Essere gay credenti: tra esclusione e creatività

Riflessioni di Stefano Ventura

Chi si dichiara gay e credente è oggetto di due esclusioni: la Chiesa Cattolica non vuole accettarlo tra chi può legittimamente aspirare ad una vita cristiana, a meno di un sacrificio che non esiterei a definire estremo.
A causa di questi pesanti ed autoritari giudizi morali, molti militanti omosessuali non vedono di buon occhio chi si dichiari gay e credente – soprattutto se gay e cattolico.
Stretti tra questi due fuochi, uno istituzionale l’altro culturale, i gruppi gay credenti svolgono una opera meritoria e silenziosa di “recupero” di persone ferite nella loro esperienza di fede e la loro dignità di omosessuali. Ma i gruppi di gay credenti hanno delle potenzialità ben maggiori di quelle che si creda.

Leggi l’articolo…

Annunci

15 pensieri su “Essere gay credenti: tra esclusione e creatività

  1. Caro Stefano, concordo con la tua tesi

    “vorrei sostenere la tesi che questi gruppi, i nostri gruppi, hanno delle potenzialità ben maggiori di quelle che si creda – possono infatti allargare e contribuire a rifondare la strategia politica del movimento GLBT promuovendo la comunità come l’unico strumento sociale in grado di cambiare stabilmente la situazione di milioni di persone omosessuali in questo paese.”

    Come ha ben detto Michael Kelly “abbiamo la tendenza a pensare che poiché viviamo in una società secolarizzata, possiamo ignorare la religione e le strutture religiose, come se non avessero impatto sulle nostre vite, ma in realtà questo impatto c’è eccome”.

    In Italia, il movimento LGBT non ha potuto ignorare la religione e le sue strutture, ma si è posto generalmente in contrapposizione ad esse. Tra le cause, è mia opinione, vi è che i credenti LGBT si sono tenuti ai margini del movimento. Il movimento ha dunque patito un deficit di apporto culturale da parte dei gay credenti e dei loro alleati, finendo per apparire agli occhi dell’opinione pubblica, nominalmente cattolica nella quasi totalità, come un movimento puramente laicista, radicale, anticlericale.

  2. Un motivo di fondo di discussione tra me e mio marito sui gay credenti è che, lui laico , dice che gli affari di sesso devono interessare solo alle proprie lenzuola, io valdese , dico che la Chiesa ha il dovere di accogliere tutti quelli che credono in Dio e che vogliono condividere la loro fede con altri.
    Ha ragione Stefano che se i GLBT si trovano , lo fanno nei vari gruppi in cui si trovano solo GLBT. La politica si fa tra persone fondamentalmente omogenee, la Chiesa è un insieme di anime che dovrebbero tendere ad un unico bene comune.
    Se nelle Chiese i gruppi non rimangono prudentemente e passivamente in ascolto ma ,come singole persone, danno piena dimostrazione della propria fede , allora credo veramente che l’apporto culturale sia enorme e la forza contro la discriminazione diventi un cuneo che la politica non si può permettere. ciao Erica

  3. Grazie dei commenti!
    vorrei proprio aprire un dibattito che vada oltre il problema dei rapporti tra fede e omosessualità.
    Credo che sia ora di voltare pagina: accanto alla funzione encomiabile di risanare la ferita tra credenti omosessuali e fede, i gruppi e le comunità GLBT possono iniziare a costruire un ruolo di fermento ideativo e concreto nel panorama politico dle movimento.
    Non siamo più costretti a dimostrare che si può essere gay e cristiani – diamolo per assodato e chi si attarda ad attaccare questa posizione deve, appunto, sentire che è indietro, superato dagli eventi. Dobiamo inventare forme di contributo positivo al bene comune.
    Io mi limito a suggerire che la “nostra” capacità di costruire gruppi, relazioin forti, condivisioni, comunità, siano una richezza di fronte ad una società che si auto-condanna all’isolamento.
    Ma ho anche fiducia che la creatività deborderà da chissà quante menti e quanti cuori, se solo inziamo a discutere, coordinarci, scambiarci idee TRA gruppi credenti e TRA gruppi credenti e altri gruppi.

    Spero che il dibattito cresca: come un po’ di lievito…

  4. Caro stefano
    non sono più un giovincello ma anche se sono stato molto colpito dal tuo giovani entusiasmo ti dico che credo sia possibile parlare di un movimento di gay cattolici, semplicemente perché non esiste…
    In Italia, è vero, ci sono tanti gruppi ma esclusi i casi di Roma e Milano, sono gruppi piccolissimi, spesso isolati e formati da persone eterogenee… certo non siamo più ai livelli di 10 anni fa quando molti gruppi nacquero per trovare un luogo dove trovare un prete che ti assolvesse…. grazie a Dio il mondo, e noi con esso, siamo cambiati… ma la fragilità di questi gruppi resta…
    Certo vedo, come te segni di speranza… Sono rimasto davvero colpito dalla veglia per le vittime dell’omofobia che i gruppi di gay credenti omosessuali hanno organizzato in tutt’Italia nei mesi scorsi…. un iniziativa pubblica che era impensabile sino a non molti anni fa… ma durerà tutto questo o dopo un po tutto cadrà per stanchezza o per noia, come è già accaduto in passato?

  5. Mi ha molto colpito la chiusa del tuo articolo (corsivi miei):

    «Tra questi due fuochi, uno istituzionale l’altro culturale, i gruppi gay credenti svolgono una opera meritoria e silenziosa di “recupero” di persone ferite nella loro esperienza di fede e la loro dignità di omosessuali. Tuttavia, vorrei sostenere la tesi che questi gruppi, i nostri gruppi, hanno delle potenzialità ben maggiori di quelle che si creda – possono infatti allargare e contribuire a rifondare la strategia politica del movimento GLBT promuovendo la comunità come l’unico strumento sociale in grado di cambiare stabilmente la situazione di milioni di persone omosessuali in questo paese».

    Trovo che questa idea del “recupero”, della sollecitudine, della cura disinteressata per l’altro (in termini più laici si parlerebbe di “solidarietà” o “attenzione sociale”), se perseguita – con tutte le umane fatiche – con pazienza e fiducia, possa davvero disvelare scenari nuovi e potenzialmente – oso dire – rivoluzionari. Oggi è radicato il pensiero che fare politica significhi amministrare la cosa pubblica, giostrandosi fra inevitabili compromessi per spingere un tantino più in là il recinto, il confine dei diritti del gruppo che si rappresenta: cifre, contrattazioni e guerra di posizione sono dunque gli autentici elementi, o così pare, in cui il politicante, il ‘Taja e medega’ si dibatte. Certo le ragioni e le logiche del mondo politico, così come comunemente inteso, esigono il loro tributo. Eppure è bello ricordare, come fai tu, che la vera politica è prima di tutto premura, direi persino lotta per la vita, per i diritti di persone in carne e
    ossa il cui bisogno di libertà ed emancipazione è ancora tristemente lungi dall’essere soddisfatto. Il che può ben essere detto nel senso più lato, poiché all’istanza omosessuale tengono compagnia altre giuste cause sociali che ancor oggi stentano a uscire dall’oblio dell’ignoranza, dei pregiudizi e della discriminazione.

    In considerazione di questo, allora, forse ingenuamente – non fatico ad ammetterlo – mi permetto di osservare che le potenzialità del movimento GLBT non solo sono “ben maggiori di quelle che si creda”, ma trascendono persino le istanze immediate che esso patrocina. Senza rinunciare alla propria specifica vocazione, allora, mi pare che il movimento possa essere assai più lungimirante e, estendendo quantomeno il proprio orizzonte di cura alle persone ferite tout court nella loro fede o umana dignità, considerare l’ipotesi di far fronte comune con altri gruppi tesi all’affermazione di sacrosante esigenze sociali.
    Ciò da un lato eluderebbe i rischi di auto-emarginazione a cui qualunque identità forte è inevitabilmente esposta, tanto da giungere talora a ingigantire, a esacerbare (per paradossale che sia) la propria diversità oltre misura; dall’altro – e qui ritrovo in me, mio malgrado, i calcoli del politicante di cui parlavo poc’anzi – aggregherebbe, volgerebbe la trovata solidarietà sociale in (solidarietà) politica, favorendo la promozione e la difesa di cause che, per quanto differenti e peculiari, mai lo saranno in misura pari alla profonda uguaglianza che, nello stesso atto di rivendicarsi, nella loro diversità offesa e umiliata, esse esprimono.

    Grazie 🙂

  6. Mi sembra che ci sia parecchie idee per l’incontro del 20 settembre a Milano, riuscirete ad esserci? Stefano: ho letto la tua tesi di laurea. Molto interessante e utile. Per altre vie mi ero imbatutto anch’io in Etienne Wenger. Mi sembra che tu abbia quello che un mio professore chiamava “lo spirito del ricercatore”.

    un abbraccio

  7. Mi fa piacere leggere Stefano nel suo secondo contributo dove afferma che ormai è assodato che si può essere gay e credenti. Mi pare una affermazione importante e ovvia ma allo stesso tempo credo sia importante ripeterlo non tanto a noi stessi che pure aiuterebbe, ma al mondo. Non possiamo pensare che chi è credente ma non è gay capisca subito che si può essere, da gay, credenti. C’è una cultura cattolica, ecclesiale e quindi anche sociale molto radicata sulla condanna dell’omosessualità in modo più o meno evidente. Tenere presente questa realtà aiuta a definire il cammino da fare. Un cammino che non deve assolutamente vederci in posizioni rivendicativa nei confronti della chiesa o della società. Pur essendo legittimi i nostri desideri di libertà e serenità per vivere la nostra affettività in modo pieno senza castrazioni, ritengo sempre opportuno e assolutamente prioritario l’atteggiamento di chi con pazienza infinita cerca, propone, promove sempre un dialogo costruttivo con tutte le istanze ecclesiali, sociali e politiche.
    Non dimentichiamo poi che c’è una chiesa che sà accogliere e che cammina con noi. E i gruppi di omosessuali credenti che sanno porsi obiettivi e progetti ambiziosi vivendo in modo estroverso la propria missione sono senza dubbio lo strumento essenziale per il riscatto delle personalità. ll recupero dell’esperienza di fede e della dignità della persona omosessuale è alla base di qualunque altro obiettivo sociale più ampio e va assolutamente sostenuto. Qui è importante dire però che i gruppi omosessuali credenti sono davvero utili e liberanti per le persone solo se non si vivono come isole e se spingono le persone verso una accettazone piena senza riserve della propria condizione e che le porti poi a maturare pian piano una visibilità almeno con le persone più vicine e più care. Questo processo è essenziale per uscire dai sensi di colpa e dalle frustrazioni di un esistenza vissuta nel nascondimento. I gruppi omosessuali credenti ma in generale la persona gay credente deve assolutamente camminare, anche da sola, verso la costruzione di una personalità rilassata e serena in cui fede e vita convivono armonicamente.
    I movimenti glbt di estrazione più laica spesso attaccano i gay credenti nella loro ipocrisia. Può essere vero se l’esperienza di fede non ha liberato la persona e se il gruppo omosessuale credente non ha orizzonti di libertà. Ma nelle persone più adulte nella fede e con un cammino importante alle spalle l’ipocrisia di cui siamo spesso condannati è solo apparente e sappiamo bene che il nostro vivere non è fatto di chiasso, di urla e di manifestazioni eclatanti ma di una ricerca costante e pacifica di una pace interiore ed esteriore. Quindi non sentiamoci stretti tra due fuochi, ma piuttosto sentiamoci “sentinelle del mattino”.

    Un saluto Francesco (MC).

  8. In passato,
    cioè fino al 2001
    tenevo ben nascosto la mia omosessualità.
    Oggi grazie anche al gruppo che frequento vivo serenamente.
    Sono quindi pronto per un maggior impegno e sostegno
    verso tutte quelle persone che ancora sono in conflitto tra
    il loro credo e la loro sessualità.
    Buona riunione per sabato 20
    Roberto

  9. Il bel commento di Francesco mi ha suggerito un’altra considerazione che, a questo punto, vorrei condividere.
    Direi che abbiamo prove quotidiane dei triti stereotipi, degli stupidi cliché che ancora impregnano, nell’immaginario collettivo, l’identità dell’omosessuale. Fra questi il più evidente, e forse anche quello da cui derivano tutti gli altri, è senz’altro quello di un’ipersensibilità vicina all’isteria. Il gay-tipo ha una sensibilità emotiva tanto spiccata da risultare nevrotico e fondamentalmente instabile, preda costante delle sensazioni del momento; uno gusto estetico da sindrome di Stendhal, che lo rende incline più d’ogni altro alle cose d’arte e di moda; un’affettività squisitamente femminile, in grado di spalancargli la porta delle confidenze donnesche; e via di questo passo… di quest’impasse.
    Eppure un luogo comune nasce in genere da vie convergenti e non casuali, e in effetti mi pare arduo negare che qualcosa di vero, in questo ultrasensibile discorso, ci sia; ma tra il riconoscerlo e il travisarlo passa una differenza abissale.

    Ecco: credo che questa peculiare ‘sensibilità’ omosessuale, per riprendere l’articolo di Roberto, abbia “delle potenzialità ben maggiori di quelle che si creda”. Perché ‘sensibilità’ significa anche empatia e, cristianamente parlando, com-passione – intesa, ovviamente, non come grezza pietà per il prossimo (che può nuocere più del disprezzo), ma in senso etimologico, come partecipazione al disagio altrui. E di fatto, al di là delle molteplici e spesso discutibili etichette, una persona, qualunque persona, è davvero sensibile nella misura in cui sa essere vicina, farsi prossimo, prendersi cura dell’altro: ossia, quando è umana.

    Difficile dire da dove derivi la sensibilità, perché alcuni ne siano – almeno apparentemente – più dotati di altri; difficile, anzi, definirla tout court. Ma un ‘buon’ indizio sembra essere la storia personale: è fuor di dubbio che le ferite personali, se metabolizzate, ci maturano e rendono più recettivi a quelle degli altri. E per quanto diversa possa essere l’arma che le ha inferte, pur con tutti gli aggiustamenti del caso, i lenitivi sono poi gli stessi: diagnosticare e curare riesce più facile a chi una volta è stato malato. Quanto all’amore, cui recenti ricerche attribuiscono un ruolo importante (quando non determinante) nel processo di guarigione, beh, è la ricetta più universale e immutabile che esista.

    In conclusione: se davvero abbiamo una sensibilità spiccata, usiamola al meglio; dimostriamo che essa va ben oltre gli estetismi e le mode. Essere sensibili altro non è, in fondo, che essere umani: “amare col cuore di Dio”.

    E detto questo, mi spengo 😉

  10. Care amiche e cari amici,

    ho lasciato che il dialogo fiorisse, e dopo quache giorno sono tornato a vedere come andava…
    Sono orgoglioso del livello dello scambio! tutti i commenti mi sono sembrati sentiti, ragionati, pacati utili, ricchi di pensiero e di cuore.
    A questo puntavo a questo sto cercando umilmente di parlare.
    Mi spiacerà moltissimo non essere tra voi (noi) il 20 settembre prossimo. Lavoro, studio, soldi e famiglia mi hanno trattenuto a Roma. In più ci sono anche le vicende della mia piccola chiesa che mi chiamano :).

    Sono molto grato a tutti: come sapevo le potenzialità per far riprendere le ali alla speranza, che è la categoria più disertata del panorama politico odierno, ci sono.

    Spero che dall’incontro del 20 nascano impegni e realtà nuove, anche solo di conoscenza reciproca; il mio, come torno a ribadire, è un incoraggiamento a me e a chi mi sta accanto: SE INTORNO A NOI, IL MOVIMENTO GLBT NON RIESCE A FAR PASSARE ALCUNI TEMI, FORSE C’E’ DA INTERROGARSI E CHIEDERSI COSA MANCA. Io da parte mia credo che manchi lo sguardo etico al prossimo, ossia al bene comune, ossia alla comunità. E sono convinto che il bene si trova sempre nella relazione con l’altro, ispirata alla carità.
    Che ne pensate?

    Alle prossime puntate.

    Un abbraccio fraterno a tutti.
    Stefano

  11. Care amiche e cari amici,

    ho lasciato che il dialogo fiorisse, e dopo quache giorno sono tornato a vedere come andava…
    Sono orgoglioso del livello dello scambio! tutti i commenti mi sono sembrati sentiti, ragionati, pacati utili, ricchi di pensiero e di cuore.
    A questo puntavo a questo sto cercando umilmente di parlare.
    Mi spiacerà moltissimo non essere tra voi (noi) il 20 settembre prossimo. Lavoro, studio, soldi e famiglia mi hanno trattenuto a Roma. In più ci sono anche le vicende della mia piccola chiesa che mi chiamano :).

    Sono molto grato a tutti: come sapevo le potenzialità per far riprendere le ali alla speranza, che è la categoria più disertata del panorama politico odierno, ci sono.

    Spero che dall’incontro del 20 nascano impegni e realtà nuove, anche solo di conoscenza reciproca; il mio, come torno a ribadire, è un incoraggiamento a me e a chi mi sta accanto: SE INTORNO A NOI, IL MOVIMENTO GLBT NON RIESCE A FAR PASSARE ALCUNI TEMI, FORSE C’E’ DA INTERROGARSI E CHIEDERSI COSA MANCA. Io da parte mia credo che manchi lo sguardo etico al prossimo, ossia al bene comune, ossia alla comunità. E sono convinto che il bene si trova sempre nella relazione con l’altro, ispirata alla carità.
    Che ne pensate?

    Alle prossime puntate.

    Un abbraccio fraterno a tutti.
    Stefano

  12. Pienamente daccordo con la tua affermazione Stefano: “….credo che manchi lo sguardo etico al prossimo, ossia al bene comune,…… E sono convinto che il bene si trova sempre nella relazione con l’altro, ispirata alla carità.”
    Ciao Francesco

  13. Assurdo. Sperare di trovare conforto all’interno di un morbido cuscino religioso è assurdo per tutti. Gay e non. Il credo religioso è qualcosa che va oltre il pensiero di una bibbia millenaria o di un credo violento e obsoleto. Io credo in ciò che credo. In intimità. Non è la sessualità che gestisce i miei rapporti religiosi bensì la mia morale, morale che reputo più che limpida e pulita. Per chiunque si professi cristiano tramite offese e limiti imposti agli altri ho solo pena e disprezzo. Imparate ad essere umani anzicchè etichette.

  14. Caro jeanballau, non tutto quello che dici è privo di senso, ma finisci esattamente per ricadere nell’errore che tu stesso denunci. Comprensibile il tuo risentimento verso “chiunque si professi cristiano tramite offese e limiti imposti agli altri”. Ma se affermi “Sperare di trovare conforto all’interno di un morbido cuscino religioso è assurdo per tutti” non è forse un tentativo di porre limiti alla libertà altrui, in questo caso dei cristiani? Correggimi se ho capito male. Altra cosa: non confondiamo cristianesimo e chiesa cattolica, o Ratzinger con i cattolici in generale. Ognuno, per grazia di Dio, pensa con la sua testa anche fra i cristiani, e fra i cattolici, molto più di quanto i media ci facciano credere. Un caro saluto

  15. No aspetta, forse sono stato fraintendibile. Io ho pieno rispetto per la dignità di chi professa una religione. Ne ho molto meno per chi la professa indignandosi dell’altrui pensiero. Quelli li a prescindere dal fatto che siano “cristiani cattolici”, “musulmani”, “taoisti” o non so chè (da notare la virgolettatura) mi danno un fastidio fisico e non perchè vanno contro l’omosessualità, bensì perchè non riescono a vivere serenamente la loro fede tentando di imporla e denigrando le differenze culturali (in questo caso sessuali) di altri esseri umani come loro.

    Sai cos’è, io penso che di base siam tutti brandelli di carne magicamente assemblati, credo anche in un anima maestosa scintilla di vita, per cui penso che davvero…siamo tutti fatti dalla stessa pasta, perchè sentirsi migliori in base ad un credo religioso/culturale/politico/sessuale? Non voglio fare buonismo. PErò trovo tanta assurdità in determinati elementi che non posso fare a meno di infastidirmi. Ripeto con tanta coscienza ed immane rispetto, le riflessioni però sono spontanee e non posso impedire al mio cervello di macchinare ogni tanto. Sul dire che Ratzinger e chiesa ecc ecc siano diversi dalla moltitudine di cattolici ho però da ridire. Anzitutto non soltanto ne fanno parte ma ne sono i rappresentanti (è come se un sinistroide detestasse Veltroni o Franceschini) in secondo luogo la maggioranza dei cristiani appoggia eccome le filosofie clericali! Ed io ciò che riguarda la chiesa…mi dispiace ammetterlo ma mi procura letteralmente sdegno!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...