‘Chisto è u zitu’. Quando a Natale incontrammo il ragazzo di nostro figlio

storia di nataleRiflessione di Francesca Marceca* tratta da ilove-sicilia.it del dicembre 2008

Giacomo è già andato a prendere i ragazzi all’aeroporto; l’albero è addobbato e i regali ci sono già tutti, gli anelletti sono nel forno. Finalmente posso prendermi un po’ cura di me. Ci tengo ad essere presentabile stasera; ma dove saranno finiti i trucchi? E’ così tanto tempo che non mi trucco più; esattamente due anni, il tempo che ci è voluto per capire. Ah, trovati!
Massimo non aveva mai portato a casa una fidanzata, e io cercavo tra le amiche quella che sarebbe stata più adatta a lui e speravo di cogliere qualche sguardo ammiccante. Era proprio la vigilia di Natale di due anni fa. Come mi era suonata strana la frase: “Mamma, io sono gay”.

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8 pensieri su “‘Chisto è u zitu’. Quando a Natale incontrammo il ragazzo di nostro figlio

  1. bellissimo! imparare ad accettare con normalità una situazione che è normale.
    Il mio amico più caro è gay. io mi ero innamorata di lui, quando non sapevo. Lui non aveva mai trovato il coraggio di dirmelo, nonostante sapesse bene cosa provavo per lui. Mi ha sempre voluto bene, il bene possibile tra noi.
    Un sentimento profondo ci lega, ed adesso, dopo che è riuscito a dirmi come stanno le cose, e dopo un difficile percorso di accettazione, lo considero davvero mio “fratello”.
    La cosa divertente è che ogni volta che penso al suo compagno, che conosco, lo sento come fosse mio “cognato”.
    Parentele affettive, acquisite, ma profonde. E molto vere e belle.

    Io spero ardentemente che noi etero possiamo imparare a superare i nostri pregiudizi, per poter vivere relazioni vere, autentiche, accoglienti l’un l’altro. E rispettose, reciprocamente.

    Vengo spesso in questo sito a leggere, anche per capire. E credo che state facendo un ottimo lavoro.
    A me è utile anche per dare un senso all’amore profondo che ho provato e provo ancora per il mio “fratello”-amico, anche se non sarà mai mio “amante”. Poichè, come dice lui, ciò che ci unisce è anche il fatto che nè io nè lui abbiamo mai provato attrazione erotica per una donna.

    E’ una fatica tutta nostra, di etero sedicenti “normali”, imparare ad accettare come normale ciò che è normale.
    Spero anche per noi che ce la possiamo fare, come questi due genitori che stanno aspettando gioiosamente il figlio con il suo compagno.

  2. Carissima m. io spero che anche noi gay possiamo imparare a superare i nostri pregiudizi, per…..come dici tu giustamente, vivere relazioni vere, autentiche, accoglieti l’un l’altro e rispettose reciprocamente. C’é tanto da fare e la fatica é reciproca!
    un’abbraccio

  3. Bello, Bella esperienza che spero che dia coraggio a tanti gay e a tanti genitori cche si spaventano alla scoperta di un figlio gay.
    Peccato che la gerarchia dei Cattolici alimenta paure e omofobie.
    Tra i miei amici tutti cattolici, io sono una normalità di vita con il mio compagno. Siamo inseriti pienamente, e i miei amici spesso mi dicono di non capire la nostra Gerarchia, davanti a certe espressioni inumane.
    Buon 2009
    matteo

  4. Caro Matteo, se capisco bene tu e il tuo ragazzo siete cattolici e siete accolti per come siete. Questo mi riempie di gioia.
    Fabio

  5. Sono Francesca Marceca,presidente dell’associazione agedo di Palermo.
    Il mensile I LOVE SICILIA ha chiesto a diverse persone attive nel contesto siciliano di scrivere una novella natalizia, così è nata la storia che avete letto. Essa si ispira alle esperienze che vivo in agedo e contiene parti di storie diverse che mi sono state narrate, ovviamente rese irriconoscibili.
    Sono una pedagogista e scrivere racconti non è il mio forte, ma mi ha fatto piacere vedere che la piccola storia narrata ha suscitato le vostre emozioni e considerazioni.
    Grazie.

  6. Cara Francesca,molto bello il tuo racconto.Nello stile semplice e profondo mi ha fatto pensare a Guy De Maupassant.Ancora più importante il contenuto,sarebbe importante se i genitori pensassero a priori di avere la possibilità di avere un figlio gay o una figlia lesbica e che questo orientamento fosse una opportunità e un’esperienza spirituale e umana per il proprio figlio o la propria figlia invece che una disgrazia da nascondere.Il tuo racconto dona speranza che tante mamme e papà possano capire i loro figli e la comprensione nasce dall’amore.Grazie di cuore.Un abbraccio.ps unica cosa: perché il figlio è chiamato Giacomo dalla madre e Massimo dal padre?

  7. Scusami Francesca avevo frainteso io:Giacomo è il nome del papà.Buon Natale a te e agli amici dell’Agedo,a Gianfranca che intervistai un anno fa,a Flavia di Bologna,a Rita e a tutte le mamme e i papà di questa importante associazione presente in molte città italiane e un abbraccio alla bella Sicilia.Johann Wolfgang Goethe ha scritto in “Viaggio in Italia” che non si può capire l’Italia se non si va in Sicilia.

  8. Che bello questo racconto!Finalmente un pò di serenità anche in una famiglia di un ragazzo gay!vi segnalo il documentario del regista Cipelletti dal titolo “2 volte genitori” curato dall’AGEDO che raccoglie testimonianze di genitori di ragazzi e ragazze gay..a me è sembrato molto bello e sicuramente può portare un pò di sollievo e speranza a tutti.BUON NATALE!!!

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