Interviste di Lidia Borghi, gruppo Bethel di Genova, 22 giugno 2011
Anna e Piero. Non è stata la rivelazione dell’omosessualità del loro figlio a sconvolgere questi due genitori romani esponenti dell’AGeDO, bensì l’aver appreso che per la chiesa cattolica essere omosessuali non rientra nel disegno voluto da Dio per le donne e per gli uomini. Questa asserzione li ha addolorati ed ha «offeso la nostra e la dignità di nostro figlio come persona».
Mentre l’altro figlio ha accettato con affetto ed accoglienza l’orientamento sessuale del fratello, gli altri parenti, più o meno stretti, nulla sanno della faccenda.
Anna e Piero sono lapidari: «La chiesa dovrebbe documentarsi sui testi scientifici e medici riguardo all’identità omosessuale, evitando di considerala una malattia da curare, creando dolore alle famiglie e ai loro figli che in alcuni casi si sono suicidati per la disperazione.
Forse per chi non è credente è difficile da capire, ma essere rifiutati dalla chiesa che dovrebbe accogliere chiunque, lascia un vuoto incolmabile».