Sono la madre di un figlio gay. Vi racconto quello che ha dovuto subire
11 Aprile, 2008 di gionata
Lettera di Sharon Underwood pubblicata sul The Valley News (Vermont, Usa) il 30 Aprile 2000, traduzione di Dino M.
Il mio figlio primogenito non ha mai dichiarato di essere gay e non ha mai avuto a che fare con qualcosa riferibile al mondo gay, ma ha avuto la sfortuna di non avere la stessa camminata e la stessa gestualità degli altri ragazzi. Nella scuola superiore, così mentre gli altri bambini stavano facendo ciò che i bambini dovrebbero fare alla loro età, il mio incominciava a scrivere una lettera in previsione del suo suicidio, abbozzandola e riformulandola per essere sicuro che i suoi famigliari sapessero quanto egli li avesse amati. Il mio disperato diciassettenne mi ha strappato il cuore quando si è suicidato, dato che non poteva sopportare di continuare a vivere ancora, non aveva scelto lui di essere gay e non avrebbe potuto affrontare il disprezzo che lo circondava.


ogni persona è degna di rispetto, mi auguro che tante persona leggano questa lettera e che pensino al dolore che provocano non rispettando ciò che la natura da alle cose e ad ognuno di noi.
Questa lettera è stupenda… Leggere le parole di una madre ferita che non si ferma e continua a lottare affinché qualcosa cambi è emozionante.
Io sono un ragazzo ventenne gay e anche io, sebbene mai nessuno avrebbe pensato che fossi omosessuale, ho avuto tante difficoltà nel momento in cui ho deciso di vivere allo scoperto all’età di sedici anni…
Ero al terzo anno del liceo quando incominciai a essere stufo di dovermi nascondere, di fingere con i miei amici che ero interessato alle regazze e di non poter confidare le mie emozioni a nessuno. Così incominciai a dirlo ai compagni più stretti e poco dopo lo sapevano tutti… Capii che anche le persone a cui ero più legato e di cui mi ero fidato erano cambiate, pensavano che avessi dei problemi e si sentivano in dovere di aiutarmi… Ma io non dovevo essere aiutato ma semplicemente accettato e capito.
Ma ero forte. La mia migliore amica era con me e sentire il suo appoggio e i suoi consigli mi rendevano ancora più forte… Incominciai a cercare all’interno della scuola altre persone come me e ci riuscii. Non ero più l’unico… Come me altre persone provavano ciò che io provavo.
Anche la mia famiglia è sempre stata fantastica e ha sempre capito che in me non c’era nulla di diverso. Come tutti ho voglia di amare e vivere..
Adesso, quattro anni dopo, ventenne posso dire di essere felice e molto più maturo dei ragazzi della mia età. Ho una bella storia d’amore che porto avanti, una bella famiglia e degli amici fantastici che sono la mia seconda famiglia e so che con loro potrò affrontare qualsiasi ostacolo.
Ed è per questo che vorrei che tanti altri ragazzi, come me, avessero il coraggio di vivere e non di nascondersi.
Non siamo malati, non siamo diversi, non abbiamo nulla che non va… Sono gli altri che ancora non sono pronti ad accettarci e se non smetteremo di nasconderci non lo saranno mai.
Lascio un mio contatto per chiunque cerchi aiuto:
fabernapoli@hotmail.it