Lettera ad un’amica che medita sul dolore e il suicidio

Active ImageRiflessione di Rosa Salamone del gruppo Refo-Varco di Milano

“Oggi, amica mia, voglio scriverti parole di orgoglio. Non l’orgoglio degli umani, ma delle cose sante che ci fanno santi. … Noi siamo come i custodi di una torre costruita su di un’isola, dove sono state riunite tutte le opere d’arte della terra, mentre uomini e donne corrono a comprare oggetti fasulli. Non sappiamo che ci ha dato questo incarico. E a volte tutto sembra senza alcun senso in tanta solitudine. Scrutiamo l’orizzonte per scorgere qualche nave, in attesa che qualcuno venga a sostituirci nel nostro mestiere o a condividerlo con noi, ma le navi affondano spesso proprio quando sono giunte sulla riva”. Eppure davanti a noi c’è una risposta, proviamo a cercarla insieme!

Leggi l’articolo…

Annunci

3 pensieri su “Lettera ad un’amica che medita sul dolore e il suicidio

  1. Ciao Rosa, ti ho letto varie volte in momenti di dubbio e di tristezza. Ma te lo devo anche dire se voglio esistere mentre ti leggo. Non so se ci sia ‘una risposta ‘ ma sono sicura di essere sempre pronta a volerla cercare. Sono sicura che non ci sono navi all’orizzonte. Ci sono degli affetti vicini, un grande amore ma tutti pronti a non esserci più. Il marito che terrorizzato dalla pensione e dal senso della morte corre a fare tutto quello che può nel mondo con tanta gente che lo fa sentire più uomo; i figli con i loro bozzoli appena aperti o che si aprono poco per volta per lasciarli andare via e tornare solo per chiedere cose marginali e non più grandi veri.Gli, le amiche che se ne vanno e si comincia a perdere il conto e le lacrime non escono più perchè tutto diventa normale,anche la morte. Siamo custodi di grandi verità che abbiamo raccolto come conchiglie lungo la spiaggia e rimarranno tutte con noi perchè sono la nostra storia , come quella che mio padre voleva continuare a raccontarmi e che io non volevo più sentire perchè era solo sua. Grazie per la tua leggerezza …ti abbraccio Erica

  2. E il senso della vita, Erica, è proprio qui, come lo hai descritto con le tue parole: nell’aver cercato di dare tutto quello che ti è stato possibile, anche quando non era richiesto o non avevi l’esatta percezione dei motivi che ti spingevano ad agire in una determinata dimensione.

    Le navi all’orizzonte esistono solo nella nostra immaginazione… è il nostro senso di insufficienza nell’accettare la difficoltà del vivere, è la nostra incapacità di abbandonarci totalmente all’amore di Gesù che fa sì che noi creiamo delle immagini olografiche che rappresentano un illusorio appoggio alla nostra limitatezza.

    Il nostro esistere deve essere riferito soltanto all’attimo attuale, che si evolve e cambia di secondo in secondo… e le grandi verità di cui ognuno di noi possiede la chiave sono tali solo per il singolo soggetto, anche la persona che ti sta al fianco per una vita può non riconoscerne la grandezza.

    Quasi sempre il nostro animo rimuove queste consapevolezze, per cercare di difendersi come può dalla paura dell’ Infinito.
    Ogni tanto esse riaffiorano e ci riportano alla realtà: tutto il nostro vivere è illusorio, solo il Mistero è definitivo, ma per le sue intrinseche caratteristiche potremo capirlo solo dopo la morte.

    20 anni fa non avevo questa capacità di accettazione della vita.
    Non è che ora tutto sia indolore, al contrario, più si ama (in qualsiasi campo d’azione) più l’assenza di un amore “di ritorno” appesantisce le tue giornate, ma l’esperienza a volte ti aiuta a razionalizzare la quotidianità, e a volte riesce a darti una specie di anestesia affettiva.

    Tanto affetto, Dino

  3. La paura che ho sempre avuto per la droga è sempre stato il suo potere anestetizzante. Non ho mai avuto paura invece di operazioni e anestesie, anzi il senso di andarmene in pace lo trovavo confortante e dolcissimo. Ma l’amore ‘di ritorno’ è una necessità continua, l’unica che dia un senso alla vita. Cambia continuamente e dipende dalla capacità di dare o di saper quando non è più il momento di dare e voler ricevere con uguale pienezza. Sono più vecchia di te, Dino, e sono già ad un altra fase, irrazionalizzo la quotidianità , la vivo con allegria, mi pongo allo stesso modo con i giovani e con gli anziani e prendo e dò a piene mani perchè ‘di doman non c’è certezza…’ ma Rosa parla ad una amica che è sicuramente più giovane di noi e che non ha più motivo per accettare la quotidianità e la solitudine e la capisco dal profondo del cuore. Un abbraccio a Rosa e Dino persone amiche che riescono sempre a farmi pensare Erica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...