sentimento vivissimo che convive con noi, ma probabilmente irrangiungibile. Ora, io non credo che razionalizzare sia sinonimo di deprimersi. Al contrario, se si impara a ragionare lucidamente si possono evitare spiacevoli illusioni o preconcetti.

    Concludendo, tu fai riferimento alla passione, non sei un tipo da “una botta e via”. Bene, ora bisognerebbe ricercare cos’è la passione, cosa vuol dire “spendersi per il proprio amore” e che significato ha.

    Ripeto, non mi permetto né di consigliare né di insegnare. Mi piace trovare degli spunti di riflessione per un’analisi approfondita del nostro Io più profondo.

    Ti auguro vivamente di trovare quella persona che possa sostenerti e comprenderti ma che, probabilmente, non potrà mai guarire le tue ferite. Per quelle dovrai pensarci te, penso…

  19. Geova-bunker

    Quello che avviene REALMENTE dietro le quinte del forum filocattolico contro i testimoni di Geova

    visita questo spazio per saperne di più: digita geova bunker su google

  20. Carissimi,
    leggendo i vosti commenti alla lettera di Marco mi permetto di condividere alcune riflessioni che mi è capitato di fare in questi ultimi mesi.
    San Tommaso d’Aquino, a un certo punto, osserva che: «Credere, significa conoscere qualche cosa in base a una testimonianza» e direi che ha davvero ragione, soprattutto quando l’oggetto della fede é la risposta a quelle che possiamo definire le domande “religiose” che l’uomo é in grado di porsi (quelle cioè che riguardano il significato ultimo delle cose).
    Perchè certe cose possiamo conoscerle solo in base a una testimonianza e non possiamo conoscerle per esperienza diretta? Perché l’esperienza diretta delle risposte che la religione da, ammesso che sia possibile (qualcuno sostiene che lo sia, qualcun altro lo nega), di sicuro non é comunicabile.
    Il Siddharta di Hermann Hesse quando incontra il Buddha si accorge di aver incontrato un essere davvero illluminato. Ma con sua grande delusione si accorge che questo tipo di illuminazione non viene comunicata automaticamente a quelli che lo seguono. E allora perché queste persone lo seguono? Perché sperano di ripetere la sua esperienza di illuminazione sulla base di qualcuno che ha detto loro che, stando vicino a lui, la cosa é possibile.
    Analogamente noi decidiamo di abbracciare una religione perché qualcuno (di cui ci fidiamo, naturalmente) ci ha convinto che in quella religione troveremo le risposte alle nostre domande sul senso della vita.
    Stiamo però attenti, il compito di una religione è quello di aiutare le persone a trovare delle risposte a queste domane, non è quello di dare loro la felicità.
    Purtroppo in molti casi si viene a costruire un equivoco che spinge a identificare alcuni aspetti gratificanti dell’esperienza religiosa che si sta facendo con il senso dell’esperienza religiosa stessa (penso ad esempio a quello che vivono le persone quando si sentono parte di una comunità inclusiva, che sembra comprenderle fino in fondo e che le aiuta a superare il muro di soltudine che spesso ci circonda). Ecco in questi casi l’esperienza religiosa può diventare qualche cosa di alienante, perché crea nella persona una dipendenza che può spingerla a rinunciare alla sua autenticità.
    Ritornando alle mie riflessioni di questi ultimi mesi mi ricollego alla domanda che un giovane (molto in gamba) mi aveva fatto sulla morte del sacro e sulla fine delle esperienze religiose.
    Io gli ho risposto che la sua domanda arrivava con una trentina di anni di ritardo, perché mentre quando io avevo vent’anni (ovvero trent’anni fa) si pensava davvero che Dio fosse morto nel cuore degli uomini, ora sembra che la capacità delle religioni di influenzare la vita degli uomini sia progressivamente cresciuta.
    Ma dopo aver risposto che, davvero, da credente, mi sentivo più superato trent’anni fa che ora, ho anche detto che il fatto che le religioni sembrino ritrovare una loro vitalità non mi tranquillizza affatto, perché sono davvero convinto che in ciascuna religione e in ciascuna chiesa è sempre presente il rischio di vivere in maniera alienante il rapporto con il sacro.
    Riflettendo insieme a questo giovane ho concluso che la cartina al tornasole che ci permette di individuare le esperienze religiose alienanti é la dipendenza dalla comunità che la professa: se progressivamente questa dipendenza aumenta, allora siamo in presenza di un’esperienza religiosa alienante, se invece questa dipendenza diminuisce, allora siamo in presenza di un’esperienza religiosa autentica.
    Perché alla fine, come aveva scritto il cardinal Newmann, il vero vicario di Dio su questa terra é la voce della nostra coscienza e questa voce è qualche cosa di profondamente personale e intimo. Tutte le altre voci possono al massimo aiutarci ad ascoltare meglio la nostra coscienza, ma quando tendono a sostituirla e ci deresponsabilizzano rispetto alle scelte che facciamo, allora sono uno dei tanti aspetti alienanti che può avere l’esperienza religiosa.
    Scusate se ho scritto tanto, ma davvero ho sentito un desiderio forte di condividere queste mie riflessioni.
    Gianni Geraci

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