Un uomo come Dio comanda. Scoprirsi gay nell’Opus Dei

testimonianza Lettera-testimonianza di Fernando pubblicata su dosmanzanas.com il 18 aprile 2009, liberamente tradotta da Dino

Varie volte mi ho cominciato a scrivere un post per questo blog, ma poi ho pensato che quello che volevo scrivere forse non interessava e così smettevo.
Ultimamente sono state pubblicate varie notizie riguardo ai membri e ai simpatizzanti dell’Opus Dei e mi piacerebbe raccontare come io sono cresciuto in una famiglia che appartiene a questa organizzazione.
Come potrete vedere più avanti, il modello di famiglia che alcuni ritengono essere l’ideale per i bambini non lo fu nel mio caso.

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26 risposte a Un uomo come Dio comanda. Scoprirsi gay nell’Opus Dei

  1. Leggo commosso la testimonianza di Fernando e sento di volergli bene. Ma, solo per chiarezza e amore di verità, osservo che Fernando non si rivela credente, ma vittima dei c.d. credenti. Pensavo che qui si parlasse di gay credenti

  2. Sinceramente mi fa piacere che abbia trovato un ragazzo con cui si trova bene. L’importante è che si vogliano bene sul serio. Io credo che ci debba pur essere uno spazio per persone dello stesso sesso che si amano. Lo dico sempre, l’importante è che sia un sentimento autentico

  3. Chiedo alla redazione, se possibile, di mettermi in contatto con il ragazzo che ha reso questa testimonianza. Grazie! emanuela

  4. Ho letto con particolare attenzione il racconto di Fernando che, in parte, mi rimanda alla mia infanzia, al periodo vissuto in seminario, alla scoperta della mia omosessualità, ai primi approcci, al rapporto conflittuale con mia madre.
    Sono convinto che, pur dentro le difficoltà da lui vissute, siamo sempre un dono di Dio per una famiglia e che la benedizione del Papa resta sempre valida. Dio ci conosce e ci ama per quello che siamo ed ognuno di noi deve percorrere una propria strada che, a volte può essere tortuosa, altre invece serena e in pace. Lui ha avuto uno zio come punto di riferimento e sostegno, io da ragazzo ho dovuto lottare invece da solo. Una esperienza di fede, nel suo caso l’Opus Dei – un gran bel movimento ecclesiale – vissuto pienamente ma senza tener conto di una realtà che a volte può non corrispondere alle proprie aspettative, può portare a non accogliere un figlio che proprio dai genitori ha bisogno di essere amato. Io, nonostante una difficoltà di rapporto sereno, in particolare con mia madre, le sono stato vicino, l’ho accudita fino alla fine e probabilmente, proprio questa mia attenzione nei suoi confronti, l’ha portata a riflettere e riconoscere quanto le volessi bene. Se siamo pacificati nell’animo possiamo anche essere capaci di superare quanto ci ha fatto soffrire con un atteggiamento di cristiano perdono.
    Roberto

  5. E’ una testimonianza bellissima, sofferta ma anche liberatoria. Ogni persona è un universo a se e nessuno puo’ mai giudicare…ma noto, con enorme sofferenza, leggendo tra le righe, che è “normale” esprimersi sessualmente come meglio si crede. Sembra che accettare di essere gay voglia dire automaticamente accettare di vivere in maniera più o meno ambigua la propria corporeità. Di che tipo di liberazione si tratta? Davvero, questo rimane per me, a tutt’oggi il punto più delicato dell’intera questione.

  6. La descrizione del proprio padre che fa questo ragazzo corrisponde a quella di molti altri uomini con tendenze omosessuali: padre autoritario, distante, anaffettivo. La ricerca delle cause ambientali dell’omosessualità (soprattutto della propria omosessualità) è fondamentale per ottenere un bene molto grande: l’armonia tra la propria tendenza sessuale e il proprio genere sessuale fisico. Chi volesse approfondire può visitare un sito molto istruttivo: http://www.narth.com.
    Il comportamento di totale rifiuto del padre e di interruzione netta del proprio rapporto con il figlio risulta assai strano, sia perché proviene da uno psichiatra sia perché proviene da un cristiano, obbligato alla carità ed alla comprensione nei confronti di chiunque, figuriamoci nei confronti del proprio figlio.
    Assai poca la carità del figlio nei confronti del padre, addirittura in punto di morte.
    Auguro a questo ragazzo di avere il coraggio di guardare dentro se stesso fino in fondo. Gli auguro inoltre di trovare quella fede, che probabilmente non ha mai avuto.

  7. caro Massimo, personalmente tollero il tuo approccio pur non condividendolo. Non posso offrirti di più se non il desiderio di dialogare. Nella mia esperienza di conoscenza di persone omosessuali non ho verificato il luogo comune del padre autoritario, distante, anaffettivo. Più precisamente, mi sembra che genitori autorevoli/amorevoli abbiano figli omosessuali come i genitori autoritari/ostili. Quello che si può congetturare è la differenza di accettazione, per cui il genitore autoritario/ostile tende a rifiutare il figlio omosessuale, che entra più probabilmente in terapia del figlio omosessuale di un genitore autorevole/amorevole. Per cui, come denunciato dall’APA, si rischia di commettere l’errore metodologico di stereotipare l’omosessuale sulla base del campione di omosessuali repressi che vanno in terapia, senza considerare la gran parte di omosessuali che vivono felici e sereni e che non hanno bisogno dello psicologo.

    Leggi quello che dichiara l’Associazione degli Psicologi Americani:
    http://www.gionata.org/notizie/approfondimenti/l-associazione-degli-psicologi-americani-apa-e-l-omosessualit.html

    Quanto alle misteriose cause dell’orientamento sessuale, menzioni le teorie ambientali, ma non menzioni le teorie evolutive, quelle che cercano di capire qual è l’utilità dell’omosessualità. Se escludi a priori l’ipotesi di utilità, rischi di dare credito ideologico all’ipotesi di inutilità, che non è dimostrata.

    Concordo con te nell’augurare al ragazzo in questione di trovare la fede.

    Fabio

  8. Caro Fabio, certamente non è possibile discutere ampiamente l’argomento e non possiamo che riferirci alle rispettive posizioni.
    Ho letto comunque il documento cui mi hai rinviato e vi ho trovato la conferma di un orientamento ideologico dell’APA. Ti segnalo una contraddizione: mentre si dice che la causa dell’omosessualità è probabilmente da ricercare in fattori complessi: ambientali, cognitivi, biologici ecc, si afferma apoditticamente che l’orientamento sessuale è immutabile. Se la causa è così complessa risulta quanto meno improbabile che una buona terapia risulti inefficace.
    Personalmente credo alle testimonianze di coloro che affermano di avere risolto il loro problema (così lo consideravano).
    E’ chiaro che l’APA non considera un problema il contrasto tra il proprio genere fisico ed il proprio orientamento sessuale. Dovrebbe tuttavia avere rispetto verso coloro che sono di diversa opinione e verso le terapie che in quel senso funzionano.
    Credo comunque che siamo d’accordo sulla assoluta necessità di estrema comprensione, rispetto, amore verso gli adolescenti che manifestano pulsioni omosessuali e comunque di assoluto rispetto verso quelle persone che impostano la loro vita secondo questo orientamento. Questo non significa tuttavia (a mio avviso) misconoscere realtà ovvie: per esempio un bambino ha diritto ad avere un padre ed una madre ed a crescere in una famiglia naturale, e cosi’ via.
    E’ fondamentale avere il coraggio spietato di guardare alle cose secondo quello che sono.
    Parlane con Dio.
    Un abbraccio.

  9. Caro Massimo,

    quando parlai a Dio di queste cose, e cioè che ero innamorato di un ragazzo e non di una ragazza, col beneficio del dubbio che si deve ai segni (quello che Vattimo chiama il “credere di credere”), e che tante volte -il dubbio- rimuoviamo per adattarci ad ogni sorta di fondamentalismo, ebbene, provai soltanto una gran gioia per tutti i doni che Lui mi aveva dato, inclusa la capacità di amare.

    Amare è sempre un dono, sia che tu ami una persona del sesso opposto o dello stesso sesso. Il “sesso”, “atti sessuali”, “comportamenti sessuali” c’entrano poco o nulla, purtroppo siamo tutti quanti culturalmente condizionati da una visione spesso pornografica della relazione tra due persone che si amano, ma ci si dimentica che il 99% e oltre del tempo che uno trascorre con la persona amata, nell’arco di un esistenza, è tutto fuorchè sesso. Penso che tu capisca quello che voglio dire.

    Ho tanti amici e conoscenti gay, e di questi ne ho conosciuti due che hanno chiesto aiuto a psicologi perchè infelici di essere omosessuali. Entrambi hanno trovato psicologi che sono stati disposti ad assecondare il loro desiderio di cambiare da gay a etero. Tutti e due i ragazzi in questione sono poi usciti da questi programmi senza alcun risultato. Ora comunque, stanno bene e sono felici dei doni che hanno. Nella vita a volte ci sono cose che vorremmo cambiare. A me per esempio non piace il mio luogo di nascita e ho chiesto se posso cambiarlo, ma purtroppo non è possibile. Qualcuno ha anche detto “se il mondo è razzista, non è una buona ragione per cambiare il colore della pelle”.

    Credo che ci sia comunque bisogno di tolleranza reciproca, specie fra noi cattolici di idee tanto diverse, e dobbiamo ostinarci a dialogare senza aver paura del confronto con chi “è” o “pensa” diversamente. Per questo ti ringrazio.

    Fabio

  10. Carissimo Fabio, innamorati follemente di Nostro Signore Gesù ed ascolta tutte le sue parole di purezza. Cresci enormemente nella vita spirituale, che è il dono più strabiliante che si possa ricevere, molto superiore a qualsiasi relazione umana.
    Comprendo perfettamente quello che scrivi e, sul piano umano, ti consiglio di vivere profondamente e con purezza l’amicizia con il tuo amico.
    Non immagini quale gioia possa derivarne.
    Non perdere di vista però – te lo dico con sommo affetto – le parole del Papa.
    Pregherò per te.

  11. Caro Massimo, mi intrometto nella conversazione che stai avendo con Fabio, perché sento dentro di me il dovere di farti notare alcune cose.
    Tu inviti Fabio ad innamorarsi follemente di Gesù e dai per scontato che le cose non stiano così. Con quale atto d’orgoglio pretendi di giudicare la fede del tuo interlocutore? Forse perchè le scelte a cui è giunto sono diverse da quelle a cui sei giunto tu? Se guardo alla mia esperienza posso assicurarti che questo tipo di scelte è maturato in un percorso che ha avuto in una costante assiduità nella preghiera il suo elemento caratterizzate, che ha avuto momenti importanti di confronto con altri credenti all’interno di una chiesa che è innanzi tutto un popolo in cammino in cui si è chiamati a rendere visibile, ciscuno con il proprio contributo, la struttura essenzialmente sinfonica della Verità (non sono idee mie, ma sono idee del teologo Hans Urs Von Balthasar), che mi ha fatto crescere nella fede soprattutto perché mi ha fatto crescere come uomo.
    Tu dici di non perdere di vista la parola del Papa. Recentemente, l’inviata di una rivista cattolica che mi ha intervistato, si è meravigliata quando ha scoperto che cito a memoria i dcomunti del magistero. Leggerli e accoglierli è essenziale per chi, come me e come te, si dice cattolico. Idolatrarli senza confrontarli con quanto ci dice la nostra coscienza, oppure citarli a vanvera senza tener conto dell’autorevolezza di ciascun intervento (autorevolezza, te lo ricordo, che è fissata dal magistero stesso, che decide di dire certe cose attraverso un’Enciclica, piuttosto che attraverso un’Esortazione apostolica, piuttosto che attraverso un’Istruzione emanata da una congregazione della Santa Sede) significa strumentalizzarli per far dire loro quello che vogliamo noi. Non è questa la strada che ci insegna la chiesa e chi la propone, anche se è un prete, anche se è un vescovo, anche se è un cardinale, si macchia di quel gravissimo peccato che é la simonia: il peccato di chi mette al servizio della propria visione del mondo e del proprio interesse la verità del Vangelo. Un peccato, tra l’altro, che è sempre stat la specialità di preti, di vescovi e di cardinali. :)
    La chiesa è “cattolica”, è cioè strutturalmente chiamata ad accogliere tutti i percorsi: il tuo, che passa attraverso il rifiuto dell’intimità che si può stabilire tra due persone dello stesso sesso, ma anche quello di Fabio, che passa attraverso un percorso di crescita nel servizio e nella fede con il suo compagno.
    Prima di concludere ho due consigli da darti.
    Non utilizzare una parola ambigua come la parola “purezza”. Si tratta di un termine che rimanda a un concetto che non ha niente a che fare con la tradizione di una chiesa che si fonda sulle parole di Gesù che, appunto, hanno superato le categorie di purità dell’Antico Testamento (quelle, per intenderci, che vengono elencate nel Levitico). Usa piuttosto il termine di “castità” che è quello che ci propone il magistero della chiesa e che, in questo magistero, ha un suo significato specifico.
    Da questo punto di vista ribadisco, con te, che “siamo tutti chiamati alla castità”, come dice molto bene il catechismo della Chiesa cattolica (CCC 2359). Questa chiamata alla castità è però diversa per ciascuno di noi: qualche volta implica la continenza, qualche altra no. L’importante è non confondere l’amore romantico con il vero amore (descritto così bene da Giovanni Paolo II nelle sue catechesi sul matrimonio).
    Ti inviterei poi a valutare con attenzione le conseguenze che certe esperienze di “riparazione” dell’omosessualità hanno sulla vita delle persone. Di recdnte ho conosciuto una giovane donna che ha avuto la sfortuna di sposarsi con un uomo che aveva seguito un percorso di “guarigione spirituale” dalla propria omosessualità: si tratta di una donna che è stata ferita da un marito che non le ha detto la verità e che adesso non è più in grado di vivere il matrimonio in cui l’ha coinvolta.
    Io non ho pregiudizi nei confronti delle terapie riparative: mi limito solo a constatare il fatto che non ho mai conosciuto nessuno che, dopo averle seguite, non è ripiombato in episodi condizionati dalla sua omosessualità. Ed è per questo motivo che ho esortato più volte quanti propongono questo tipo di percorsi a non creare nelle persone delle aspettative assurde, perché gli stessi autori che se ne fanno paladini sostengono che danno dei risultati parziali solo in un numero di casi statisticamente molto basso.
    Quello che invece capita é che ci siano persone che, come te, propongono percorsi come quello indicato da NARTH come la soluzione ai problemi che hanno le persone omosessuali che vivono una situazione di conflitto tra il loro orientamento sessuale (Orientamento sessuale, caro Massimo! Che non c’entra niente con l’identità di genere che tu citi a sproposito!) e la loro appartenenza ecclesiale.
    Occorre essere chiari: certi percorsi non garantiscono l’esito con cui si intraprendono; non sono l’unica strada, come dimostra l’esperienza di tantissime persone che ho conosciuto, per restare credenti pur avendo un orientamento omosessuale.
    Avrei tante altre cose da scriverti, ma mi accorgo di averti scritto troppo e quindi chiudo.
    Sappi soltanto che ti considero un fratello nella fede che ha idee diverse dalle mie e che sono convinto che quello che ci unisce (la chiamata alla fede da parte dello Spirito di Cristo) è molto più di quello che ci divide.
    Allo stesso modo chiedo a quelli che la pensano come te di non giudicare il mio percorso, ma di accoglierlo affidandolo alla misericordia di Dio, che dall’alto ci guarda, dall’alto ci sorride, dall’alto ci aiuta a conservare la speranza.

  12. Gianni, grazie per gli spunti… mi ha colpito la storia del signore che, pur essendo omosessuale, ha sposato una donna!!! Potremmo raccogliere la testimonianza della signora per gionata?

    Mi chiedo se il matrimonio non sia forse nullo? o per lo meno annullabile? Mi sembra che ci sia un pesante vizio del consenso…

    E’ strano che si citino sempre i canonisti che ritengono inesistente il matrimonio fra persone dello stesso, e poi però nulla si dica a proposito dei vizi del consenso in un matrimonio di un omosessuale con una donna o di un’omosessuale (con l’apostrofo) con un uomo.

    Personalmente, pur non essendo un canonista, ma un libero pensatore cattolico, ritengo, se non nullo, quanto meno annullabile questo tipo di matrimoni.

  13. dico annullabile perchè il signore potrebbe essere bisessuale, comunque anche in questo sarebbe meglio parlarsi chiaro prima del matrimonio, per informare l’altra (o l’altro) dei propri orientamenti sessuali

  14. A norma di diritto canonico un matrinomio in cui uno dei partner nasconde la sua omosessualità all’altro partner é nullo. Non so invece cosa capita se l’omosessualità non viene nascosta prima della celebrazione del matrimonio stesso.
    In ogni caso credo che una persona omosessuale debba riflettere bene prima di sposarsi. Io credo però che un omosessuale che si è sposato non debba cercare la scorciatoia dell’annullamento, ma debba vedere se riesce comunque a salvare il suo matrimonio prima di prendere atto del suo fallimento. Lo deve alla persona che ha soposato e lo deve soprattuto ai figli che con questa persona ha generato.

  15. grazie Gianni,

    mi chiedo allora a cosa valgano gli sforzi degli amici omosessuali che vogliono prendere lezioni di eterosessualità, se poi i loro “matrimoni” davanti a Dio sono nulli…

    se qualcuno ha una risposta valida… “la dia ora o taccia per sempre” :-)

    buona serata e buon proseguimento di Avvento

  16. Solo una risposta a Gianni prima di salutarvi tutti con affetto.
    Il Magistero della Chiesa Cattolica è chiarissimo sull’omosessualità.
    I testi al riguardo sono infiniti. Forse i migliori sono in San Paolo che è tanto chiaro nella condanna dell’omosessualità e non delle persone(“non illudetevi …” ) quanto dolce nella speranza (“eravate …”).
    Quanto alla meravigliosa castità, essa consiste esattamente nella purezza del cuore e nel perseguirla con costanza, sia nell’ambito del matrimonio, in cui comporta una disciplina di indirizzo del proprio cuore all’amore verso la moglie e verso Dio, che nel celibato o nubilato, in cui comporta, con l’astensione dagli atti sessuali, l’indirizzo del proprio cuore a Dio, le cui meraviglie sono travolgenti e purissime.
    Questa è la dottrina cattolica, anche qui in infiniti testi: ma basta il catechismo (che peraltro è di una bellezza travolgente).
    La carità e la comprensione, dovute in misura massima, non debbono oscurare la verità.
    La carità senza verità diventa sentimentalismo.
    Caritas in veritate.
    Infine: smettetela di disprezzare chi testimonia di avere trovato in se stesso l’amore per una donna e di essere felice.
    Queste testimonianze sono moltissime, anche da parte di ex attivisti omosessuali. Meritano il massimo rispetto ed ascolto. Perché no?
    La castità è fonte di grande gioia e allegria.
    Basta con l’idolatria del sesso! Basta drammatizzare sulle pulsioni sessuali!
    Tutti gli uomini e donne di qualsiasi condizione, se vogliono vivere cristianamente, debbono lottare contro le proprie pulsioni sessuali sregolate: tutti le hanno; TUTTI!
    A colui che avrà combattuto la buona battaglia il Signore farà mangiare i frutti dell’albero della vita che si trova nel Paradiso. Ma li farà mangiare anche qui sulla terra.
    Proposta di gioia: asteniamoci tutti da atti sessuali fiino a Natale e concentriamoci nella preghiera continua.
    Un Santo Natale di gioia a tutti quanti ed un abbraccio affettuoso.
    (Se potessi vi offrerei un caffè).

  17. Massimo, io non disprezzo chi ama prima una donna e poi un uomo, o prima un uomo e poi una donna… purchè sia sincero! E non disprezzo neppure il celibato… purchè sia una scelta libera e non frutto di un senso di colpa! Che l’idolatria del sesso sia qualcosa di riprovevole sono d’accordissimo. Quanto all’intimità mi rifaccio all’insegnamento della Chiesa che lo approva nel senso di amore unitivo, anche in assenza di una possibile procreazione. Non sono d’accordo ad attribuire un valore all’astinenza dall’intimità in sè, non solo nell’evidente caso delle coppie eterosessuali sposate, ma anche di tutte le coppie non sposate, eterosessuali e omosessuali. Credo che espressioni come “sesso”, “pulsioni sessuali”, “atti sessuali” non rendano giustizia all’intimità, ma la squalifichino a qualcosa di meccanico, impersonale, anonimo. La sregoletezza non il “sesso” in sè, ma il “sesso” senza amore, senza intimità. Al di là di moralismi ufficiali più o meno sessuofobici, credo che sia il sentire comune del 99% dei cattolici.

  18. PS per il caffè volentierissimo, francamente penso valga la pena parlare con cattolici che la pensano diversamente più che rimanere autocompiaciuti dei propri punti di vista

  19. Caro Massimo,
    credevo che tu ascoltassi il magistero della Chiesa e la Sacra scrittura e invece mi accorgo che, come tanti altri, parli per luoghi comuni che non ti prendi nemmeno la responsabilità di verificare. Mi spiace, ma un atteggiamento come il tuo non è al servizio della verità e, soprattutto, non è al servizio della carità.
    Inizi con lo scrivere: «Il magistero della chiesa cattolica é chiarissimo sull’Omosessualità. I testi al riguardo sono infiniti». Ma ti rendi conto della falsità che dici?
    Piuttosto occorre dire che il magistero della chiesa cattolica non affronta quasi mai il tema dell’omosessualità. Quando San Pier Damiani rompe il silenzio che circondava l’argomento scrivendo il Liber Gomorrhianus nella seconda metà dell’XI secolo si trova di fronte un papa (quindi un esponente del magistero) che, nella figura di San Leone IX (quindi non solo un papa, ma anche un papa santo) che lo invita alla prudenza in nome proprio della tradizione della chiesa (cfr. lettera di Leone IX a Pier Damiani in seguito alla pubblicazione del Liber Gomorrhianus). Nei secoli successivi c’è ancora il più assoluto silenzio e di omosessualità si parla solo nel manuali ad uso dei confessori (non certo un esempio di magistero della chiesa).
    Il primo documento della Santa Sede che parla di omosessualità é del 1976! Da allora gli interventi delle congregazioni vaticane si sono fatti più frequenti, ma confondere queste congregazioni con il Magistero della Chiesa e dire che i quattro o cinque documenti vaticani che parlano di omosessualità sono «infiniti» come fai tu, significa o essere in mala fede o essere superficiali.
    Nel tuo intervento, caro Massimo, continui citando san Paolo in maniera incompleta e parziale. Non si fa così! La Parola di Dio va accolta e va ascoltata. Soprattutto va letta nel contesto in cui la Scrittura che la propone. Se facessi così ti accorgeresti che tutte le volte che paolo utilizza termini che hanno a che fare con l’omosessualità (1 Cor 6,9; 1 Tim 1,10; Rom 1,18-32) si riferisce alle pratiche in uso nella civiltà greco-romana. Pratiche che non hanno niente a che fare con le relazioni di coppia fedeli e responsabili che molti omosessuali cercano di costruire in questi anni. Se vuoi possiamo cercare un contesto in cui provare a leggere insieme i brani della Bibbia che hanno ispirato la condanna dell’omosessualità, al Guado lo stiamo facendo e i risultati sono davvero molto belli, perché ci interrogano davvero e ci chiamano alla conversione. Ma questo lavoro va fatto bene, senza pretendere di far dire alla scrittura quello che la scrittura non dice, come invece, involontariamente, fai tu.
    Quanto alla castità io credo che tutte le iperboli con cui in certi ambienti clericali la si condisce, servono solo a mascherare l’imbarazzo che i preti hanno quando parlano di sesso. Don Leandro Rossi, uno dei più grandi moralisti italiani, poco prima di morire aveva detto che «Vivere la castità significa mettere il sesso al servizio dell’amore». Direi davvero che é la definizione più semplice e più bella che ho mai sentito. Naturalmente, come dici anche tu, questo rapporto tra sessualità e amore, varia a seconda della condizione in cui uno vive. Ma l’impostazione é la stessa per tutti e parte da uno degli elementi centrali dell’annuncio cristiano: il primato dell’amore.
    E il Catechismo della Chiesa Cattolica (che probabilmente apprezzi più di quanto conosci) dice, al punto 2337: «La castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità, nella quale si manifesta l’appartenenza dell’uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna». Chi ha scritto queste parole ci sapeva davvero fare!!
    In ogni caso, parlando agli omosessuali, lo stesso catechismo dice, al punto 2359: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». Come vedi si delinea un vero e proprio itinerario di crescita spirituale in cui la persona è espressamente invitata a superare la solitudine (d’altra parte non è Dio stesso a dire, nel capitolo 2 della Genesi che: «Non è bene che l’uomo sia solo»?). Ti chiedo di notara un particolare che pochi hanno evidenziato. Nel punto 2359 si dice: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità». Poco prima, quando si parla di fidanzamento, nel punto 2350, si dice: «I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza». Perché questa stessa espressione non é ripetuta quando si parla di omosessualità? Per qualche distrazione? O forse perché l’autore si rendeva conto del fatto che l’omosessualità è una realtà molto complessa in cui la colpevolezza delle persone va valutata con grande prudenza (come del resto sostiene il documento «Persona Humana», uno dei pochi testi del magistero che parlano di omosessualità)?
    Come vedi, a leggeri bene, i documenti del magistero sono molto più ricchi di quello che alcuni commentantori interessati vogliono farci credere.
    Il fatto é, caro Massimo, che l’omosessualità fa paura e, di fronte a questa paura, si sacrificano sia la verità che la carità. San Paolo, a un certo punto scrive ai cristiani di Efeso: «Veritatem autem facientes in caritate» (Ef 4,15). Il valore assoluto, quindi, é la Carità, che deve informare anche il nostro desiderio di parlare chiaro. Mi pare l’esatto contrario della percezione che sembri avere tu quando scrivi: «La carità, senza verità, diventa sentimentalismo». Mio caro Massimo, la carità non è mai sentimentalismo! Ricordalo sempre e non aver paura del tuo cuore quando prova dei sentimenti buoni nei confronti delle persone: solo le anime aride sostengono che questi sentimenti non vengono da Dio. Tu non lasciarti traviare dalla loro aridità.
    Quanto al disprezzare chi ha fatto scelte diverse dalla mia sei fuori strada. Ho avuto lunghe corrispondenze con ex gay, purtroppo tutti hanno deciso di chiuderle, forse perché si accorgevano che la mia vita era assestata e che quindi non c’erano quegli elementi di crisi che possono avvicinare un omosessuale alle terapie riparative. I pochi con cui ho mantenuto i contatti, alla lunga, si sono rivelati degli ex gay un po’ ipocriti (nel senso che esaltavano una castità matrimoniale che, in realtà, tradivano ogni tanto e vivevano una promiscuità che dicevano di disprezzare).
    Vedi, caro Massimo, il problema non è il fatto che ci siano delle persone che fanno delle scelte diverse da quelle che facciamo noi. Il problema é che queste scelte siano davvero sincere soprattutto nei confronti delle mogli o dei mariti che dovranno condividerne gli eventuali rischi.
    Poi direi che è bello che ciascuno segua la sua strada senza giudicare le strade che sono riservate agli altri. Al Guado lo diciamo spesso quando, andando indietro e guardando i nostri trent’anni di storia, ci accorgiamo che le strade che abbiamo percorso sono state diversissime: c’è chi ha scelto la vita religiosa ed è cresciuto in questa scelta; c’è chi ha iniziato a costruire una relazione di coppia omosessuale che si sta felicemente avvianno verso il trentesimo anniversario; c’è chi continua a frequentare saune e posti di battuage; c’è che si è stancato e vive quella che io chiamo la «continenza della necessità». Poi ci sono quelli che hanno deciso di sposarsi (dal Guado non sono passati, ma qualcuno l’abbiamo incrociato). Di una cosa sono sicuro: il Signore ci guarda tutti con l’identico sorriso e, ce lo dice quello stesso Magistero a cui sia io che te teniamo così tanto, ci continua ad amare con un amore sconfinato.

    Stammi bene e guarda con simpatia alla nostra esperienza, così come è giusto che noi guardiamo con simpatia alla tua.

    Gianni Geraci

    PS:
    Se sei di Milano il caffè te lo posso offire al Guado. Non é un gran che, ma ti assicuro che é condito con tanta cordialità.

  20. Per Fabio.
    Sbagli quando dici che «I matrimoni, davanti a Dio, sono nulli».
    Quei matrimoni saranno nulli davanti ai tribunali canonici, ma non so se Dio li considera nulli.
    Io credo che nessuna delle esperienze che facciamo possa mai essere annullata, anche quelle che, alla luce dell’esperienza, si sono rivelate sbagliate.
    Se poi l’esperienza ha un esito postivo direi che acquista una sua validità pratica che va al di lù del suo valore giuridico.

    Gianni

    PS:
    Adesso basta perché sto scrivendo troppo. :)

  21. Caro Massimo,
    e cari amici che leggerete il mio intervento. Ho seguito con interesse “l’epistolario” tra Massimo e Fabio,intervenendo mi sembrava di essere intrusivo, anche se ho letto molte imprecisioni. Mi decido a entrare in questo garbato dialogo che potrebbe, se autentico, essere il contenitore di una preziosa esperienza di comunione, spinto dal giudizio tranciante sull’APA di Massimo.
    Un giudizio moralistico su di un’Associazione che raccoglie al suo interno un grande numero di professionisti di diversi orientamenti che mi risultano seri, attendibili, preparati, e nella maggioranza non schierati aprioristicamente.
    Nel dialogo della fede in generale useremo parole, linee di pensiero, logiche, e coniugheremo concetti su diversi piani, teologico, biblistico, parleremo di morale, pastorale, ecc… Sul piano scientifico ci vuole il rispetto che il linguaggio che questo “piano” richiede. Quando si accusa qualcuno di “ideologizzazione”, in ambito scientifico accade assai di rado, generalmente viene considerato ideolocizzato l’accusatore che usa questo sistema per demonizzare un avversario o un concetto, senza analizzare e processare con calma e razionalità i dati che vengono portati.
    Nel miglior caso è un’ingenuità, un procedere affrettato , infantile e superficiale. E’ un atteggiamento superficiale, come dicevo, non scientifico, e anche se proposto garbatamente, aggressivo e manipolatorio.
    Personalmente nelle mie ricerche lavoro molto sulla “disidentificazione”, sulla “pulizia” intellettuale, sui miei bisogni e desideri, sulle paure…che potrebbero inquinare il mio lavoro di ricerca. Ma non voglio tenere una lezione sul pensiero scientifico o sul lavoro che un ricercatore deve fare su di se per essere gravato il meno possibile da preconprensioni, preconcetti, desideri, ecc…
    Vorrei fornire Massimo di elementi per la sua ricerca sul piano scientifico.
    Mi sembra sia importante , non è certamente tempo perso, riferimi alle attuali teorie della sessuologia per capire qualcosa di più dell’IDENTITA’ SESSUALE…sintesi di quattro componenti essenziali:
    1) SESSO BIOLOGICO, definito dai cromosomi sessuali, definisce l’appartenenza biologica al sesso femminile o maschile.
    2) IDENTITA’ DI GENERE: è l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina, è un tratto permanente solitamente stabilito nella prima infanzia.
    3) RUOLO DI GENERE l’insieme di aspettative, ruoli e subpersonalità…che vertono sulle attese “di come una persona si dovrebbe comportare come donna o come uomo in una determinata cultura”.
    4) ORIENTAMENTO SESSUALE: l’attrazione erotica ed affettiva per membri del sesso opposto, dello stesso sesso od entrambi.
    Tutti: grandi e piccoli, studiosi nel mondo delle psicoscienze parlano di omosessualità o ne hanno parlato: origini, terapie, omofobia e terapie per questa…In un caffè con Massimo ne parlerei anch’io volentieri.
    Ma mettiamo lì alcuni dati: 1973 l’APA cancella l’omosessualità dalle categorie diagnostiche. Nascono studi approfonditi riguardo le tematiche relative al genere ed alla sessualità.
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1983 ha definito l’omosessualità come “variante naturale dell’orientamento sessuale-affettivo della persona umana. Nel 1987 l’Associazione Psichiatrica Americana ha eliminato anche l’omosessualità egodistonica (a cui fanno riferimento Nicolosi ed altri) dall’edizione riveduta del DSM III R in quanto “tale categoria diagnostica poteva far pensare all’omosessualità come a qualcosa di patologico in sé”, interpretando il disagio egodistonico (vedi anche omofobia interiorizzata) come processo evolutivo e non come sindrome a sé stante.
    Nel DSM IV pubblicato nel 1994 la posizione è rimasta inalterata (Pietrantoni 1999) e nel 1985 la maggiore associazione psicologica mondiale (Associazione Psicologi Americani) ha creato la Divisione 44 dedicata allo studio delle tematiche gay e lesbiche alla quale attualmente si contano più di 2000 iscritti.Nel 1990 anche in Europa è nata European Association of Lesb Gay and Bisex Psychology e nel 1998 la British Psychological Society ha fondato una sezione dedicata alla psicologia gay e lesbica.
    Al momento, e per semplificare l’argomento, le maggiori associazioni mondiali di psichiatri e psicologi lavorano nel rispetto di quanto asserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante l’unanimità di Psicologi e Psichiatri sulla normalità dell’omosessualità, la teoria della “Terapia Riparativa” è stata recentemente adottata da associazioni culturali, politiche e religiose conservatrici che la promuovano attraverso i media. A causa dell’avanzamento aggressivo della terapia riparativa, alcune associazioni di psicologi e psichiatri hanno recentissimamente pubblicato alcune dichiarazioni sulla suddetta terapia. L’American Accademy of Pediatrics, L’American Counseling Association (ACA), L’Associazione Nazionale degli Operatori Sociali (NASW), se vorrai ti potrò offrire documentazione per accreditare la serietà di queste associazioni e il materiale da loro prodotto.
    Per essere attualissimo cito uno studio finanziato dal Wellcome Trust e pubblicato giovedì 26 marzo 2009, su “BMC Psychiatry” dai ricercatori dell’ University College di Londra e della St George’s University (GB) : “ Le cure per trasformare gli omosessuali in eterosessuali non hanno basi scientifiche, in pratica non ci sono prove che questi trattamenti siano benefici o almeno sicuri. Ma nonostante ciò una minoranza significativa di psichiatri e terapeuti continua ad offrire queste soluzioni a pazienti omosessuali, lesbiche e bisessuali.
    Per il mio lavoro ho letto i libri di Nicolosi (fondatore del NART), gli spunti interessanti sono fragili e posti con un pressappochismo che mi ha stupito. Ritengo più interessante il lavoro del Dott. Spitzer , che ha influenzato Nicolosi, e che scrive cose a volte contraddittorie con successivi ripensamenti (di ogni affermazione ti posso dare documentazione riferendomi a una serie precisa di articoli in lingua inglese). Sempre in questo ambito vorrei citarti un lavoro davvero serio fatto qualche anno fa con l’avvento delle teorie cognitive alcuni approcci comportamentali furono proposti ad un largo numero di pazienti: (Feldman,1971. McConaghy,1972).Furono anche riferiti risultati positivi. Per i soggetti con una solida identità sessuale le prospettive di una cura apparivano rare.
    Potrei dilungarmi ancora. Ma vorrei finire restando in Italia, e vorrei citare quanto ha detto il 19 gennaio 2009 il presidente dell’Ordine Nazionale Psicologi, Giuseppe Luigi Palma, ha dichiarato che “lo psicologo non può prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale della persona” e “nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi” ai principi del codice deontologico.
    Non sono tutti schierati ideologicamente da “questa parte scientifica o dall’altra”, bisognerebbe accettare la provocazione che quello che pensi non sia “la verità”, io l’ho fatto e cerco continuamente di farlo. Ripeto l’invito per un caffè insieme : la provocazione culturale è per me un motore per la ricerca, e se “la pensi” diversamente da me resti un uomo che rispetto, carne della mia carne, un fratello la cui dignità rispetto al 100% e che mi interessa.
    .

  22. A Gianni: non serve negare cose arcinote. Vai su vatican.va e trovi quanti documenti vuoi sull’omosessualità. Sono molto chiari.
    A Maurizio: ho letto le molte testimonianze di persone ex omosessuali (storie molto belle ed assai variegate e ricche). Non trovo una sola ragione seria per non credere loro.
    Infine: la castità è una gioia molto grande, nota anche ai non cristiani: leggetevi l’autobiografia di Gandhi.
    Un abbraccio a tutti.
    P.S.: cercate la verità fino alla sofferenza estrema, ne vale la pena; pregherò per voi; anche voi pregate per me.

  23. Massimo, sul sito Vatican.va, dove sono proposti i documenti recenti della Santa Sede, quelli che parlano di omosessualità sono esattamente cinque… Non credo che siano un’infinità. In ogni caso, come i testi biblici, anche i documenti della Santa Sede vanno contestualizzati, altrimenti si corre il rischio di citarli in maniera inappropriata. Se vuoi capire meglio questo aspetto del magistero ti consiglio un bel libro scritto da uno dei più autorevoli esperti di ecclesiologia:
    Francis Sullivan, «Capire e interpretare il magistero», Edizioni Dehonane Bologna.
    Ti raccomando poi di non confondere la castità con la continenza. La prima è una virtù, la seconda è una condizione di vita che può essere virtuosa.
    Credo infine che sia importante, per tutti noi, accettare il valore dei percorsi che non condividiamo: la chiesa è cattolica proprio nella misura in cui riesce ad accogliere le differenze; se inizia a identificarsi con una delle sue correnti (come quella che adesso ispira certi documenti della Santa Sede), cessa di essere cattolica e tradisce la sua storia.
    Davvero, caro Massimo, dobbiamo avere a cuore la natura cattolica (cioè universale) della nostra chiesa. Per farti capire cosa intendo riprendo una frase prounciata dal cardinal Barragan (che non è certo un esponente del movimento degli omosessuali credenti) quando ha corretto l’intervista che gli attribuiva posizioni eretiche in materia di Salvezza eterna delle persone omosessuali: «L’unica cosa che posso dire è che perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c’è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso. Dove manca una di queste tre condizioni, non c’è colpa grave». Questo significa che se una persona omosessuale, in coscienza, è convinta della bontà della relazione in cui si è impegnata, non vive in una condizione di peccato, ma sta soltanto portando avanti un proprio percorso che nessuno, dall’esterno, è autorizzato a giudicare.
    Un abbraccio forte.

    Gianni

  24. Caro Massimo, ma “caro” veramente perchè ho davvero rispetto e un sentimento sereno
    di accoglienza, accettazione e “curiosità” per le tue posizioni, per ciò che conosci e che stimi. Non ho preconcetti, direi una “prestima” positiva per la tua persona e curiosità, interesse per i tuoi pensieri.
    Ho molto letto anch’io e sarei tentato di risponderti polemicamente con gli scritti di persone che affermano per esperienza il contrario di quello che affermano coloro le cui esperienze, forse enfatizzate ad “arte” hai letto tu . Polemizzare con scritti che non conosco non mi interessa, mi piacerebbe conoscerli e verificare il criterio per il quale sono seriamente attendibili per te. Purtroppo per lavoro ho conosciuto tante persone veramente sofferenti, confuse, e alcune “scottate” dalle terapie che ho sigmatizzato…non solo persone, ma famiglie molto sofferenti per essersi formate con creature che hanno creduto di “cambiare” e il tempo ha frustrato le loro attese. Ma perchè polemizzare per incancrenirci ciascuno sulle nostre posizioni. Mi piacerebbe attorno a un tavolo, magari col mitico caffè, decidere argomenti, il “taglio”, i tempi…e parlare decodificare i nostri linguaggi per averne uno condiviso, e poi confrontare con serietà le nostre posizioni. Grazie per la tua esortazione: ho fatto della ricerca della Verità il motivo della mia vita, per me è bello sapere che altri condividono la mia passione.

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