Articolo di Emanuele tratto da Acqua di fonte n.24 dell’ottobre 2002
Ogni momento nella società ci porta a dover mediare con situazioni quantomeno difficili: il mio collega di lavoro ostenta un atteggiamento omofobo che faccio, reagisco o faccio finta di nulla? Convivo ancora coi miei genitori e voglio invitare i miei amici gay a casa: allora si può parlare liberamente o devo costringere tutti a tacere circa la propria identità sessuale? Conviene o non conviene fare coming out in famiglia? Vivere di mezze verità, giorno dopo giorno, può essere fonte di soddisfazione per una persona?Aiuta a rinsaldare il rapporto genitori-figli o contribuisce a spezzare la famiglia? Come reagisce la gerarchia ecclesiastica di fronte a questo problema? Il tacerlo non contraddice il principio etico (che condivido) dell’ “unità della famiglia”? Parliamone.

