Omosessualità e handicap. Vi racconto la mia storia

disabilitàTestimonianza di Mario

L’avvento di Internet ha permesso a tanti gay disabili di conoscere molte persone, ma c’è il rovescio della medaglia, quando l’interlocutore sente la parola handicap chiude spesso la conversazione e il disabile si ritrova di fronte ad un ennesima sconfitta.
Ma perché non si vuole accettare che un gay disabile può amare esattamente nello stesso modo di un gay “normodotato” anche se il suo fisico non è perfetto??
Ci saranno molti gay disabili che, come me, hanno trovato la loro “persona da amare”, ma ce ne sono sicuramente molti altri che stanno ancora soffrendo perché hanno voglia di amare e di essere amati. Pensiamoci.

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37 pensieri su “Omosessualità e handicap. Vi racconto la mia storia

  1. caro Mario, bella la tua testimonianza. Tu ti chiedi perche nel mondo gay bisogna essere palestrati ecc……. per essere accettati? La risposta é che una buona parte dei gay vive con dei cliches e in questo non sono certo diversi dagl’hetero. Ma grazie a Dio il numero di quelli che vogliono capire e condividere aumenta. un abraccio caloroso

  2. Il problema che pone Mario però non è solo un problema che vivono i gay con handicap, in questo mondo sfolgorante essere gay o etero ma timido rende tutto difficile, non avere la sfrontatezza di fare a gomitate per dire sono qui produce gli stessi risultati…
    Certo avere un handicap è qualcosa di serio perchè rende tutto più difficile… come superare la cosa… be se si trovasse il modo di parlarsi di più e guardarsi di meno sarebbe già qualcosa…

  3. Ciao Mario,
    ho letto con molta attenzione la tua storia. E anche con molto piacere.
    Affermi dei concetti sicuramente non gradevoli, ma che purtroppo descrivono la realtà.
    Secondo la mia modesta esperienza si dovrebbe però allargare, e di molto, il discorso. Attualmente infatti la presenza di una situazione di difficoltà (di qualsiasi genere, fisica piuttosto che mentale) in una persona rappresenta quasi sempre un pesante ostacolo alla possibilità di trovare un partner.
    E questo sia in un rapporto omo che in un rapporto etero. Anche la “non sufficiente bellezza”, voglio usare scherzosamente questa perifrasi, al giorno d’oggi è spesso un vero e proprio handicap. Allo stesso modo l’età non più giovanissima o una situazione economica non brillante… e si potrebbe continuare…
    Le cause di tutto questo sono da ricercare a mio giudizio nell’atteggiamento ormai comune di fissare l’attenzione quasi esclusivamente sul fatto estetico o comunque sul concetto di “non difformità dallo standard ideale sotto tutti gli aspetti”, trascurando altri parametri (come il carattere o la capacità di dare e di ricevere amore), che purtroppo non sono evidenti al primo impatto con la persona in questione, che così viene rifiutata fin da subito.
    Sono contento che tu abbia avuto ed abbia ancora con te persone che hanno amato ed amano te per come sei. E sono contento per loro che hanno la fortuna di averti.
    La tua testimonianza è una boccata d’aria fresca e di ottimismo per tutti.
    Cari saluti,
    Dino

  4. Sicuramente come afferma Dino,se ci mettiamo a parlare il discorso si allarga e non si finisce più di fare esempi…anche voi Federico e Mirko avete espresso concetti assolutamente esatti,se si smettesse di usare degli stereotipi e ci parlassimo e ci guardassimo con il cuore sicuramente si abbatterebbero tante barriere ” mentali ” che portano a far sentire alcune persone dei mostri inguardabili.Con i mattoni dei muri che dobbiamo abbattere costruiamo tanti bei ponti,senza barriere architettoniche e di nessun altro tipo,dove si possa passeggiare tranquillamente anche se hai una sedia a rotelle e magari accompagnato dal tuo compagno normodotato.Grazie per avermi risposto,davvero non avete idea della mia felicità…siete solo tre ma valete per tremila e vorrei che diventaste tre miliardi di miliardi.GRAZIE di tutto cuore Mario.

  5. Carissimo Mario, non sono solo tre gli amici che ti hanno letto e tu hai posto problemi che sento irrisolti da anni. Il nostro dna è fatto da tanti mattoncini che noi continuiamo a sovrapporre per difenderci. Non è un problema-gay è un problema che dovremmo urlare tutti insieme: di non accettazione, di solitudine forzata, di inadeguatezza, di amici che non si rendono conto di tutto questo.Senza acrimonia e senza lacrime come fai tu. Negli anni settanta in Consiglio Comunale lotta dura contro le barriere architettoniche, dopo quarant’anni e con l’artrosi alle ginocchia quasi non riesco io a percorrere strade pedonali piene di gradini e di fossati. Ti abbraccio perchè non posso fare di più e la cosa mi fa molto arrabbiare.

  6. Grazie Erica…credi hai fatto tantissimo e ricambio l’abbraccio di cuore,voi non immaginate che cos’è questo per me…sono stato in tv a parlare di questo problema,una volta a Gay-TV a Milano e poi un servizio su Rai3 a Racconti di vita ma non ho ricevuto nessun riscontro…poi ho trovato Gionata per caso navigando in internet….dopo aver letto alcuni post ero certo di trovare delle persone che capiscono e non mi compatiscono…abbiamo una cosa in comune,la Fede in Dio che ci accompagna nel nostro cammino quotidiano.Non spariranno MAI le barriere architettoniche ma una strada piena di gradini e fossati se attraversata mano nella mano con qualcuno che ti ama diventa una passeggiata.

  7. proprio Dino mi ha fatto riflettere tempo fa sul modo di affrontare la vita. Ci si deve proporre non solo su blog in cui ci si dà fondamentalmente tutti ragione ma si deve aprire la porta ed uscire di casa e vedere i propri vicini e telefonare agli amici che ci diano una mano con le varie barriere e vedere chi è amico e chi no e cercare comunque altri modi per rapportarsi. E’ sempre più difficile: la mia vicina non osa venirmi a chiedere un passaggio in macchina e so che ha voglia di chiacchierare solo quando la vedo fare pulizie esagerate al vialetto di fonte a casa sua. Credo anche io che mano nella mano è sempre bello ma si è spesso soli e siamo i primi a compatirci e a rifugiarci in internet. Ti stai curando? Ho visto che la tua è una malattia rara ma per cui sono state trovate cure che danno buone speranze. Anche io sono stata una insana fumatrice , ho smesso quando aspettavo mio figlio, lui naturalmente fuma e non c’è speranza che rimanga incinto…

  8. Si ci sono nuove cure per la mia malattia ma sono cure prevalentemente chirurgiche,ora fanno dei by-pass anche alle arterie piccolissime.A me a febbraio hanno impiantato sottocute a Torino un pace-maker neurologico ricaricabile con tutti gli elettrodi nella colonna vertebrale per curare il dolore della Sindrome da arto fantasma,ogni 3 settimane mi devo ricaricare come un cellulare ma,attraverso un telecomando,posso dosare le stimolazioni in base al dolore,la morfina mi accompagna 24 ore al giorno attraverso un cerotto che cambio ogni 3 giorni.Ormai io e il Buerger siamo una cosa sola….Pensa che io abito a Genova in un palazzo con 85 appartamenti,ci sono dei vicini con i quali ho un bellissimo rapporto ma alcuni proprio non so nemmeno chi siano…la vita frenetica ci porta anche a questo,al lavoro ho un sacco di amici e un bellissimo rapporto con i colleghi,poi meno male che internet da una parte ti permette di conoscere e parlare,anche se virtualmente, con molta gente ma io preferirei conoscere tutti uno a uno,tu Erica di dove sei ?mi raccomando di a tuo figlio di non fumare e di smettere prima possibile…

  9. cari amici, il male più grande che la societa fa agl’handicappati non sono le discriminazioni, ( naturalmente odiose ) o le bariere architettoniche, ma il pietismo che distrugge la stima in se stessi. Io sono monaco di una congregazione dove i membri sono per lo più handicappati o malati cronici, vivo con dei fratelli che hanno dovuto subire quei sorrisi pietosi che li hanno fatti sentire inutili e maledetti da un destino crudele. Vorrei che con le bariere architettoniche fosse cancellata dalla bocca degl’italiani la parola :” poverino”

  10. Grazie Federico ,sai quante volte io avrei voluto avere un lanciafiamme per bruciare chi vedendomi passare diceva ” oh poveretto ” mi son sentito anche dire ” brutto handicappato ” la mia risposta è stata…passi l’handicappato ma brutto no !!! Un saluto a te e ai tuoi fratelli…dove vivete ?

  11. vivo in Francia, perché la mia congregazione monastica
    (siamo benedettini) non ha case in Italia. cerca in internet congregation Notre Dame d’Esperance. io abito il prieuré st. Joseph. un abraccio

  12. io abito tra Brescia ed il Lago di Garda, ma sono nata a Torino e cresciuta a Roma che ho sempre nel cuore. In piscina qualche anno fa ,subito dopo il mio corso, c’era quello di un bel gruppo di handicappat* gravi e tutt* giovani. Quando arrivavano ci abbracciavano ridendo e facendoci scherzi in acqua, lì ci voleva la forza per salvare la pelle…un bellissimo periodo e nel mio gruppo lasciavamo tutte spazio agli assalti senza problemi. Credo che il lanciafiamme che abbiamo dentro dovrebbe anche tirare fuori un boato ogni tanto, serve ad esprimere un dolore e anche a educare chi con il dolore non ha mai avuto a che fare.

  13. In effetti gli altri ci possono fare male ma il male peggiore che possiamo fare a noi stessi viene quasi sempre da noi stessi… riuscire ad amarsi cosi come siamo, sapersi voler semplicemente bene richiede un lungo cammino…

    Se riuscissimo a stare bene con noi stessi sarebbe un disastro per le palestre, gli psicologi e i vari padre pii che sarebbero disoccupati… ma non credo capiterà tanto spesso…

  14. Io sono convinto che la maggior parte delle persone disabili fondamentalmente e solo tanto e tanto arrabbiata,l’accettazione del proprio fisico arriva, anche se sotto forma di rassegnazione,perchè non ci vuole molto a capire che l’aspetto del tuo corpo non potrà mai cambiare ma come dice Innocenzo c’è sempre qualcuno che,spesso involontariamente, anche solo con uno sguardo di compassione o di semplice curiosità te lo ricorda e in quel momento puoi stare bene con te stesso quanto vuoi ma fregarsene completamente è alquanto difficile.

  15. è strano che in blog e ML cristiane spunti fuori continuamente la rabbia che molti di noi hanno forte dentro di sè. Sembra che , più che una ricerca evangelica, la nostra sia una urgenza di esistere ‘a prescindere ‘. Nonostante l’aspetto,nonostante il genere,nonostante tutto cerchiamo amore e , sempre e comunque , basta una frase ,uno sguardo,un silenzio e sembra che non ci sia più niente…nè fuori nè dentro di noi. Abbiamo perso il senso dell’altro, del calore del camino con la schiena ghiacciata e le mani bollenti ma con amic* e parenti a chiacchierare ,mangiare caldarroste e magari dire anche una preghiera per chi non c’era più.

  16. che bella la tua riflessione, carissima Enrica! davvero bella e hai ragione quando dici che malgrado tutto (e sovente senza saperlo) ” cerchiamo amore”. Ma forse bisognerebbe dire cerchiamo Colui che é Amore e quindi é relazione. I padri dicevano che ognuno di noi é il tempio nel quale Dio vive, ma questo tempio che noi siamo, in che stato é? Incrostato dalla fatica di vivere, demolito dalla malattia, dalle angoscie e sporcato dalle piccole e grandi rabbie e egoismi. Per ritrovare l’Ospite sepolto e per una relazione con Lui e quindi coi fratelli é necessario rimuovere i detriti ecco perché questo blog é importante, certo nessuno di noi ha la risoluzione al problema, ma le riflessioni affidate al blog possono stimolare il fratello nella sofferenza ad aprirsi e a lasciare uscire i ” fantasmi”. percio grazie Enrica per cio che dai, sei preziosa cosi come Dino, Mario e tutti gl’altri. Credimi mi piacerebbe mangiare le caldarroste con voi e magari rivedere il lago di Garda, ma 2000 km ci separano, ma nella preghiera sono sempre con voi. un abraccio grande

  17. § Sai Innocenzo, spesso lo “stare bene con noi stessi” viene raggiunto in modo relativamente facile dalla persona che ha un difetto fisico, chiamiamolo così, con un termine che ora è ritenuto politicamente scorretto. Il problema si pone quando quasi tutto il resto dell’umanità (che ritiene di non avere difetti, o perlomeno non ha il tuo stesso difetto), ti guarda con curiosità più o meno benevola, come se tu fossi un fenomeno da baraccone e come tale tu avessi diritto soltanto ad essere tollerato, ma non amato magari proprio per quelle tue caratteristiche che ti rendono diverso dagli altri.
    Spesso quindi l’omosessuale diversamente abile (torniamo pure a questa ipocrisia semantica) viene doppiamente discriminato e possono verificarsi varie ipotesi: o si fa “mettere sotto” dagli altri e dalla vita stessa, o reagisce come può e come è nella sua indole, a volte con aggressività e risentimento, a volte con menefreghismo, a volte (se credente) sublimando il dolore che prova in una specie di abbandono totale alla volontà di Dio (ma questa è vera fede o piuttosto è una conversione di questa sofferenza interiore in qualcosa che gli riesce più facilmente accettabile e in casi estremi, addirittura desiderabile?).
    Credo che questo sia il concetto espresso da Mario.
    § Erica, hai detto cose giustissime parlando di questa fame d’amore attualmente così evidente nella società economicamente benestante e forse per questo diventata più egoista, più chiusa all’ascolto dell’altro (qui è il nocciolo del problema). La gente, come dici, cerca amore, ma tende ad essere avara nel darlo. La rabbia di ogni discriminato credo che venga fuori soprattutto perchè si aspetta amore per il prossimo, e non soltanto tolleranza nei suoi confronti.
    § Federico, non si sa mai, a volte le distanze non sono così insuperabili come sembrano.
    Saluti a tutti,
    Dino

  18. se capisco bene Federico, è necessario rimuovere i detriti, ma ognuno di noi deve rimuoverli in sè stesso , sono quelli che coprono e non fanno vedere l’Ospite sepolto in noi. Se c’è una relazione con Lui , c’è anche con i fratelli e le sorelle e cosa importa se da parte loro c’è solo tolleranza? E’ quello che in quel momento ci possono dare e non possiamo chiedere di più. Se ci si arrabbia continuamente con chi non è al nostro livello di disincrostazione siamo fregati e ci crogioliamo nella polvere dei detriti e nella rabbia di non avere un tornaconto. Più si invecchia e più i fantasmi svolazzano leggeri e portano via i pensieri più tristi. Io riesco a vedere Mario bello come si vede lui e quando riusciremo ad andare a trovarlo ,Innocenzo comincia pure a pensare ad un incontro a Genova, ci riconosceremo di sicuro. tanti abbracci

  19. sai Dino io non credo che lo stare bene con se stessi sia relativamente facile da raggiungere. Perché noi siamo stati tutti formati psycologicamente, da coloro che ci hanno frequetanti e ci frequentano, i nostri genitori, la famiglia, ecc. Io ho un fratello che si dice handycappato e soffre terribilmente, perché é alto 2 metri. Odia le sue mani e i suoi piedi troppo grandi e le sue gambe troppo lunghe, ripete sempre che il mondo non é fatto per i troppo grandi e i troppo piccoli. E noi possiamo aggiungere per i vecchi, per i brutti; per i froci ecc. Il nostro rapporto fraterno é cambiato quando io ho smesso di consolarlo e ho riconosciuto la mia colpa. Si come parte della societa anch’io sono responsabile del suo star male e quindi ho smesso di fare in non hanycappato che é misericordioso e accettando la mia responsabilita sono entrato nella categoria degl’handycappati e dopo essermi scusato lui ha potuto accettarmi come un fratello che soffre con lui. Ora non so se lui riuscira ad amarsi per cio che é, ma ama i suoi fratelli che portano la croce con lui e questa é un’immensa conquista. Amare l’altro non é volergli bene ma portare la croce con lui sapendoti ” handycappato” bacione a tutti

  20. Si Enrica bisogna rimuovere i detriti, ma sapendo che noi in verita ci mettiamo solo il desiderio, seppur piccolo, di Lui. Il grosso del lavoro lo fa Lui, Lui che é Amore e Comunione! ecco perché se Lui puo di nuovo risplendere in noi , noi riceviamo e doniamo Amore, e spesso senza rendercene conto. un bacio

  21. Si Federico…Lui ci da la forza di sopportare tutto ciò che ci accade,io me ne sono accorto tardi…pregavo ogni giorno ma da qualche tempo sento il desiderio di andare ogni giorno nella casa del Signore a fargli visita,la scalinata che c’è nella mia chiesa non è più un’ostacolo insormontabile,la faccio con immenso piacere anche se con fatica e così è la mia vita,affronto tutto con serenità perchè so che Lui mi aiuta, Papa Giovanni Paolo I nel suo breve pontificato in un suo discorso disse ” Se Dio ci da una croce, ci da anche l’aiuto per portarla “ora sono felice perchè credo che,il mio amore..tutte le cose belle che ultimamente mi stanno succedendo..siano un premio che Dio mi ha riservato,vi abbraccio tutti amici di Gionata,spero di conoscervi presto con affetto Mario

  22. vorrei ringraziare Federico per come riesce a raccontarci il più grande Mistero come una favola bella. Sono spesso un po’ scettica nonostante la mia apparente semplicità e l’essere valdese mi avvicina forse molto al mondo più laico se non quasi senza Dio apparente. Mia madre mi ha lasciato il nome Erica come augurio di essere semplice come qesta piantina di brughiera che cresce nelle Valli Valdesi e intorno a Le Puy dove era nata lei.Certe volte è difficile anche accettare il proprio nome,la provenienza della propria famiglia,le lingue e i dialetti che si intrecciano in casa, le fedi diverse professate da nonn*,zi*,vecch* amic* , sinceramente ammiro tantissimo Mario che ha una fede che gli fa scalare le Chiese e che dice di chiedere aiuto mentre invece ce ne ha dato moltissimo

  23. carissima Erica solo ora mi rendo conto d’averti storpiato il nome, scusa questo monaco distratto. Si l’erica é un fiore semplice, ma anche tenace. Sà affrontare gl’inverni più rudi ed é sempre pronta a rifiorire. Difficile affrontare il propio nome e la propia provenienza equivale a dire: difficile accettarsi come si é! con le propie radici e i propi limiti. Mario scavalca le bariere architettoniche per cercare colui che é la Vita e cosi dà forza agl’altri, e tu lo cerchi in questo mondo sofferente, e dai speranza. Magari cio che fai non é eclatante ma quando la neve si scioglie sei la prima a dare un fiore a chi ne ha bisogno. Un’abraccio ed un grazie alla nostra amica Erica

  24. è quasi sabato, ho cercato il Priorato di Federico in Francia , mi sembra proprio lontano…meno male che c’è internet. Perchè dici che non avete case in Italia? A Norcia , in Trentino, nel Lazio mi sembra di avere visto bei conventi benedettini. Sono tutti vuoti? Ho trovato un bell’articolo sul monachesimo femminile, più antico di quello maschile e molto forte. Si accenna anche al fatto che molte monache erano lesbiche ma non mi sembra che la cosa sconvolgesse qualcuno.Volevo postarlo ma ho pensato che Innocenzo mi avrebbe detto di lasciar perdere e mi sono ‘ravveduta’.Il mio interesse è legato ancora alla mia tesi di Laurea scritta proprio sugli amori cortesi durante il Medio Evo proprio tra monache e tra frati e con amorosi carteggi tra abati e abadesse. ciao a tutti Erica

  25. Io non so forse quello che sto per dire sarà stupido ma spero di spiegarmi …voglio dire che come dice Erica ci sono testi antichi che parlano di amori tra persone consacrate alla vita monastica,che non hanno mantenuto fede ai voti presi…da sempre l’uomo,in quanto essere umano,ha desiderio di avere un amore fisico oltre che mentale…certo che se fai voto di castità e obbedienza al Signore la cosa è molto diversa.Quindi la mia domanda è questa…secondo voi coloro che si comportano in quel modo,avranno in seguito un pentimento sincero che li porterà ad ottenere il perdono da Dio ??Si sa che ciò continua ancora al giorno d’oggi e io quando prego dico sempre che prego per tutti coloro che non pregano mai e allora da oggi ricorderò anche loro nelle mie preghiere.Io desidero da qualche tempo di trascorrere un periodo in qualche santuario o monastero,vicino a casa mia c’è il Santuario della Madonna della Guardia,io sono nato in un paese che si trova sotto al Monte Figogna,da bambino andavo con mia nonna a passare una settimana nel convento delle suore,ci sarebbe la possibilità di passare un periodo durante il quale si può partecipare a incontri di preghiera ma il Santuario è sempre meta di pellegrini e io vorrei una cosa meno popolata,un monastero dove si possa ascoltare il silenzio.Grazie per darmi la possibilità di parlare e magari di fare dei discorsi anche poco sensati ma,finalmente posso farlo tranquillamente con persone che sono sicuro non mi giudicano ma mi ascoltano e mi danno anche modo di apprendere cose nuove.Un saluto e un buon fine settimana a voi tutti amici miei…Mario

  26. carissimo Mario, i testi che ha citato Erica parlano d’Amicizia. Amicizie vere e profonde, poi se siano anche andati a letto assieme noi non lo sappiamo e comunque non é scritto da nessuna parte. L’Amicizia é un sentimento nobile e bello come l’Amore, anche se oggi le parole Amicizia e Amore hanno perso il loro significato profondo e sacro. Per cio che riguarda i voti tieni presente che sono un mezzo e non un fine e poi non sta a noi giudicare le debolezze altrui. C’é un monastero di cistercensi vicino a Cuneo, se vuoi ti mando l’indirizzo. un abbraccio

  27. Sono assolutamente d’accordo con te riguardo il sentimento dell’Amicizia vera e profonda,ma io ho scritto perchè il post di Erica parlava di monache lesbiche e quindi per monaca io intendo una persona che ha preso i voti e fatto una promessa a Dio,poi naturalmente non si pecca solo col corpo ma anche col pensiero,io non voglio assolutamente,e non ho il potere per farlo,giudicare nessuno era solamente una domanda che mi sono posto e di conseguenza ho chiesto a voi.Credo e spero di non aver offeso nessuon e in tal caso mi scuso ma ho precisato che forse non mi sarei spiegato bene…grazie comunque per la tua risposta che come vi ho scritto mi aiuta ad apprendere e a crescere.Ti ringrazio per il monastero ma preferirei trovare qualcosa più vicino a casa.Ricambio l’abbraccio di cuore

  28. La cosa che mi ha colpito nel lungo documento è stato proprio il fatto che si specificasse ‘ lesbiche ‘. Ma diceva anche che, sapendo le monache che c’era da parte loro un interesse maggiore per le altre donne, si cercava di non lasciare mai due persone da sole ma di farle lavorare o andare insieme sempre almeno in tre. Sono , come sempre , ipocrisie. Ha ragione Federico che si deve considerare il significato reale di amicizia>amore e poi il resto è un problema personalissimo di cui ognuno è responsabile di fronte a se stesso e a Dio. Nessuno si preoccupa mai altrettanto di tutti gli amorazzi e tradimenti nei matrimoni benedetti in Chiesa eppure sono la stragrande maggioranza. Ciao Erica

  29. Ok….si sà ma non si dice. Sono d’accordo che si possa amare un amico senza oltrepassare un certo limite. Grazie per le risposte che mi date,mi sono veramente d’aiuto….lì per lì sono rimasto un pò male ma rileggendole con calma capisco che sono realtà.
    Mario

  30. per Federico : dopo aver cercato a lungo tra mille zapping, ho mandato l’articolo a Innocenzo. Spero di non essere stata troppo incauta nel riassumere fatti che per me erano già digeriti…chiedo scusa per la presunzione.Buona notte ! Erica

  31. la tua storia è bellissima! ti faccio tanti in bocca al lupo e continua così…sei davvero un esempio per tutti quelli che subiscono emarginazione…

  32. Grazie bietola…ti ringrazio di cuore…vorrei tanto che tutti i disabili come me vivessero una bellissima storia d’amore come la mia.

  33. QUADO AVEVO 11 AMAVO LA MIA PROF DI LETTERE POI UN RAGGAZZO LA PROF LA PRESA INGIRO NON SOLO A PRESO UN BRUTTO VOTO E LA CHIAMATA BASTARDA IO NON POTEVO SUPERARE ANZI NON POTEVO FARE NIENTE E COSI GLI O DATO UN PUGNO INFACCIA DOPODICHE SIAMO ANDATI DAL PRESIDE .MA LA PERSONA CHE AMI NON VA SENPRE DIFESA IN CERTICASI

  34. hai ragione : quando ci si ama veramente , in certi casi , non si deve necessariamente essere difesi. Difendere una persona vuole anche dire non averne abbastanza stima da sapere che ce la può anche fare da solo/a. Il tuo pugno è servito a te per provare il tuo coraggio e per dichiarare il tuo amore. Non è un sistema da consigliare a tutti ma …’una volta nella vita ‘ può anche essere una positiva spinta interna. Adesso mi sgrideranno tutti …un abbraccio Erica

  35. Come non essere d’accordo con te Erica… se non abbiamo il coraggio di lottare per ciò che amiamo cosa ci resta… e la nostra chiesa è una di queste cose…. anche se la sua gerarchia spesso più che madre è matrigna con i suoi figli… ma noi non taceremo…

    anche i genitori vanno educati… 🙂

    un abbraccio forte forte

  36. sono in un momento bello della mia storia in cui sto tirando le fila di una vita volta alla conoscenza delle persone e alla mia e loro educazione al vivere con amore ma anche con passione. Ho trovato ieri due infermiere ex alunne che mi hanno ricordato le mie lezioni di geografia per cui spostavo tutti i banchi per fare piccoli gruppi e poi la bidella veniva ad aiutarci e si informava sull’ultima lezione, alla fine rimaneva addirittura con noi…mio figlio mi ha insegnato a veleggiare su internet, mia figlia ad apparire mamma per bene anche se l’esteriorità per me è spesso un optional. Ogni giorno imparo qualche cosa da Gionata e Innocenzo mi ha insegnato a rispettare il figlio omosessuale che avrei potuto avere; non tutti i genitori hanno avuto la mia fortuna e non tutti sono pronti a mettersi in discussione proprio come la Chiesa che può sembrare matrigna ma forse è solo in preda ad una politica conservatrice ed autoreferenziale. Un abbraccio Erica

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