Lettera aperta a un omosessuale che vuole guarire dalla sua omosessualità

lettera apertaLettera di Gianni Geraci del gruppo Guado di Milano del 22 Gennaio 2009
Carissimo, ho saputo che la prossima settimana inizierai un ciclo di 19 incontri che, con un eufemismo usato dagli organizzatori «si propone di guarire le ferite e gli abusi che ti fanno vivere in maniera conflittuale la tua affettività», ma che in realtà ha come scopo quello di guarire la tua omosessualità.
L’ho saputo dagli amici del circolo Arcigay Orlando di Brescia che, proprio in concomitanza con l’inizio di questo ciclo di incontri, hanno deciso di organizzare una manifestazione con uno slogan molto forte: «Non guarirete mai!».
Per una volta, caro Davide, non sono d’accordo con la loro manifestazione. Io, infatti, ti auguro di cuore di guarire e di approdare finalmente alla vita affettiva che desideri nel profondo del tuo cuore. Se dovesse capitarti mai di innamorarti di una donna a cui deciderai di essere fedele per il resto della tua vita e di costruire con lei una bella famiglia, sarei il primo ad essere felice.
Debbo però essere onesto fino in fondo: nonostante le certezze che dispensa il sito del gruppo che organizza il seminario, ho molti dubbi sull’efficacia del percorso che ti proporranno.

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10 pensieri su “Lettera aperta a un omosessuale che vuole guarire dalla sua omosessualità

  1. Non succede spesso su gionata di dover cancellare dei commenti… ma oggi abbiamo dovuto farlo e pure in maniera massiccia visto che un certo gianni toffali non ha trovato di meglio che postare su gionatablog vari post con frasi deliranti e offensive … tutto si può tollerare ma non l’offesa fatta deliberatamente e gratuitamente verso gli altri… dare del “frocio” a qualcuno per aiutarlo a trovare “se stesso” non ci sembra una base tollerabile da cui partire per una discussione….

    ci sono regole minime di rispetto civile che non bisognerebbe mai superare…

    nonostante questo altri post inneggianti alle terapie riparative, che si augurano che i “gay brucino all’inferno” o offensive verso i credenti omosessuali continuano ad essere postati in questi giorni, con grande frequenza, da sedicenti uomini e donne cristiane … stiamo facendo di tutto per bloccarli e cancellarli… ma siamo sotto attacco … e non sempre riusciamo a cancellare celermente le frasi offensive che vengono postate su gionatablog….

    ce ne scusiamo… ma non riusciamo a fare di più…

    i webmaster di gionata

  2. Se una persona offende gratuitamente, non so come possa definirsi cristiano. Queste persone sono capace di crociffiggere ancora una volta Cristo sulla Terra. Che Dio li perdoni !

  3. solo poche parole su un Amico Speciale…..
    GESU’ TI AMA!!!
    Gesù è perfetta santità…..
    nulla è troppo difficile per Lui…
    Egli libera anche dall’omosessualità…
    cerca Gesù nella pagine della Sua meravigliosa Parola…
    cercalo in preghiera…con sincerità di cuore e parole spontanee…
    sia la tua ricerca vera..ardente e incessante..l’unico e il più grande desiderio del tuo cuore….
    Lo incontrerai..te ne innamorerai….e ..il miracolo avverrà anche per te!!! GESU’ TI AMA!!! 🙂

  4. ho trovato un amico speciale in tutto..quando tutto andava a rotoli…. e pensando a Lui…e provando a presentarlo ad un persona a me molto cara…ho scritto uno dietro l’altro alcune sue qualità….per te !!!

    Non sempre va tutto bene.
    Ed è proprio nei momenti più difficili che ti accorgi quanto sia
    importante aver vicino qualcuno che ti ama, e si prende cura di te.

    Qualcuno capace di tirarti fuori dai guai.
    Qualcuno che ti aiuta nelle scelte pur lasciandoti sempre libero di
    scegliere.
    Qualcuno che ti ama per quello che sei e non per quello che dovresti
    essere.
    Qualcuno che non è mai occupato per te.
    Qualcuno che ti tratta con amore anche quando non sei amabile per niente.
    Qualcuno che ha per te progetti fantastici da realizzare .
    Qualcuno che riesce sempre a sorprenderti.
    Qualcuno che è sempre felice di vederti e di stare in tua compagnia.
    Qualcuno che comprende la tristezza del tuo cuore e riesce a
    trasformarla in gioia.
    Qualcuno che ti sa ascoltare….sempre
    Qualcuno che ascolta i tuoi pianti e raccoglie le tue lacrime.
    Qualcuno che ascolta i tuoi singhiozzi e i tuoi silenzi.
    Qualcuno che comprende le tue paure e ti dice non temere.
    Qualcuno che comprende il tuo dolore e ti consola.
    Qualcuno che promette di non lasciarti mai.
    Qualcuno che ti ama perdutamente e non a parole ma a fatti.
    Qualcuno che ti dice vieni a me, quando tutti ti hanno rifiutato.
    Qualcuno che ti da speranza quando sei disperato.
    Qualcuno che annulla i tuoi dubbi e ti da solo certezze.
    Qualcuno che ti dà calma e serenità nelle tempeste.
    Qualcuno che ti presenta una via d’uscita quando sembra non essercene
    alcuna.
    Qualcuno che da sempre una risposta alle tue domande.
    Qualcuno che mantiene sempre le sue meravigliose promesse.
    Qualcuno che dice sempre la verità.
    Qualcuno che ti è veramente amico, pur conoscendoti a fondo.
    Qualcuno disposto sempre a darti il meglio di se .
    Qualcuno capace di riempire il tuo cuore di gioia e pace.
    Qualcuno capace di trasformare la tua vita con il Suo potente amore…

    Hei quante qualità!!! , questa persona è davvero speciale?!!! Siiiiiiiii!!!
    Chi è questa persona speciale?… Gesù!!!
    Egli è un amico davvero meraviglioso, non ti delude mai, è comprensivo,
    paziente, dolce, amabile, adorabile…e molto di più…sono felicissima di averLo
    incontrato!!!

    … so di conoscerLo ancora poco, ogni giorno mi sorprende il Suo amore
    e la Sua cura per me, Gesù è… Grande !!!

    puoi anche tu scegliere oggi Gesù come tuo Personale Salvatore, Lui sarà anche il tuo migliore amico… affidagli la tua vita!
    GESU’ TI AMA E VUOLE PRENDERSI CURA DI TE!!!

  5. Luca Di Tolve, responsabile di Lot, gruppo cattolico che promuove
    incontri di preghiera per persone che rifiutano il proprio orientamento
    omosessuale, rivendica giustamente il diritto a svolgere gli incontri in
    questione, altrettanto giusto è da parte delle associazioni che promuovono l’integrazione sociale degli omosessuali, dissentire.

    Il movimento Arcigay promuove sit in di protesta, io scelgo invece la strada del confronto e del dialogo civile.

    Nulla da eccepire infatti nel merito delle iniziativa di Lot.

    Perché mai si dovrebbe impedire a persone credenti di seguire la
    loro religione ed attraverso essa trovare l’armonia necessaria a fargli
    vivere una vita di felicità?

    Perché protestare contro dei fanatici della religione, convinti che attraverso la preghiera quello stesso Dio che li ha creati “diversi“ li raddrizzi?

    Perché preoccuparci del disagio individuale quando si continuano a subire pesanti discriminazioni collettive?

    Non ci hanno estinto secoli di persecuzioni, quando la chiesa ci mandava al rogo, mica ci spaventiamo per un gruppo che si trova per dire il rosario.

    Se basta loro un Padre Nostro per essere felici e diventare ciò che non sono…

    Se Ratzinger non accetta i gay al sacerdozio, ci saranno più cattolici nei luoghi d’incontro, nuove energie e più iscritti per le associazioni.

    Se un cantante del livello di Povia, si presenterà a Sanremo,con una canzone dal titolo “Luca era gay“, possiamo solo intuire perché “i bambini fanno ohh“, evitare di guardare il festival e non comprare il CD.

    Non possiamo perdere tempo, risorse ed energie per contrastare simili scempiaggini.

    Il nostro impegno sociale deve essere finalizzato in primis nei confronti di noi stessi, dobbiamo aiutare i giovani ad accettare se stessi, consolidare una identità omosessuale dignitosa, affinché le famiglie sostengano i propri figli gay e lesbiche, anziché contrastarli per comodo perbenismo, individuare strategie per il pieno riconoscimento dei nostri diritti civili ed umani.

    Dobbiamo contrastare l’ignoranza dell’omofobia con la quotidiana
    testimonianza di partecipazione sociale.
    Se un gruppo di credenti, attraverso la preghiera e la fede, è convinto di migliorare la propria vita ben venga.

    Per quanto riguarda me, non servono o non bastano preghiere, servono iniziative legislative, incontri informativi e confronti umani.

    Servono parole in grado di far vedere oltre il confessionale,
    servono fatti concreti per una coesione che non porti alla tolleranza degli omosessuali ma alla loro piena integrazione.

    Serve una società che sappia guardare alle necessità di tutte le sue diverse componenti con la medesima attenzione e sensibilità.

    Bisogna costruire la parità sociale e la piena cittadinanza, contrastare la discriminazione attraverso un programma culturale, atto a sfatare preconcetti ideologici, perché è l’ignoranza ideologicamente costruita
    nei confronti dell’omosessualità e degli omosessuali a costruire l’emarginazione.

  6. Carissimi tutti.
    Da qualche tempo sto assistendo a un dibattito nel mondo gay, credente e soprattutto non credente, che mi lascia a dir poco interdetto.
    Il tutto pare essere iniziato con la tanto discussa canzone di Povia, preannunciata per il prossimo festival di Sanremo, e sta continuando con termini addirittura parossistici con le manifestazioni della serie “non gaurirete mai” previste a Brescia.

    Insomma, sto parlando della questione dei cosiddetti “gruppi di guarigione”, se li volete chiamare così, di ispirazione più o meno religiosa, che si prometterebbero di far cambiare l’orientamento sessuale di un persona..

    Ora, non voglio star qui a discutere sulla bontà o meno di questi gruppi e di queste metodologie. Non li conosco e non ho le competenze scientifiche per valutarne l’efficacia o la dannosità.

    Quello che non comprendo è il gran polverone suscitato dalle associazioni gay di fronte al fatto che una persona, con una sua libera scelta, decida di affrontare un cammino per risolvere una situazione in cui si trova a disagio. Sinceramente non riesco a vederci nulla di male, né per la persona, né per il mondo gay in generale, in tali situazioni.

    Perché una persona omosessuale, che per vari motivi vive male la propria condizione, non dovrebbe cercare di cambiarla per trovare una maggiore serenità ed un maggiore equilibrio? Che poi lo faccia decidendo di fare coming out pubblico e liberatorio, oppure seguendo un percorso che lo aiuti a fare chiarezza sul proprio orientamento sessuale, non mi pare faccia molta differenza.

    Possiamo discutere sul tipo di terapia che seguono certi gruppi, possiamo discutere – e molto, e a ragione – se questi gruppi partono dal concetto di omosessualità = malattia da guarire (ma è davvero così? Ossia, davvero tutti questi gruppi considerano l’omosessualità come una “malattia”, o più semplicemente come una condizione che per alcuni può creare disagio?).

    Ma trovo assurdo dover contestare il fatto che una persona da omosessuale voglia diventare eterosessuale. Ma saran ben fatti suoi, o no? Che problema ci dovrebbe creare la cosa? Dobbiamo costringere chi è omosessuale e non è felice di esserlo a rimanere tale? Mi pare veramente una cosa incomprensibile, soprattutto se la cosa arriva da chi va in piazza ogni tre per due a proclamare la libertà di scelta della persona.

    C’è chi contrasta la canzone di Povia, perché leggendola tra le righe essa sosterrebbe la tesi che “l’omosessualità è una malattia, ergo, da una malattia si può (si deve?) guarire, ergo, gli omosessuali non devono chiedere nessun diritto perché sono solo dei poveri malati da guarire”, ergo, noi omosessuali dobbiamo boicottare chiunque osi sostenere una cosa del genere.

    Bho?! Sinceramente leggere in questi termini la canzone di Povia (per quel che ne si sa, http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/festival-sanremo-2009/canzone-povia/canzone-povia.html?ref=hpspr1 )mi sembra un ragionamento piuttosto capzioso.

    Fatte le dovute differenze, mi pare una boiata simile al ragionamento di Monsignor Migliore contro la proposta francese all’ONU di condanna alle discriminazioni sessuali nel mondo (“non possiamo sostenere la lotta contro le condanne (anche a morte) di omosessuali, perché altrimenti si aprirebbe una discriminazione contro chi impedisce il riconoscimento dei diritti ai gay” – A risposta alle boiate di mons Migliore, invito a leggere l’articolo di don Giannino Piana http://www.gionata.org/chiese-e-omosessualit/approfondimenti/chiesa-e-omosessualit-.-i-diritti-negati-dei-gay.html ).

    Manifestazioni come quella di Brescia, mi paiono sintomo di un integralismo gay, che non accetta il fatto che non sempre chi è omosessuale è felice. Per mille motivi: famigliari, religiosi, lavorativi, sociali in genere, ma anche interiori e personali.

    Certo, è vero che la condizione di infelicità nella maggior parte dei casi nasce dalla paura di non essere accettato e dai condizionamenti esterni di una società omofoba, ma può anche essere che una persona semplicemente faccia fatica ad accettarsi per quello che è.

    E allora può cercare delle strade di cambiamento o di migliore conoscenza di se stessa, che potrebbero sfociare, come già detto, tanto in un coming out liberatorio, come in un cambiamento del proprio orientamento sessuale.

    Se il fine ultimo la felicità della persona, non ci vedo nulla di male e di dannoso ne nell’uno né nell’altro caso e, come detto, non capisco proprio queste manifestazioni da integralisti bacchettoni.

  7. Ho letto con molto interesse la lettera aperta di Gianni Geraci. E lo ringrazio di vero cuore. é una testimonianza, a mio avviso, splendida. Mi ha aiutato a capire un sacco di cose. Tra l’altro, ho scoperto che siamo coetanei, e, leggendolo, mi ritrovavo a pensare a cosa facevo io negli anni in cui lui faceva le cose che ha descritto.. ricordo il clima, la cronaca, l’aria di quei tempi…
    Io ho scoperto recentemente il tema della omosessualità. Non credo di aver mai avuto “pregiudizi” nei confronti degli omosessuali, ma “non avere pregiudizi” non significa “conscerne la complessa realtà”.
    Ho sentito la necessità di “capire” di più dopo che l’uomo di cui mi ero innamorata, mi ha finalmente spiegato per quale motivo la nostra amicizia rimaneva, dal suo punto di vista, solo una splendida e profonda amicizia, e non si traduceva nell’amore che io speravo.
    Quando me lo ha detto, il mio primo impluso, non lo nego, è stato quello di mandarlo a quel paese. Mi sentivo arrabiatissima del fatto che non me lo avesse detto prima, soprattutto in considerazione del fatto che ci definivamo “molto amici”. Poi, un po’ alla volta ho capito. Ho capito anche la sua paura di perdere la mia amicizia. Ed ho capito anche di come lui sia riuscito a dirmi di se stesso solo quando è stato in qualche modo sicuro che non ci saremmo persi, come amici.
    Oggi come oggi sono molto contenta di essere riuscita a rimanergli amica, e di essere amica anche del suo compagno, che ha conosciuto recentemente.
    E’ un mondo che non conoscevo, nella sua realtà vera. Venire qui, in questo sito, mi permette di capire un po’ meglio le complesse questioni in gioco.
    Di nuovo, ringrazio Geraci della sua testimonianza, che ha aiutato anche me, etero, a capire qualcosa di più.
    Sulla possibile “guarigione” dalla omosessulità, come dico (ridendo) anche al mio amico, se fosse possibile “cambiarlo”, gli farei persino le “magie”. Ma forse la “guarigione” più importante è quella che sono riuscita a fare dentro di me, non cadendo nell’omofobia, ed accettando il mio amico per quello che è, e restandogli accanto come amica, almeno quanto lui mi è sempre stato accanto come amico, nel mio camino, da quando ci conosciamo.

  8. ho appena letto l’intervento postato prima del mio…
    butto giù velocemente alcuni pensieri..

    una sola cosa, e lo dico da etero: io trovo assurdo e non rispettoso che si possa scrivere “Perché una persona omosessuale, che per vari motivi vive male la propria condizione, non dovrebbe cercare di cambiarla per trovare una maggiore serenità ed un maggiore equilibrio?”

    Non è l’omosessualità in sè che porta un disagio, ma il modo in cui viene vissuta nella società, provoca disagio…

    Discorso, lo so, complessissimo, dove non sono esentate dalla riflessione le persone omo stesse…

    ma sono convinta che l’omosessualità in se non è nè bene nè male, nè agio e nè disagio. é solo un modo di essere al mondo e di vivere la propria sessualità, probabilmente detemrianto da un insieme di fattori, ma una volta che c’è, c’è. e che senso ha non darle dignità?

    é, a mio parere, non avere dignità che porta disagio. non l’omosessualità in sè.

    Il sentirsi “indegni”, non il sentrirsi “omosessuali”.

    e convincere una persona omo a “curarsi” (intenzione malcelata dalla canzone di Povia) può portare solo ad un aumento della sofferenza delle persone omo, e non certo ad un superamento della loro sofferenza.
    E provocare dolore inutile o inopportuno, non è cristiano.

  9. io ero omosessuale, e che c si creda o no, adesso con l’aiuto di Dio, non mi ritengo più tale, sono guarito ma non da una malattia, ma da un profondo disagio emotivo.
    se mi vuoi parlare….
    Dio ti benedica

  10. caro m, povia non ha detto nulla di subliminale, ovvero di celato, forse sei solo arrabbiato xke nn trovi tu la forza di contrastare ciò che dentro te rikonosci nn volere…. povia non ha criticato nessuno ma solo raccontato una storia della quale e venuto a conoscenza e ti assikuro ha portato serenità e speranza al doppio di tutti coloro che lo hanno criticato… se avesse cantato la storia di una prostituta felice di vendere il suo corpo o la storia di un uomo felice di drogarsi e di vendersi, tutti li a pappagallare ed ad applaudirlo.. una volta che si sente un buon messaggio tutti li a fare le pecore… ma per favore.

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