Sono una madre in lotta contro l’omofobia che ha ucciso mio figlio

omofobiaArticolo di Craig Wilson tratto da usatoday, liberamente tradotto da Daniele A. Vitali

Nel 1998 suo figlio Matthew, di 21 anni, perché gay fu brutalmente picchiato, legato ad uno steccato e abbandonato lì agonizzante. Morì dopo tre giorni. Fu un crimine di cui parlarono i giornali di tutto il mondo.
Da quel giorno, la vita della Shepard è cambiata per sempre. Da tranquilla madre e casalinga del Wyoming è diventata un’attivista internazionale che, insieme al marito Dennis, ha creato una fondazione in ricordo del figlio per combattere l’odio ed il bigottismo attraverso programmi per i giovani che educhino alla diversità. Questa è la sua storia.

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2 pensieri su “Sono una madre in lotta contro l’omofobia che ha ucciso mio figlio

  1. E’ proprio vero, alle tragedie più grandi si può reagire chiudendosi nel dolore o decidendo di dire basta… però che grinta questa madre… che differenza con la famiglia italiana del giovane siciliano morto recentemente con il suo ragazzo in un incidente aereo …
    se ripenso l’ipocrisia dei media italiani e della famiglia tutta tesa a nascondere che il loro povero figlio era gay… a chiedere il silenzio e il nascondimento… come se ci si debba vergognare dell’amore di chi amiamo…
    A volte mi sembra così triste questa nostra Italia, terribilmente triste vinta da troppe paure…

  2. Quando sento storie del genere mi vengono i brividi! a parte il fatto che -lo dico sempre- l’amore non si divide in categorie, purchè sia autentico; ma poi mi viene un dubbio terribile a questo punto: inizio a pensare che la gente tolleri di più le vere e proprie perversioni come la pedofilia ed altre cose del genere che l’omosessualità!! Mi auguro di no, come mi auguro fermamente che la mente umana incominci ad “allargare i propri orizzonti” e a non scandalizzarsi per l’omosessualità, e tanto più spero che un giorno (chissà quando) inizi a NON considerare più questa una malattia! ma mi sa che di strada ancora ce n’è da fare!

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