Sono un seminarista alle prese con la scoperta della sua omosessualità

lettera a gionataEmail inviata da Luigi, risponde un volontario del progetto Gionata

Scoprire la propria omosessualità non è facile, sopratutto se questo avviene mentre si è in Seminario nel pieno di un cammino per diventare prete. Ci scrive un seminarista: “vorrei essere un buon prete, ma anche una persona che ami qualcuno e condivida con lui l’amore per Cristo, centro della mia vita che mi ama così come sono”.
Un volontario di Gionata gli risponde chiedendosi “se ha senso riempire un vuoto con una scelta che, in queste condizioni, rischia di trasformarsi in una gabbia” perché “Dio non ci chiama a essere sacerdoti, ma prima di tutto ci vuole uomini completi”.

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23 pensieri su “Sono un seminarista alle prese con la scoperta della sua omosessualità

  1. Caro Tiziano,
    Ti scrivo perché, come molti, sono un ex seminarista, che durante il suo cammino in seminario ha scoperto la propria omosessualità. Non sto qui a discutere se è nato prima l’uovo o la gallina, ossia se sono diventato omosessuale in seminario (5 anni di liceo e due di teologia) o se lo ero e lo sarei diventato comunque.
    Voglio portarti la mia esperienza. A 16 anni mi sono innamorato di un compagno. Un amore che nelle fantasie inizialmente non era casto, poi a fatica ho trovato il coraggio di parlare con questo ragazzo. Lui è stato molto sensibile e mi ha aiutato a superare le prime difficoltà. Nel frattempo ho capito che il modo migliore per amarlo era rispettarlo (anche nei miei desideri) e cercare di evitarlo per non provocargli imbarazzo, e non soffrire io.

    Per altri anni ho continuato il mio cammino in seminario, cercando una risposta e il senso della mia vita.
    Poi ho deciso di cambiare strada. Non ho ne rimpianti ne rancori per questo. Oggi non sono felice, perché non ho mai trovato un compagno stabile, ma sicuramente più sereno che se avessi deciso di continuare.

    Vero è anche che mi sono un po’ allontanato dalla fede, rispetto Dio e la Chiesa, ma mi sento inadeguato ad essi. Ma questa è solo una questione personale.

    Il mio invito è quello di fermarti e prendere il tempo per rifletttere seriamente prima di fre un passo decisivo. Io credo che si possa essere dei degni preti anche se omosessuali, vivendo la propria castità ne più ne meno che allo stesso modo richiesto ad un eterosessuale. L’importante è che questa scelta, come detto, non diventi una gabbia, ma un dono libero e convinto.

    Ti saluto facendoti i migliori auguri di trovare la tua strada e la tua serenità.

  2. Leggendo la lettera di Tiziano avevo deciso di non intervenire, propio per evitare che fosse un discorso tra adetti ai lavori, visto che io ho risposto ad una chiamata ancora più radicale. Ma leggendo la bella testimonianza d’ Enrico mi sono bloccato su un passaggio che davvero non comprendo, quando dici che ti sei allontanato da Dio e la Chiesa perché ti senti ” inadeguato”. Cosa vuol dire inadeguato? inadeguato a cosa? un saluto

  3. Caro Tiziano,
    Leggo la tua lettera, ho letto anche la lettera del volontario di Gionata con il quale condivido tutta la sostanza.
    Fino ai 30 circa non mi sono mai rassegnato al desiderio che avevo fin da ragazzino di diventare sacerdote,
    Ero arrivato fino alla 3^ Teologia.
    Era l’epoca in cui due film mi avevano messo profondamente portato il problema del mio orientamento davanti agli occhi senza continuare a mentire a me stesso, mi ricordo in quel momento la visione di Maurice, e poco dopo di Therese (per chi si ricorda!!) due scelte di vita, la propria vita affettiva umana, la la propria scelta nell’assoluto.
    Una sofferenza che mi pareva immane.
    Incontrai un sacerdote del nord che insegnava in una pontificia qui a Roma, fu estremamente disponibile all’ascolto. Mi disse di fare la scelta che sentivo di più in quel momento nel cuore, poi nulla era erreversibile, e il cuore e il Signore mi avrebbero aiutato. Scelsi “maurice”, iniziai a lavorare, più tardi ho trovato un compagno con cui convivo da più di una decina di anni, sono sempre in contatto con i miei amici che sono diventati sacerdote, molti oggi parroci, e il Signore mi ha dato la pace del cuore, perchè vivo totalmente la mia vita con il mio compagno, senza alcuna nostalgia per il passato, che ricordo come una grande ricchezza. Quando posso, anche io consiglio di vivere prima totalmente la propria umanità, e solo dopo, se sentir quella libertà piena interiore che ti permette di fare una scelta di abbandono in Cristo, pensare al sacerdozio o alla vita religiosa, bisogna essere molto chiari con se stessi, in un serio personale autodiscernimento. Lo so che è difficilissimo, perchè si combatte con un desiderio fortissimo dentro se stessi, il sacerdozio, mentre si sentono le pulsioni della propria umanità.
    Vivi totalmente la tua umanità, lascia battere tranquillamente il tuo cuore umano, e quando sarà veramente libero, anche se ci vuole qualche anno in più, puoi fare altre scelte. Nulla e’ irreversibile. La morte di Cristo ci libera completamente, perchè vuole uomini sempre completamente liberi.
    Guai a cominciare una vita senza libertà, e mentendo per primi a se stessi.
    Per il resto tu sei e rimani libero arbitro delle tue scelte.
    Un saluto sincero, ed un augurio di ogni bene dal Signore.
    matteo.

  4. Caro Tiziano
    capisco bene le tue paure, le tue ansie, le tue domande, i tuoi dubbi, il tuo bisogno di affetto e di avere qualcuno accanto….ma stai attento Tiziano, muoviti con saggezza, perchè sarebbe comunque una situazione di estrema ambiguità….saresti costretto comunque a nasconderti e a vivere nel silenzio .
    A Roma, dove vivo, ho conosciuti molti preti che hanno avuto delle relazioni,Molti di essi hanno sofferto tanto, molti sono stati alla ricerca della persona giusta per anni e il loro bisogno di affetto li ha portati a vivere situazioni ai limiti, spesso a cadere proprio in basso, a vivere nella promiscuità (saune gay, spiagge gay, parchi pubblici, sesso a pagamento, doppia identità, una per il giorno e una per la notte!!) proprio tutto ciò che tu vuoi evitare. Certo questo non sarà il tuo caso…perchè sei un ragazzo in gamba…ma molti cominciano così.Il bisogno di affetto spesso è più forte della volontà. Comunque anch’io condivido l’idea che tu debba aprirti un pò al mondo omosessuale cattolico e scoprirai che siamo tante persone normalissime, che lavorano, studiano, amano, soffrono come tutti!! Rifletti bene e molto dunque…non fare scelte affrettate.Prima di prendere la tua decisione domandati come mai senti questo bisogno, questo vuoto e prova a risponderti con sincerità.
    un abbraccio immenso;)
    marco
    ciao

  5. Auguri Tiziano per aver accettato la tua omosessualità come una cosa naturale. Una cosa voluta da Dio. Il miglior modo per startio vicino è di spingerti ad viverela tua omsessualità, i tuoi sentimenti e la tua fisicità come un dono di Dio e non come un castigo divino e un mezzo per metterti alla prova. Sarebbe un Dio veramente crudele quello che ci nega le gioie dell’amore.

    Se vuoi portare la parola di Dio nonc’è bisogno di farti prete. Non c’è bisogno che tu viva tutta una vita nella negazione di te stesso e della tua natura.

    Vediamo ogni giorno i terribili effetti della repressione affettiva e sessuale nel clero cattolico.

  6. Io a Tiziano auguro veramente! di poter cambiare la Chiesa dal di dentro! che finisca questo disprezzo e senso di condanna verso i gay. Sinceramente mi è piaciuto quello che ha scritto “pincopallino2″ dove dice: … vivere la tua omosessualità, i tuoi sentimenti e la tua fisicità come un dono di Dio e non come un castigo di Dio … ” sono daccordissimo con lui (o con lei, non si capisce se sia maschio o femmina, ma in questo caso poco importa). Infine, anch’io come Pincopallino mi sento di dire: auguri e mi fa piacere, Tiziano, che hai accettato la tua omosessualità come una cosa naturale. Prego per te

  7. Più che entrare nel merito della situazione di incertezza di Tiziano (nella quale soltanto lui può fare chiarezza) vorrei sottolineare un aspetto di cui forse non si parla a sufficienza e che ho notato anche nel leggere queste risposte: il concetto di “sacrificio” o “rinuncia” che frequentemente è chiesto da Gesù ed è comunque una costante nelle Scritture, sembra non avere più validità attualmente…
    Aldilà del caso personale di Tiziano, vorrei esprimere la mia perplessità al riguardo.
    Che si tratti di un prete o monaco o suora o etero od omo, tutti sono fatti anche di carne, di corpo, di attrazione fisica e quant’altro. Credete che i preti che si mantengono in castità lo possano fare perchè non hanno desideri sessuali? O che chi ha scelto una vita di povertà non ami gli agi e le comodità? Le tentazioni, generalmente intese e non solo quindi per quanto riguarda la sessualità, coinvolgono tutti. Sta alla buona volontà del singolo, alla sua forza, all’aiuto che gli viene dal Signore, il riuscire a non cedervi continuamente.
    Non ho nessuna esperienza personale di vocazione religiosa, quindi non sto dando giudizi sul comportamento altrui, ma credo (e ripeto, questo è solo il mio opinabile parere) che ogni scelta di vita comporti delle rinunce che richiedono sacrificio per essere attuate.
    Non si può quindi escludere a priori la validità di una scelta vocazionale per il fatto che comporta la privazione volontaria di ciò che è gradito e desiderato (in questo caso la sessualità), ma questa scelta sarebbe da vedersi quindi piuttosto come atto d’amore verso Dio e non certo come rinuncia del sesso a causa una specie di auto-omofobia. E questo non significa nemmeno che Dio non voglia la felicità di ogni singolo uomo. L’emblema di questo concetto, l’asceta (di qualsiasi religione), allora non sarebbe altro che un pazzo visionario? O un perdente (dando per certa la sua incapacità di compiere rinunce)?
    Forse sono fuori dal tempo e dalla realtà nel fare questi ragionamenti, forse deriva dal mio carattere, dalla mia età, dalla mia concezione di vita cristiana.
    Saluti a tutti, in particolare a Tiziano a cui naturalmente anch’io faccio tantissimi auguri di poter scegliere quella che attualmente ritiene essere la via migliore.
    Dino

  8. Come sempre carissimo Dino hai fatto centro! La rinuncia é una componente naturale dell’Amore, non puo esserci Amore senza una rinuncia del propio io. Il Sacedorzio o la vita religiosa non sono una scelta ma la risposta d’un innamorato alla chiamata di Dio. Se non si é innamorati folli per Uno che hanno crocifisso 2000 anni fa non si deve accedere al sacerdozio, perché altrimenti le propie esigenze, naturali o egoisiche ti faranno fuggire o soffrire tutta la vita come un castrato. Carissimo Tiziano le tue qualita, che tu hai elencato, non ti proteggeranno dalle tentazioni e dalla fatica quotidiana, solo l’Amore puo sostenerti. Insomma se Gesù é l’Uomo della tua vita allora vai avanti senza paura, altrimenti cerca altrove.
    un abbraccio

    carissimo Dino credo propio che hai una vocazione alla paternità spirituale. ciao

  9. quando mi sono sposata l’ho fatto convinta ma con totale allegria ed incoscienza; come per la scelta vocazionale quella del matrimonio va fatta ogni giorno e ogni giorno si devono fare rinuncie e atti di fede.Le tentazioni ci sono per tutti e tutti dobbiamo conviverci. Se però si vuole prendere un impegno e sopratutto così importante e per tutta la vita lo si deve fare con convinzione e senza scherzi o tentennamenti.
    (Sono solo seria , in questo momento,non moralista integralista: il tono con cui ho scritto non mi piace ma non riesco ad averne uno più conciliante) Erica> sposata da 34 anni .

  10. vorrei mettermi in contatto con questo seminarista, qualcuno può darmi la sua mail? sarebbe molto importante per me.
    grazie di cuore

  11. Carissimo Lorenzo
    dopo la sua email e dopo un lungo periodo di riflessione condotta con un sacerdote segnalato dagli amici del progetto gionata Luigi è uscito dal suo seminario… ora è nel mondo a cercare la sua strada… di uomo in cammino…

  12. Gionatga a scritto:

    “… Luigi è uscito dal suo seminario … ora è nel mondo a cercare la sua strada … di uomo in cammino..”

    Quanda desinformazione sul senso della vita in seminario nei commenti di Gionata ?

    – La permanenza in un seminario è un periodo di riflessione alla RICERCA DELLA SUA STRADA: sacerdozio o vita laica

    – La permanenza in un seminario è sempre un periodo dove l’uomo si è IN CAMMINO verso il sacerdozio o la vita laica

    – La permanenza in un seminario è sempre un periodo di vità dove si rimane NEL MONDO privilegendo un style di formazione.

    Caro Gionata, si vede che il senso della scelta del ingresso in un seminario non lo conosci veramente dunque sarebbe utile non scrivere su cose che ignori del tutto o forse documentarsi un puo per non aver una visione parziale del tema

  13. caro lotta contro l’ignoranza,
    ti posso assicurare che “gionata” conosce benissimo cosa vuol dire entrare in seminario e cosa vuol dire rimanerci per un bel po’….
    credo che tu debba leggere meglio la frase con cui si è espresso per definire il cammino di luigi, vedo che non sei madrelingua italiana e mi permetto di interpretare quello che magari ti è sfuggito:
    luigi è uscito dal seminario e si ritrova nel mondo di tutti i giorni, sta facendo una sua ricerca personale, un cammino nel quotidiano affrontando pero’ la vita a contatto con le persone che non sono in seminario.
    sarai d’accordo con me nell’affermazione che il mondo, il contatto con il mondo, sono fuori dal seminario, anche se uno ci vive dentro.
    luigi sta facendo un cammino per la sua vita fuori dal seminario e non capisco perchè ti sei scaldato su questa affermazione a cui si può dare solo un valore neutro di spiegazione sul fatto che una persona sta cercando il suo cammino al di fuori del seminario…?…

  14. “Lotta contro l’ignoranza”,
    leggo solo ora il tuo commento,
    mi rendo conto che Gionata è ben informata sulla realtà del seminario, mentre tu stai giocando sulle parole e sulla pelle delle persone.
    Io al posto tuo me ne vergognerei.
    Ovviamente so perfettamente cosa significa attraversare il periodo del seminario come momento di discernimento vocazionale, cosa che tu, mi sembra non hai capito affatto, solo preoccupato di fare una fallimentare difesa di ufficio.
    Sono le persone come te che danneggiano la mia Chiesa cattolica e ancora per molto tempo… a quanto vedo…

  15. Caro Luigi,ho letto la tua bella lettera e la notizia che sei uscito dal seminario.Anche se non sarai prete ci saranno quotidianamente milioni di modi di aiutare con un sorriso,una parola,un gesto le persone che incontrerai.Rispetto i preti,gli asceti ma desiderare un compagno o una compagna vicino a sè è naturale.La chiesa cattolica dovrebbe dare la possibilità del matrimonio etero e gay ai preti e alle suore.Don Milani ha scritto l’obbedienza non è più una virtù e anche la castità non lo è.Vi sono bravi pastori e bravi rabbini sposati.Se poi è nella propria natura la castità ben venga ma non come obbligo.Auguro a Luigi un amore felice e tanta serenità.

  16. Buonasera, davvero non posso credere che un seminarista o un sacerdote possa vivere tali tentazioni e tormenti. La natura dell’uomo e davvero questa e solo questa. Per un mio percorso personale ho provato l’astinenza da ogni forma di sesso, compreso l’autoerotismo .Dopo un mese vivevo pensieri indicibili, tormenti, tentazioni, sogni e piccoli contrattempi puramente fisiologici.. dunque mi chiedo se resistere ad ogni forma della propria natura sia andare contro-natura; la cosa che non credevo è che dopo questa astinenza prolungata ho sentito delle pulsioni verso il mio stesso sesso e la cosa mi ha sorpreso. Dunque mi chiedo: l’autoerotismo può essere la soluzione sostenibile?
    Grazie
    lorenzo

  17. Caro Lorenzo, ci siamo passati tutti, etero e omosessuali, dai piccoli e grandi turbamenti adolescenziali. Probabilmente sei nella fase “questioning”, in cui ti poni delle domande sulla tua sessualità. Potresti parlarne col tuo medico di base, che ti potrà eventualmente indirizzare presso uno psicologo in una qualche struttura pubblica, dove avrai una buona probabilità di trovare un aiuto appropriato. Almeno, io ho fatto così e sono rimasto soddisfatto.

  18. Fabio ti ringrazio, lo psicologo mi darebbe una visione scientifica e forse asettica. Io vorrei che qualcuno mi dicesse che l’uomo può vivere senza sesso ed autoerotismo. Non credo ciò sia possibile e le pulsioni sessuali trattenute possono – a mio parere – portare a dei comportamenti inaspettati. Il mio caso è piuttosto emblematico (potrei raccontarlo in privato), vorrei la vostra opinione su questo aspetto: si può vivere senza sesso ed autoerotismo senza che non si abbiano problemi di natura psicologica e fisica?
    grazie
    lorenzo

  19. Caro Lorenzo, ho sentito parlare di “asexual” per definire persone che non hanno interesse sessuale. Ma non penso che sia questo il tuo caso. Ribadisco che dovresti parlarne col tuo medico, non aver timore, non essere timido: è il suo lavoro 🙂

  20. Il mio medico è una anziana signora, dubito che possa capire comunque sto vivendo nella mia castità totale un’atrazione per un mio collega di lavoro col quale condivido la camera. Il fatto che da mesi non ho rapporti e non mi masturbo ha fatto si che cominciassi ad avere erezioni quando ero sotto la doccia con altre persone. Credo che dipenda solo dal fatto che ho fermato la mia sessualità. Mi chiedo: come fanno i sacerdoti? Come riescono a resistere?
    grazie

  21. Caro Lorenzo, francamente non saprei che risponderti… e non so quanto l’esperienza di un sacerdote possa darti un valore aggiunto, mi sembrano casi diversi. In effetti hai ragione, dato che la tua domanda è un po’ “intima” concordo che è meglio che ne parli in privato, magari con una persona di fiducia, ad esempio un amico. Che ti posso dire d’altro, non aver fretta di inseguire le tue attrazioni, etero o omo che siano, e prediligi la costruzione di una rete di amici, non solo eterosessuali ma anche gay e lesbiche. Un caro saluto

  22. Caro Luigi, credimi, ci sono tanti seminaristi e preti in chat come Bear e Badoo, che accanto al loro impegno religioso vorrebbero condividere una loro vita intima omosessuale, ma credimi non è questa la strada; in questo modo si finisce solo col creare ancora piu’ discredito e confusione nella Chiesa nonche’ in te stesso.
    Per fare il prete, il medico o l’insegnante occorre avere vocazione, non puoi accettare solo alcune cose e rifiutarne altre e non pensare che il mondo gay sia cosi entusiasmante e bello come forse qualcuno ti ha fatto vedere perche’ anch’esso è pieno di insidie.A te la scelta comunque, rifletti bene, non prendere decisioni avventate e ricorda che aiutare il prossimo talvolta riempie di piu’ la vita rispetto a un’effimera relazione gay.Ciao, Luigi.

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