Il 26 giugno 2010 anche le donne e gli uomini dei gruppi di cristiani omosessuali italiani sfileranno al Pride nazionale di Napoli per chiedere una società senza discriminazioni e per ricordare, anche alle loro chiese, che Dio ci ha fatto tutti "a sua immagine e somiglianza".
I gruppi di cristiani omosessuali saranno nel lungo corteo del Pride con i loro striscioni, la loro testimonianza e porteranno al collo una piccola croce, unica compagna nel loro cammino quotidiano.
Sfileranno sotto il sole partenopeo ‘alla luce del Sole’, come recita lo slogan della manifestazione, insieme a tante altre realtà associative, a esponenti della società civile italiana e a tantissime persone gay, lesbiche e trans.
Inoltre, per tutta la giornata del Pride, una delle piazze cittadine ospiterà un gazebo informativo* su “fede e omosessualità” allestito dai gruppi Ponti Sospesi di Napoli e da Nuova Proposta di Roma dove, con l’aiuto di volontari giunti da tutt’Italia, saranno distribuiti materiali informativi realizzati dai gruppi italiani e dai volontari del progetto gionata (www.gionata.org).
Inoltre, al termine del Pride, i credenti omosessuali si ritroveranno tutti insieme per un agape fraterno, nei locali offerti dalla comunità valdese di Napoli, per un momento d’incontro e di condivisione.
Dichiarare di sfilare con la croce al collo per dimostrare che si porta la croce della condizione omo è una bestemmia. La croce se veramente la si porta non appartiene alla condizione sessuale ma per essere annunciatori e testimoni della Parola. Mi sembrano dichiarazioni veramente stupide non da credenti capaci, ormai la croce è un oggetto di “cult” e voi vi prestate a ciò.
In tale marasma (ho visto diverse sfilate dei Pride in italia) come si fa a riflettere da parte dei gruppi di gay credenti. Saremmo curiosi di saperlo e cosa ne verrà fuori. “sarà un momento di riflessione…” altro spot vuoto. Ormai tali frasi fatte vanno bene in tutte le minestre…anche in questa.
Sono credente e di linea progressista ma tali Pride sono penosi e all’interno dei movimenti nessuno è capace di autocritica ma solo autoreferenziali, siete molto CONFORMISTI è questo il male che non porta a fare il salto di qualità.
I credenti devono testimoniare di appartenere ad altri cieli…. non al conformismo dei pride!… becero conformismo gay.
scusami Gino ma vorrei capire. In tempi in cui i crocifissi spuntano in scuole, teatri, sale mensa, palestre, caserme militari, è così terribile che dei cristiani omosessuali, spesso allontanati dalla loro chiesa perchè omocredenti, portino al collo la ‘croce’ che è l’unica ragione del loro cammino cristiano?
Mi stipisci poi accusando di conformismo il pride… Ma parliamo della stessa manifestazione? Il Pride è la manifestazione più ‘anticonformista’ che conosca perchè non nasconde in nessuna maniera le difficoltà e le contradizioni del mondo omosessuale, non vedo posto migliore per una testimonianza… è facile testimoniare in San Pietro dove nessuno ti fermerà e ti dirà ” ma come fai a essere gay e cristiano? Ma li senti il papa e i preti che dicono di noi’…
Certo che è meglio sfilare a Loreto col viso contrito a cantare i canti di Gen Rosso, piuttosto che in mezzo all’umanità ferita, anche a causa delle nostre chiese…
Personalmente preferisco il Pride alle perfette adunate serafiche in Piazza San Pietro dove tutto è perfetto, giusto, equilibrato…. tanto che ti chiedi se stai in un telefilm per famiglie…. sono questi ‘gli altri cieli di cui parli’?
Io a questi cieli perfett,i nella facciata ma vuoti e morti nel cuore, ho già dato troppo. Ho già toccato con mano cosa la parola di Dio diventa quando la disincarniamo dal mondo, dalla vita e dal cuore delle persone per farla diventare un insieme di preci e precetti…
Grazie ho già dato… ma non temere durante il pride pregherò anche per te…
Io credo che il Pride sia il giorno della fierezza. E allora non ci vedo niente di male se i cristiani che ci vanno per dire che sono contenti di essere omosessuali, dichiarino anche la loro fierezza di essere cristiani portando al collo una croce.
Boh ! Abbiamo tutti qualche ragione da far valere e qualche torto da farci perdonare, forse non guasterebbe fra noi un tono più sommesso, un pochino di mitezza e di umiltà.