Dal Vaticano agli anglicani un ramo d’ulivo spezzato

newsRiflessioni di James Carroll tratte dal The Boston Globe del 26 ottobre 2009, liberamente tradotte da Lara

La singola espressione più eloquente del Concilio Vaticano II della Chiesa cattolica del 1965 era stata una preposizione – la parola “in”.
Il titolo della dichiarazione del concilio “La Chiesa nel mondo moderno” avrebbe potuto benissimo essere stata “La Chiesa contro il mondo moderno”, ripetendo un’opposizione di lunga data. Oppure, in modo poco più positivo, sarebbe avrebbe potuto essere “La Chiesa e il mondo moderno”, venendo a definire un abisso tra il sacro e il profano che valorizzano i due reami.
E invece, i Padri del Concilio affermarono la loro convinzione che la chiesa, non né al di sopra né distaccata, ma è parte integrale della condizione umana contemporanea.

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Una risposta a Dal Vaticano agli anglicani un ramo d’ulivo spezzato

  1. Interessante questo articolo e grazie a Lara che lo ha tradotto.Il Concilio Vaticano ll voluto dal Papa buono,Giovanni Ventitreesimo,e concluso da Paolo Sesto aprì la chiesa al mondo moderno e secondo molti la salvò dalla sua fine.E’ vero che il pontificato di Benedetto Sedicesimo sta demolendo le conquiste di quel Concilio e facendo regredire la Chiesa a tempi passati.Le palesi ingerenze politiche,la durezza verso gli omosessuali,le parole in Africa contro la prevenzione all’Aids,l’apertura ai pessimi lefrebiani,il discutibile si a Papa Pio Dodicesimo come beato fanno riflettere.Warum?(perché?in tedesco)sarebbe da chiedere al Papa.

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