Quale testimonianza per i gruppi di gay cristiani?

Active ImageRiflessione di Andrea Panerini, Referente della Refo di Firenze

Il punto fondamentale su cui bisognerebbe interrogarsi è il seguente: “quale ruolo devono avere i gruppi o le reti di cristiani omosessuali nella nostra società? Se sono realmente comunità cristiane l’obbiettivo essenziale è quello di proclamare al mondo l’Evangelo”. Ma è difficile fare testimonianza in certe situazioni  o limitandosi a reggere uno striscione una volta all’anno al GayPride. Se poi qualcuno lo vuol fare, niente di male, è una scelta individuale, è una delle possibili testimonianze. Ma se la specificità cristiana si riduce solo a quello è meglio fondare una bocciofila, perché è più facile omologarsi alla folla, scaricandosi la coscienza, invece di avere la forza di testimoniare ogni giorno e in ogni situazione di essere gay e lesbiche seguaci di Gesù Cristo.

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19 pensieri su “Quale testimonianza per i gruppi di gay cristiani?

  1. Premesso che ancora non so se andrò al Gay Pride, mi sembra un ragionamento serio e pacato. La sua conclusione sul gay pride mi pare logica e stringente se si vuol ragionare in una ottica cristiana. Nulla di male se ci andiamo, inutile se è l’unica testimonianza cristiana che diamo da gay e lesbiche. Ringrazio Panerini di averci risparmiato la solita tiritera sul presunto carnevale, che credo non gli appartenga peraltro. Il suo ragionamento è molto più serio, per fortuna.
    Secondo me è un invito a riflettere seriamente su come siamo cristiani. E in buona parte lo condivido.

  2. Condivido solo in parte quanto affermato:
    non è detto che i cristiani partecipanti al Pride abbiano questa come unica testimonianza del Vangelo, non possiamo conoscere la realtà dei singoli.

    Come del resto è possibile che un omo ateo vada al Pride e sia comunque xenofobo o ostile ad altre minoranze.

    Siamo cristiani gay, o gay cristiani?. Non è uno sciocco gioco di parole, la differenza è enorme… e spesso (purtroppo) teniamo buona la seconda.

    Saluti affettuosi a tutti.
    Dino

  3. infatti, non siamo nè cristiani gay nè gay cristiani, siamo e dobbiamo essere cristiani, punto e basta.
    per questo dobbiamo testimonare il Vangelo, dappertutto, ANCHE nei gruppi cristiani di cui facciamo parte, se ne facciamo parte, oltre che nella società civile.
    E se il testimoniare il Vangelo passa anche dal Pride…. se lo facciamo con convinzione e serietà e senza farci strumentalizzare, ben venga.

  4. caro Andrea,

    concordo pienamente con te sul ruolo che devono avere i gruppi di omosessuali credenti che è quello di testimoniare la propria fede alla luce dell’Evangelo. Il problema è come esprimere questa fede.
    Secondo me il primo atto da fare è quello di approfondire lo studio delle Scritture, che molti gruppi non fanno a sufficienza e mi riferisco sia ai cattolici che agli evangelici, i primi non hanno di solito (scusate se genralizzo) quella genuina abitudine di riferirsi alle Scritture, i secondi alle volte hanno la presunzione di conoscere troppo le Scritture.
    Poi la propria testimonianza può essere portata anche in un Pride, poiché esso non è un monolite ma un’occasione di diversi mondi più o meno sommersi di esprimersi. Quindi è anche l’occasione di fare evangelizzazione proprio in un posto così edonista, infatti Gesù non era quello che stava in mezzo alle prostitute e ai peccatori?
    Questa testimonianza durante il pride però deve essere accompagnata da un lavoro che si fa durante tutto l’anno o se no hai perfettamente ragione tu, è solo una partecipazione politica.
    Secondo me i gruppi e le reti di omosessuali credenti devono fare una riflessione profonda sul come testimoniare la propria fede in Cristo nelle rispettive Chiese e nella società tutta. Si deve fare un lavoro di emersione dalle catacombe per condividere anche con gli altri dell’infinito Amore che Dio ha per le sue creature, per annunciare quel grande messagio che è la salvezza per grazia (cfr. Ef 2:4-5)

  5. Carissim*,
    comprendo, ma non condivido. Su cosa si intende davvero portare la riflessione? Su una presunta contraddizione tra essere cristiani e partecipare al Pride? Sull’efficacia del Pride come strumento politico?
    Mi sono ri-avvicinato da poco al Vangelo: sicuramente chi è sulla strada da più tempo di me potrà chiarirmi le idee – anche se a me sembrano già abbastanza chiare e nette (e questo può essere un llimite).
    Per cosa manifestiamo e festeggiamo (il Pride è sempre anche una festa, la festa della diversità)? Non è forse per avere una società più giusta ed inclusiva?
    Portare chi è ai margini dentro alla comunità di chi ha i diritti, non è intrinsecamente evangelico? per “annunciare la liberazione dei prigionieri, un anno di grazia del Signore”? E noi non siamo forse prigionieri del pregiudizio, della vilenza, della marginalità?

    Certo, l’impegno non dovrebbe limitarsi ad un giorno all’anno. Ma questo è un discorso che vale per tutt*! Credenti e atei… E un intervento per ricordarcelo rischia di scadere nella banalità…

    La domanda piuttosto è: quanto siamo convinti che la nostra diversità sia una richezza da donare evangelicamente al mondo? per questo si può
    andare al Pride.

    Stefano

  6. Ho letto la riflessione di Andrea Panerini, della rete Refo e da questa mi muovo pe una mia riflessione a proposito del quesito lanciato in rete: Gay Pride si o no per un gay cristiano?
    So no gay cristiano o cristiano gay, che dir si voglia poco cambia per quanto mi riguarda, ciò che invece cambia sostanzialmente è il modo in cui da cristiano posso e devo agire nella mia vita e nella società in cui vivo, nella relazione con me stesso e con gli altri.
    Personalmente ritengo il Gay pride non solo inutile ma anzi controproducente rispetto ai miei bisogni di uomo credente e omosessuale.
    Non c’è alcun dubbio che se per Gay pride si vuol intendere il promuovere a livello sociale un momento di attenzione sulla problematica esistenziale di persone emarginate su più livelli ( è inutile dire che non siamo emarginati) che hanno il diritto di avere riconosciuta piena dignità alla loro espressione di vita e di affetto, attraverso convegni, tavole rotonde a più voci in dialogo rispettoso e attento, momenti di cultura cinematografica e musicale di approfondimento, bè è chiaro che su questo piano io sarei per il promuovere e sostenere la partecipazione delle persone, ancor prima dei gruppi omosessuali credenti alla manifestazione.
    Ma se il Gay pride è la sfilata di pessimo gusto per le vie delle nostre città, non rispettosa del senso di pudore comunemente percepito dalla gente, dai nostri genitori, dai nostri amici, mostrando nudità e comportamenti da scandalo, bè è chiaro che non solo non è opportuno andare ma addirittura credo sia un dovere di noi gay credenti o credenti gay di fare di tutto per evitare che queste manifestazioni vengano promosse in questo modo.
    Cosa può pensare un genitore, che vede in televisione un carrozzone di gente nuda sfilare in pubblico con atteggiamenti osceni, del proprio figlio che gli viene a dire di essere gay?

    No ai gay pride osceni, si ai gay pride di dialogo e di sensibilizzazione sociale nel rispetto del buon senso comune.
    Nessun diritto violato dà diritto a violare diritti altrui.

  7. Prendo rapidissimo la parola…. Gay Pride osceni? Ma chi lo dice? Radio Maria? il TG1? Chi è venuto al Pride sa che da noi in Italia non c’è gente che si accoppia su un carrozzone con bestie da soma di varia origine mostrando le proprie nudita ed adorando Baal… I carri del RPide in Italia non sono più osceni di quelli del Carnevale di Rio, anzi spesso lo sono molto tristemente meno… a meno che non ci si possa più, dopo qualche oretta di sole, togliere la maglietta e manifestare ignudi dalla cintola in sù…

    Venite ai Pride, vedete cosa c’è e poi giudicate l’oscenità depravata che sembra allignare in questa sfilata di Sodoma rediviva …:D

    I genitori italioti instupiditi da Vespa, Berlusca e Ratz penseranno sempre tutto il male di noi, anche se andassimo vestiti con le tonacucce della prima comunione…

    Eppure, eppure sullo “scandalo” il Vangelo avrebbe da dire molto….

    CIAO!!!

  8. Caro Stefano ma che bisogno c’è di fare un canevale? Anche perchè di fronte ai problemi che noi gay viviamo non mi sembra ci sia proprio nulla da festeggiare anzi….
    E poi ti ricordo che è notizia di questa settimana che uno di noi è stato accoltellato dal padre.
    Di certo non ci sono giustificazioni per l’azione di quel padre dettata dall’ignoranza, ma sicuramente le immagini che i media trasmettono dei gay pride non sono fratificanti per nessuno. A me personalmente, e non sono il solo, (e ti assicuro che sono gay sereno e non represso che ha affrontato la questione in casa e non mi nascondo dietro un filo d’erba, ma ne parlo quasi quotidianamente), quegli atteggiamenti offendono e non ce ne è affatto bisogno. Credimi non ce ne è affatto bisogno!! RIPETO: NO AI GAY PRIDE OSCENI, SI AI GAY PRIDE COSTRUTTIVI DI UN DIALOGO PACATO, SERENO, CIVILE.
    Evitare le sfilate strafottenti e dialogare di più.
    CIAO!

  9. Francesco,

    che bello che tu sia dichiarato e consapevole. Mette il discorso su un piano de tutto diverso.
    Sono sicuro infatti che avrai partecipato a qualche Pride.
    Ebbene: dov’era l’oscenità? Vorrei che mi ricordassi dove fosse, perchè io ho visto la coraggiosa allegria di chi ricorda all’ipocrisia imperante che gay vuole proprio dire “allegro”. A maggior ragione ora, che Piazza San Giovanni ci è stata negata pretestuosamente per via di un concertino al Laterano. Ora, che Giovanardi ci offende equiparandoci ai “puttanieri” che non sfilano con le “puttane” per strada.
    Io mi alzo ogni mattina, e vado a lavoro. Come te. E sono molto felice di non condividere le posizioni di Giovanardi.

    Di carnevali c’è un grande bisogno: innanzitutto il carnevale o “carnasciale” ha una augusta tradizione plurimillenaria, riconducibilie alle feste popolari dei Satrunalia romani. La tradizione è continuata come critica del potere, momento in cui le regole sociali possono essere trasgredite, sia per liberarsi, che per denuciarle. Usarlo quindi come termine dispregiativo, equivale a schierarsi apertamente per una fazione precisa: il potere che non vuole essere preso in giro.

    Quanto al dialogo, scrissi in occasione del Pride 2007 una lettera ad Avvenire, perchè volevo dialogare. E ricevetti risposte strumentali ed eludenti pubblicate in un loro inserto propagandistico “E’ Famiglia”. Sarei leito di dare il testo a chi voglia leggerlo.

    Ho serenamente pacatamanete tentato il dialogo (ma che palle con questa pacatezza! mi trattano da appestato e non devo neppure incazzarmi? Ma la fame e sete di giustizia? dove la mettiamo?) . Credimi, non sono “loro”, chi critica, quelli con cui dialogare – sono i molti che a sinistra non si spendono per noi, cercano l’inciucio, sono i “tiepidi” che dovrebbero essere messi in crisi.

    Se poi a te i carnevali non piacciono, de gustibus…. ma che c’entra con la domanda centrale: il Pride è uno strumento efficace? e se non lo è, perchè attira così tanti strali e ci si ingegna di proibirlo in ogni modo?

    Faccio domande che non ricevono risposta… vox clamans in deserto….

  10. Ciao Stefano, mi fa piacere che mi offri una nuova occasione per chiarire ed approfondire il mio pensiero con te e con tutti gli altri nostri amici.
    Sono convinto che ciascuno di noi sia animato dagli stessi ideali e ricerca con onestà e sincerità profonde l’accettazione piena e serena della propria identità da parte di se stessi e del mondo che ci circonda, soprattutto per chi come noi qualche passo lo ha già fatto verso questa direzione (chi più, chi meno).
    Fatta questa premessa che ci accomuna, ti dico che io non ho mai avuto occasione di partecipare ad un gay pride. Non è questione di dirsi dichiarati o meno nella propria omosessualità, è questione che non mi appartiene quel modo di pormi nei confronti degli altri e del resto del mondo.
    Le immagini che ci vengono mostrate dai media non sono quelle di una tavola rotonda seria, ma di gente che slinguetta denudata adducendo chiaramente ad atteggiamenti sessuali, più o meno trasgressivi.
    Questa parte del gay pride che ci viene trasmessa io non la approvo in nessun modo. Se poi c’è anche la tavola rotonda seria di approfondimento e di dialogo, bene sono contento che ci sia e allor ami chiedo perchè mai questa parte non è trasmessa dai media? Evitare la sfilata oscena servirebbe a dare risalto a ciò che è essenziale ed importante.
    Se poi si ha voglia di divertirsi nei modi della sfilata, nessuno lo vieta ma non fatelo in pubblico, fatelo in luogo privato, perchè quel modo di porsi al mondo non è di tutti i gay. E’ vero la parola gay evoca il significato di allegria. Bene. Ma questo che centra con lo sfilare attraverso espliciti atteggiamenti di contenuto sessuale di pessimo gusto?
    E poi io farei anche a meno di chiamarmi gay in quanto sono solo un uomo che esprime la sua affettività verso un altro uomo. Stop. Che poi io sia anche una persona allegra e solare tanto meglio e credimi se c’è da divertirsi io sono il capo banda, ma non nei modi che vediamo in tv durante i gay pride, prestando così il fianco agli stupidi che usano quegli atteggiamenti per promuovere un etichetta da usare indistintamente su tutti noi. Sarebbe già tanto se noi per primi evitassimo di eticchettarci e usassimo altri termini per definire la nostra omo affettività. (Bruttissima è anche la parola omosessuale, come se la persona si esaurisse nel desiderio sessuale). Uso anche io questi termini più per convenzione e per intenderci rapidamente, più che per convinzione.
    Riguardo al tuo intevento per Avvenire se vorrai darmelo io sarò molto lieto di poterlo leggere e capisco la rabbia di chi non è ascoltato o peggio è ignorato costantemente. Sò cosa provi, ma quel sete di giustizia di cui parli è preceduto da un Beati ed esprime bene il senso di un impegno costante e carico di speranza che non è illusione ma certezza di approdo sicuro. Quindi continuamo a lavorare sencondo quel modo che l’evangelo ci insegna, con impegno mite e costante. E’ una strada che costa fatica ma è l’unica che ci porta sicuri alla meta.

    Riguardo alla domanda: il Pride è uno strumento efficace? e se non lo è, perchè attira così tanti strali e ci si ingegna di proibirlo in ogni modo?
    Penso che sia efficace solo se fatto in un certo modo, nel modo in cui dicevo nei precedenti interventi, privo della sfilata “oscena” e magari trasformata in una sfilata allegra si ma sempre pulita, senza nudità e ostantazioni di atteggiamenti sessuali. Se così fosse io ci andrei al gay pride!

  11. Forse state caricando di troppe aspettative il Pride che in fin dei conti è solamente una sfilata forse inutile o forse utile non abbiamo una risposta certa (almeno io).
    Quanto alla carnevalata basta riconciliarsi con la circostanza che piaccia o non piaccia una parte del mondo gay è colorata, ama l’enfasi e la nudità, questo aspetto è presente in tutti i luoghi gay quindi anche al Pride. I gay “seri” e “posati” mal si rapportano con questa realtà, è l’eterna discussione ma poi siamo tutti nella stessa barca, cerchiamo quindi di essere dialoganti e di guardare al nocciolo della questione ovvero del non discriminare le persone per il loro modo di essere e di amare.
    E’ inutile portare avanti una discussione che si fa da sempre con pareri perennemente discordanti, è fiato sprecato.
    Io andrò al pride per fare una passeggiata con amici, ascoltare un po’ di musica, vestito con i jeans di tutti i giorni e magari ci scappa pure una birra tra amici, spero sia un bel pomeriggio.
    La vera militanza la faccio vivendo per quanto possibile la mia quotidianità di vita con trasparenza, nel vicentino non è facile ma ci si prova.
    Ragazzi comunque la pensiate, ci vediamo a Bologna.
    Un sincero saluto.

    Giuseppe

    CS Tondelli – Bassano del Grappa VI

  12. Cari Giuseppe e Francesco,
    mi piacciono i toni della discussione :). Segno di una certa maturità che è già un ottimo risultato. cI fossero più spazi così!
    Voglio evitare il fiato e i byte sprecati. Saò telegrafico

    Per Giuseppe,
    sì anche io andrò al Pride con gli amci, in jeans e maglietta, come altre decine di milgiaia di persone hanno sempre fatto. E sfilero allegro di essere quello che sono, senza impedire agli altri di essere quello che sono perché accomunarli a me mi farebbe scadere nella mente dei “sepolcri imbiancati” che giudicano.

    Per Francesco,
    in parte la rispota che ho dato a Giuseppe può riguardare quello che scrivi. Mentre ti leggevo, capivo bene la difficoltà di sentirsi parte dello scandalo, rappresentati assieme a chi non vorremmo. E mi chiedevo: che bravi quelli che gestiscono il potere, a escludere te e me e le altre decine di migliaia di persone così assolutamente felici e “normali” da ogni foto…e che bravi a farci disprezzare chi vive la sua affettività e la sua vita in mdi differenti dai miei. Mi spiace che tu non partecipi ai Pride per via di un giudizio sulle persone. Mi spiace perchè ti leggo e ti “sento” molto vicino a me, negli ideali, nella rabbia e nella speranza.
    Da parte mia, sento che venire al Pride è condividere parte dello scandalo che anche Gesù ha sopportato, quando lo accusavano di accompagnarsi a prostitute e pubblicani. Solo che Lui aveva ben chiaro chi era che sbagliava di più, e quelli combatteva. Che ne pensi? sto forando la lettera e lo spirito del Vangelo?
    Se non sembrasse offensivo, proporrei di sfilare al Pride con una croce e uno striscione chiaro come gay cristiani. Credo che verremmo rirpesi. Ma per ora in italia non ci sono le condizioni…
    Da ultimo, sul programma del Pride di quest’anno come degli anni passati troverai diverse manifestazioni culturali, convegni, tavole rotonde, concerti: uno lo terrà il mio compagno col coro Rainbow di ROma, un coro GLBTQE dove la “E” sta per etero.. è un coro inclusivo …Ti auguro di divertiti e partecipare a tutte le mainfestazioni culturali collegate ai Pride in Italia 🙂

    Un cordiale saluto!

  13. Ciao Stefano, mi piace l’idea di sfilare con lo striscione con ben scritto che siamo cristiani anche noi e che lo spirito del Vangelo ci guida nel nostro quotidiano e così anche nel costruire e condurre una relazione affettiva con una persona del nostro stesso sesso. Sono più titubante nell’esibire la croce, anche se capisco benissimo ciò che ti anima, non vorrei apparisse una strumentalizzazione del simbolo agli okki di chi non capisce e per evitare malintesi e attacchi ulteriori io eviterei la croce. La stessa Stefano la portiamo nel cuore e sarà dai gesti e dai nostro okki che si vedrà.
    Ecco vedi partecipare così mi piacerebbe molto e condividere questo con te e i tuoi amici sarebbe bello.
    La nudità però non la voglio vedere, non serve. Giuseppe, è vero che siamo tutti nella stessa barca ma per favore evitiamo che ci etichettino per ciò che non siamo. Almeno io non lo sono.

  14. Cao Francesco,

    come hai capito quella della croce è una provocazione. Tuttavia ci saranno al Pride a Roma (se ce lo fanno fare….) gli striscioni dei gruppi day credenti di Nuova Proposta. Gli anni scorsi li ho visti sfilare, e li ho accompagnati (sul loro gruppo feci la tesi della laurea triennale in psicologia). Forse ci incontriamo li :)!

    Ho una curiosità: di persone “nude” in senso “adamitico” ne ho viste solo l’anno scorso, per una inziativa provocatoria e per niente oscena: si trattava di un piccolo gruppo di persone nude ma con la pelle ciascuna di un colore diverso, che hanno sfilato con uno strisicone che diceva “Ci hanno tolto ogni diritto, ora sfiliamo nudi” – cito a memoria.
    Non mi sembrò un modo di sfilare “sessualizzato” o che volesse provocare sessualmente – ci sono tanti significati diversi della nudità… (anche se a me personalmente non da alcun fastidio…. e poi il corteo è grande basta spostarsi un po’ e su un milione di persone una trans in monokini non la vedi se non la vuoi vedere… e se anche ti si parasse innanzi nello splendore irreale del suo silicone, beh… omnia munda mundis).
    Questo per dirti che in tanti anni di Pride questo è stato il momento più “nudo” che ho visto.
    Se qualcuno ha visto di peggio 🙂 che lo dica… mi sono perso qualcosa 😉 ?
    hahah

    ciao!

  15. Spesso le opinioni nascono anche dall’ignoranza. E se è come dici, Stefano, allora mi dichiaro ignorante, anche se le immagini della tv che ci riportano sono come ti dicevo.
    Comunque sono sempre del parere che prima di dire qualcosa su un certo argomento bisogna conoscerlo e quindi mi dichiaro ignorante sul gay pride in generale. Nonostante tutto ho voluto dire la mia non tanto per condannare tale manifestazione quanto per aggiungerci qualcosa che ritengo importante e non approvare ciò che ritengo deleterio.
    Riguardo alle nudità di cui mi hai parlato, caro Stefano le trovo molto carine e significative. Tanto che io stesso avrei partecipato 🙂
    Per il resto altri tipi di nudità non è che non mi piacciano, (ci mancherebbe!!!! sono per il senso spiccato del piacere nella vita), ma non sono opportune quando si tratta di promuovere e tutelare diritti contro discriminazioni che creano grande sofferenza.
    Un abbraccio!!!

  16. Citazione: La nudità però non la voglio vedere, non serve. Giuseppe, è vero che siamo tutti nella stessa barca ma per favore evitiamo che ci etichettino per ciò che non siamo. Almeno io non lo sono.

    Sai Francesco credo che lo farebbero a prescindere dalla mia e tua scelta di abbigliamento per quel giorno.
    Vi saranno altri che si vestiranno o svestiranno secondo il loro modo di sentire e di essere, in fin dei conti il pride è anche questo una giornata festosa a sostegno della libertà di essere se stessi (nei limiti del rispetto altrui e della legge ovviamente).

    Penso di comprendere i tuoi timori, ma perdona se mi ripeto, scalzare i vari clichès che ogni minoranza porta con se è un’operazione al di là delle nostre forze e delle nostre scelte.

    Piuttosto cerca d’investire sul tuo personale pride, cerca di viverlo secondo le tue aspirazioni e il tuo modo di essere, le tue battaglie e rivendicazioni personali, penso che saremo in molti a sfilare con questo criterio senza caricare troppo la sfilata di significati ed aspettative, non ho spalle larghe a sufficienza per farmi carico dei modi di essere e di agire di tutta la comunità gay 😉

    Ricambio l’abbraccio a te e Stefano

  17. Citazione: Piuttosto cerca d’investire sul tuo personale pride, cerca di viverlo secondo le tue aspirazioni e il tuo modo di essere, le tue battaglie e rivendicazioni personali..

    Ma questo, Giuseppe, io lo stò facendo ed anche con piccoli e grandi successi quotidiani, ma non portiamo il discorso su piani troppo personali dove l’indagine fatta in questo contesto è inopportuna, per quanto su Gionata io ho già scritto della mia esperienza e del mio cammino.

    E poi Giuseppe le spalle bisogna averle larghe!!! Non siamo isole, ma si cammina tutti insieme e il bene dell’uno è il bene anche dell’altro.

    Buon divertimento al gay pride, se posso sarò a quello di Bologna.

    Ciaoooooooooo!!

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