Riflessione di Daniela Tuscano tratta da dimelaltra.blogspot del 6 giugno 2008
Per anni considerati marginali, stravaganti se non addirittura la quintessenza della contraddittorietà, i credenti omosessuali stanno riuscendo pian piano, con una tenacia ammirevole, a uscire da quelle catacombe in cui erano stati confinati. Più volte abbiamo sostenuto, qui e altrove, che pure l’esperienza degli omosessuali è decisiva per affrontare i problemi più svariati: non solo quelli strettamente legati all’affettività, ma alla pace, al rifiuto di ogni discriminazione e sfruttamento, specie verso i più deboli, alla presa di coscienza della diversità di ognuno, coi propri pregi e le proprie mancanze. Possono rappresentare una “via stretta” ma luminosa e imprevista per decifrare il Mistero. Purchè traccino per primi strade nuove e coraggiose e non temano il conformismo che pervade anche le loro come le altrui comunità.


Come non pensare alle parole che scriveva tanto tempo fa don Tonino Bello:
“Coraggio. Alzatevi e levate il capo. Muovetevi. Fate qualcosa, il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando. Non li vedete i segni dei tempi? Gli alberi mettono già le prime foglie. E sul nostro cielo il rosso di sera non si è ancora scolorito.
[...] Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo. Ritorno che si potrà realizzare con la preghiera, con la vita di povertà, di giustizia, di limpidezza, di trasparenza, di amore, con la testimonianza evangelica e con una forte passione di solidarietà”.
Parole che trovo sempre più attuali…