La parola proibita. L’omosessualità nei paesi mussulmani

Active ImageArticolo di Ridha Kéfi tratto da jeuneafrique.com, tradotto da Innocenzo

L’islam non considera la sessualità che in un’ottica eterosessuale e nell’ambito dei legami consacrati del matrimonio. Perciò ogni altra forma di sessualità è considerata fonte di peccato ed è passibile del castigo divino. L’omosessualità perciò è considerata al tempo stesso come una ribellione contro la legge divina ed una negazione della natura umana creata da Dio. Da qui la violenza con cui viene perseguita sopratutto in questi ultimi anni.

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3 pensieri su “La parola proibita. L’omosessualità nei paesi mussulmani

  1. Dimenticate, e non è poco, “Il poema celeste” di Attar (sec. XII), dove, in una sorta di cornice in cui un padre racconta i modi in cui Dio ama, vengono raccontati aneddoti riguardanti sia personaggi reali (Gesù, il profeta Mohammed), sia l…etterari. Tra questi, anche episodi di amori omosessuali, il più noto quello del sultano d’Egitto per il suo schiavo Mahmoùd. Tahar Ben Jelloun nelle sue opere ha spesso accennato ad amori di tal tipo, anche in “Vicolo del Mortaio” del premio Nobel Nagib Mahfuz c’è un personaggio omosessuale. Risale a una ventina d’anno fa “L’uomo di cenere”, di cui non ricordo il regista, dove il protagonista si vendicava dell’uomo che gli aveva usato violenza da giovane. Poi vabbeh, in quel capolavoro di “My beautiful laundrette” (Stephen Frears tratto da Kureishi) un giovane Daniel Day Lewis intrecciava una storia avvincente con l’amico pachistano. Ma quest’ultima è una produzione inglese, certo.
    Ne discutemmo anche a un seminario dell’Università delle Donne, a Siena, nel 1997, con la professoressa Bianca Scarcia Amoretti. Quanto al resto conosco il libro di Patané e tutto sommato concordo sia con l’intervento di Gianni De Martino sia con l’intervista a Khaled Fouad Allam. Secondo me è un errore credere, come fanno certi occidentali, che i paesi islamici siano un paradiso di delizie gay così come, del resto, lo pensavano gli inglesi degli italiani sul finire dell’Ottocento, fra cui quel conte il cui nome ora mi sfugge, che andava alla ricerca di poveracci napoletani o siciliani, li inghirlandava con pampini e li fotografava nudi, e peggio. Quelli si prestavano, sì, ma per denaro, non perché fossero tendenzialmente più omosessuali degli altri. Anch’io credo, e so per ciò che ho visto, che nei paesi islamici come dappertutto ci siano degli omosessuali, auspico per loro un cammino di liberazione e trovo giusto parlarne e aiutarli, così come le donne e tutte le minoranze oppresse. Ma senza atteggiamenti “neo-colonialistici” nei loro confronti.

  2. @Daniela:la cosa temo che vada vista in termini ben più prosaici. In due semplici e crude parole: turismo sessuale. Quello stesso che nel XIX secolo faceva di Grecia e Italia meridionale il “Paese della Cuccagna” dei facoltosi omosessuali-spesso industriali ed aristocratici-del Nord Europa, che, con la scusa del clima benefico per curare o prevenire la tubercolosi, calavano con ben altri propositi. Parli del barone von Gloeden, che visse a Taormina in una tenuta, dove si intratteneva con pastori e contadini che fotografava (e non solo) in cambio di cibo, vestiti e qualche altro dono.
    E’ quello che oggi si racconta nei loro paesi dei ragazzi tunisini, marocchini, turchi: per sopravvivere, mettono in gioco le loro risorse più immediate. Giovinezza, bellezza fisica e un erotismo che si misura e si retribuisce, non importa se in euro o in dollari.
    L’amore è altra cosa. Questa è solo prostituzione. E con i tempi che corrono, viene da pensare che sia di ritorno anche tra i ragazzi italiani…

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