Quale visibilità per i credenti omosessuali?

Active ImageRiflessione di don Domenico Pezzini tratta da Acqua di Fonte, n.46 del Febbraio 2008

Tra le tante realtà che di questi tempi sono diventate più visibili c‟è sicuramente anche il mondo omosessuale. È una visibilità che assume forme e colori molto diversi. C‟è quella, chiassosa, del gay pride, e quella, più discreta, dei gruppi di credenti omosessuali.
Un punto di polemica tra i gruppi stessi, con quelli più visibili che accusano gli altri gruppi di essere catacombali.  La domanda è: abbiamo bisogno che gli altri ci “vedano”? Sì e no. Che è come dire che la visibilità, come molte altre cose, non è necessariamente una cosa buona o cattiva in sé. Dipende.

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9 pensieri su “Quale visibilità per i credenti omosessuali?

  1. Caro Padre Domenico,ho letto attentamente la sua riflessione e rispetto ma non condivido la sua opinione.I Gaypride non sono,a mio avviso,chiassosi e gay,lesbiche e trans non hanno alcun diritto in Italia alle unioni civili riconosciute nelle cattoliche Francia e Spagna.Molti omosessuali sono vittime di omofobia per pregiudizi diffusi e la visibilità dà coraggio a chi ha paura.La visibilità non esclude l’introspezione.Le scrivo da cattolica non praticante e da comunista che era nel Pci e spero che un giorno la chiesa abbracci le e gli omosessuali perché l’amore è un dono di Dio.Un fraterno saluto Lavinia Capogna da Roma.

  2. Leggo sempre volentieri ciò che scrive don Pezzini: pensato, soppesato, espresso con garbo non scontato…e che strizza l’occhio con arguzia anche ad un sarcasmo tagliente e beneducato. Questa volta apprezzo anche i riferimenti a Winnicot nel senso d’identità che si costruisce nell’essere “visti” ( quando incontro lo sguardo dell’altro sono visto, quindi esisto). Ma temo che la schematizzazione dei gruppi (che riassumo per praticità) in “introversi” ed “estroversi” sia semplificatoria. Credo esistano dei pericoli, ne elencherò tre, ma la realtà è, anche qui più articolata e complessa.L’attaccamento radicale, che definirei ideolocizzato, all’intro e all’estro…il bisogno infantile (di sistemi semplici e semplificatori) di identificazione in una logica che sceglie esclusivamente l’eso o l’intra… che dal punto di vista educativo , emotivo e del sistema di relazioni è per definizione “povero”. La realtà non è bianco e nero, oppure : bianco, nero e tutte le sfumature di grigio, è più complessa, comprende : rosso, azzurro, giallo, verde, ecc…l’adesione ad una dinamica intra o eso…porta con se la chiamata necessaria a cimentarsi col dialogo, il riconoscimento dell’altra forma, in definitiva (una vocazione) alla comunione, il riconoscimento portatore di valori della diversità. Per brevità riassumo gli altri due punti in uno, anche perchè speculari: il rischio di colludere con dinamiche e paure intimistico-omofobiche, e di colludere con le speculari aggressive, con rabbia che non evolve mai, piena di accuse e spersonalizzante. Credo che i due sistemi intra ed eso siano come i carismi dati ad alcuni per tutti, e che “funzioneranno” e saranno meno a rischio di scivolate disfunzioneli in una logica comunionale, una logica “politica” di dialogo e valorizzazione reciproca. Forse è il momento di rischiare di più sul negoziato, sul dialogo, sulla fiducia nello Spirito che sucita tante “belle e stimolanti diversità” per arricchirci.

  3. Molto interessante questo pensiero di don Pezzini. Mi viene voglia di dire tante cose, a questo proposito.
    Io personalmente non sono nè per lo sbandierato ed urlato, ma neppure per il tenuto nascosto ad ogni costo.
    Nelle parole di don Pezzini, però, intravedo il pensiero di chi comprende, capisce, solidarizza sottovoce con gli omosessuali, ma preferirebbe non fossero troppo messi in luce, come avessero davvero qualcosa che non è bello da vedere.
    Invece penso che tutte le creature di Dio, così come sono state volute da Lui, è bello che godano anche della Sua Luce.

    Credo che la pressione sociale a vivere un po’ in ombra dia agli omosessuali anche l’implicito senso che hanno qualcosa di cui non andare orgogliosi, se non proprio vergognarsi.
    E siccome l’omosessualità non è una scelta, è come dir loro “sì, potete anche esistere, ma in silenzio”.
    Un silenzio che diventa via via più pesante da sopportare, fino a quando poi si scoppia. E gli scoppi, si sa, non sono mai belli da vedere.
    Per cui, per me, eterosessuale, ma amica, molto amica di omosessuali, è una cosa molto bella che possano apparire pubblicamente per quello che sono, per come sono, con lo stesso diritto che ho io di essere come sono, quella che sono.
    Io sarò al loro fianco, a sorridere con loro.

  4. la visibilità/approvazione ce la facciamo da soli.
    serena 29 anni, rebecca 30.
    viviamo insieme da otto anni, sposate in spagna da due anche se per l’italia vale meno di zero; lo abbiamo fatto per noi stesse e non per rivendicare diritti negati.
    lavoriamo tutte e due, le nostre famiglie lo sanno dall’inizio, non ne sono felicissime ma davanti all’evidenza hanno smesso di brontolare; sul posto di lavoro tutti sono al corrente senza problemi.
    forse abbiamo dovuto sgobbare più degli altri per ottenere il rispetto ma alla fine ci siamo riuscite.
    non abbiamo mai partecipato alle gay pride, non ne sentiamo il bisogno, viviamo una vita di coppia normale.
    il fruttivendolo ed il macellaio sotto casa ci salutano senza problemi così come le loro mogli.
    anche se siamo lesbiche non abbiamo mai avuto problemi di sorta e passateci l’espressione: il mutuo della casa nessuno ce lo paga, quindi non dobbiamo niente a nessuno.

  5. Questo che ci raccontate, Serena e Rebecca, è molto bello, e dovrebbe essere la normalità, magari con qualche difficoltà in meno di quelle che avete avuto.
    Ma per una Rebecca, per una Serena che hanno avuto il coraggio e la forza di “realizzare se stesse” quante e quanti ce ne sono che non sono così forti?
    Si nasce omosessuali per caso, ed esserlo non è una scelta, nè un merito nè una virtù. Si può essere dunque omosessuali e timidi, paurosi, indecisi, spaventati. E lo si può essere tanto più in una società così omofoba come la nostra, e ancor peggio in altre.
    Non sentirsi accettati sappiamo bene a quanta sofferenza può portare.
    Potersi sentire “visti” ed accettati pienamente per quello che ci si è trovati ad essere, è un sacrosanto diritto. Per questo, penso, la visibilità è un obiettivo importante.

  6. Ciao Serena e Rebecca,congratulazioni per il vostro amore che esiste da otto anni,per la vostra indipendenza economica.Rispetto la vostra scelta di non andare al Gaypride anche se condivido i Gaypride come momento di liberazione e visibilità. Ricordate però che non avete bisogno del saluto nè del macellaio,nè di un eventuale marchese del palazzo vicino perché chi agisce bene non deve rendere conto di chi ama e da chi è amato a nessuno.Ritengo come M che la visibilità lesbica,gay e trans sia importante sia a livello sociale,politico e personale ma che debba essere una scelta individuale.Vi auguro tanta felicita.Ciao.

  7. Bellissime le parole di Don Domenico.

    Ero presente durante la lectio in cui presentò questo tema davvero complesso, e la cosa che mi rimase più impressa fu una frase: “Non c’è verità senza carità”. Caritas in veritate…

  8. Mea culpa.Prima avevo confuso rispondendo a Fabio Domenico Pezzini e Domenico Maselli.Considerando che devo prendere 5 medicinali al giorno,che il mio migliore amico etero si chiama Domenico e che mio nonno a cui stavo pensando stamattina si chiamava Domenico ho fatto confusione.Sorry.

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