Intervento di Rosa Salamone del gruppo Refo-Varco di Milano letto al convegno su “Chiese cristiane e omosessualità“, Brescia, 27 gennaio 2008
Il tema dell’omosessualità, come a suo tempo il tema dell’emancipazione femminile, nasconde in realtà un’altra questione ovvero chi è il vero interprete della Parola di Dio. Perché se la parola di Dio è potere, coercizione, autorità nella mani di alcuni che si sentono i veri interpreti della parola evangelica, allora non c’è spazio per “te che sei peccatore e io no”. Ma nelle chiese protestanti, figlie di una storia diversa, è in corso un dibattito aperto sull’omosessualità che vale la pena conoscere ed approfondire.




Ciao Rosa, avrei dovuto esserci a Bs come valdese ma , per vari motivi , non sono riuscita a partecipare. Ho partecipato, a suo tempo, alle lotte per il femminismo e , nel ‘68 a quelle per la possibilità di usufruire tutti in maniera uguale della ‘Cultura’. Sono per vari motivi in contatto con le mie amiche ebree e in Gionata ho trovato una possibilità di conoscenza che mai avrei immaginato prima. Tu dici ‘la parola’: quando è nata la mia seconda figlia , mio figlio ha smesso di parlare, tutti lo capivamo e dentro memorizzava
( a 5 anni , dopo un po’ di analisi, ha ricominciato come se nulla fosse successo) . Nelle nostre Chiese è come se non ci fosse la capacità di memorizzare: cambiano i pastori , da noi sono arrivati Ghanesi, Ivoriani, Ucraine ma niente si smuove :ci si deve rifare alla tradizione dei padri e ai tempi dei padri non c’era il ‘venirne fuori’, si rimaneva impelagati in un mondo antico e circoscritto alle decisioni degli ‘anziani’.Forse la tua esperienza è di un popolo in cammino che discute con fervore ed abbraccia le cause dei perseguitati, io sento un silenzio rumorosissimo che grida no,no,no a tutte le esperienze che possono far discutere , pensare e appunto ‘venirne fuori’. Grazie mille per quello che hai scritto e perchè l’hai scritto.Spero di conoscerti in un prossimo futuro Erica
Premetto che non sono affatto un conoscitore delle varie confessioni ( mi ritengo un semplice cristiano, per la formazione religiosa ricevuta), e neanche un buon cattolico come dovrei,e per questo chiedo venia se le mie parole non saranno le più appropriate. Il problema principale di tutta la questione a mio giudizio è già stato evidenziato, consapevolmente o meno, nelle brevi righe di presentazione all’intervento. Mi riferisco all’espressione “chi è il vero interprete della Parola di Dio”.
Ecco, nessuno può essere “interprete” , Dio parla direttamente ad ogni persona usando il linguaggio che questa persona è in grado di comprendere.
Pur dando come presupposto ovvio che sia dotato di una estrema competenza e buona fede, chi è una figura guida all’interno di una confessione religiosa assume di fatto se non addirittura per definizione un’aura di depositario di certezze inconfutabili quando con le sue direttive finisce per influenzare i fedeli, proponendo delle linee di comportamento da tenere nelle varie situazioni contingenti.
Uno dei rischi più minacciosi di qualsiasi struttura gerarchica è che chi ne occupa i ruoli più elevati spesso inconsapevolmente ma inesorabilmente scivola nell’errore di “sostituirsi a Dio”, – perdonatemi questa espressione -, pensando di poter infallibilmente valutare la realtà del suo prossimo. Quindi secondo me il falso postulato che sta alla base di questo comportamento errato andrebbe identificato non tanto nel concetto del “tu sei peccatore e io no” ma piuttosto nel “io so molto meglio di te ciò che il Signore intende dirti, anche se non sono presente al vostro intimo colloquio”.
Il ruolo del pastore è quello di guidare il gregge (in tutta la sua multiforme complessità) verso la direzione prescelta, e deve saper limitare il suo ruolo a quanto effettivamente gli viene richiesto. Ed è proprio “nell’ordine naturale delle cose” che alcune pecore a causa (o meglio grazie a) della loro stessa natura necessitino per sopravvivere di brucare un’erba che può risultare non gradita alla maggior parte delle altre.
Peraltro concordo pienamente con la relatrice sul concetto che ogni passo in avanti, pur piccolo che sia, provoca comunque l’effetto di abbreviare la parte del cammino che ancora rimane, ma dobbiamo stare molto attenti a non considerare già quasi reale quello che è ancora soltanto un nostro desiderio: tuttora nella gran parte delle famiglie i genitori, che sicuramente darebbero la vita per ogni loro figlio, non “accettano” la sua omosessualità, semplicemente “la subiscono” dato che non possono fare altrimenti.
Ma questa è un’altra storia…
Dino
Ciao Erica, sono Rosa, la relatrice del convegno.
Il silenzio di cui parli tu, lo conosco benissimo. Silenzio e parola sono strettamente correlati. Uno è l’ombra dell’altra, il fratello siamese, il doppio che sempre l’accompagna.
Alla Parola usata come pietra, quella per alzare muri, come intendevo dire nell’intervento, quasi sempre corrisponde il silenzio della mente. Che è come dici tu un silenzio rumorosissimo, litigioso, inquieto. Persino assordante.
Alla Parola usata come amore e segno di riconciliazione corrisponde invece il silenzio del cuore. Che è pace e segno di rivoluzione. Non urla e non leva la voce. Non ne ha bisogno.
Al Sinodo di novembre, quello dove è stato approvato il documento sull’omosessualità, una sorella battista mi ha dato della deviata psicologica, che sicuramente da bambina aveva subito una qualche violenza da parte di un genitore o che era stata stuprata da qualcuno per essere diventata lesbica.
Mio padre era contadino. M’insegnava cose miracolose, come piantare gli alberi d’arancio rispettando la posizione della luce e del vento.
Di questo mi sono ricordata quando ho ascoltato queste parole.
Le ho ignorate e sono andata semplicemente avanti con il mio discorso.
Il silenzio del cuore non ha tempo nè spazio per il silenzio della mente.
Ed è l’ombra, o forse la luce chissà, della parola che cambia le cose
Anch’io sarò felice di conoscerti se verrai a Milano qualche volta
Un abbraccio in Cristo
Ciao Dino, sono Rosa.
Credo tu abbia capito ciò che intendevo dire nel mio intervento, comunque mi permetto di aggiungere nella chiesa valdese nessuno crede che qualcuno possa essere considerato l’autentico interprete della Parola di Dio, anche se come dici tu lo scivolare verso questa tentazione è forte, poichè siamo tutti esseri umani e come tali pieni di limiti.
In realtà, la chiesa valdese è una sorta di democrazia dotata di costituzione, se mi passi l’esempio. Non è che un ministro qualunque, tipo il ministro dei Trasporti, possa ad un certo punto considerarsi come l’autentico depositario della costituzione.
Questa cosa ci farebe ridere, lo dico veramente.
Ed è questo senso dell’umorismo che permette il sano dubbio, lo stato d’allerta quando qualcuno si presenta con ” ora vi spiego io che cosa dice la Bibbia a tal proposito o sulla tale faccenda”.
Non ci sono monarchi, nè zar, nè Cesari intoccabili.
Ed è quando si ricordano le vere radici del protestantesimo, che le cose prendono a marciare.
So bene che ancora oggi la situazione di noi gay è ben lontana dalla serenità di chi ha conquistato diritti e rispetto.
Ma sono una credente. E quando Dio mi dice che Babilonia cadrà, non m’importa quanto tempo ci metterò per vedere crollare i suoi muri.
Mi accontento di portare via dalle sue roccaforti un piccolo mattone dopo l’altro, persino un granello di sabbia a volte.
Sembra niente, ma se lo guardi contro luce è pieno di splendore.
Un saluto a te
Rosa
Sono in un gruppo di gay credenti di Rimini, il Narciso e Boccadoro, da tanti anni, siamo ospitati da alcuni anni presso gli amici valdesi con i quali abbiamo discusso apertamente del documento in seguito presentato e approvato dal Sinodo. Nel frattempo tanti di noi si stanno avvicinando sempre di più alla Chiesa Valdese, l’unica in Italia a parlare con franchezza, rispetto, senso della dignità, delle questioni inerenti l’omosessualità, la fede, la testimonianza quotidiana del vangelo per una persona omosessuale. Nel gruppo biblico che conduciamo mensilmente assieme al pastore della chiesa valdese di Rimini , queste e altre osservazioni e idee circolano liberamente.
Un saluto a tutti
Luca
Ciao Rosa, andrò alla due giorni della Refo di Firenze a conoscere gli amici di Gionata. Mi sento come se dovessi prepararmi ad un esame di religione , di vita vissuta, di parola. Forse è quello che mi spaventa di più : sono una timida impulsiva e , quando parlo , volendo essere sintetica spesso dico cose d’effetto che non rimangono a lungo nelle persone anche se il pensiero che c’è dietro è articolato. Leggendo te e anche Andrea mi ritrovo ‘a casa ‘ con tutte le sicurezze bibliche e di vita valdese. Anche la matrice contadina ,per me nelle valli valdesi , ha avuto un’importanza formativa che mi è stata di sostegno tutta la vita. Con la nonna stavo da giugno a ottobre nei campi e, in montagna, portare sulla testa fieno,frumento, legna o nella gerla patate e pigne forma il carattere e… distrugge le ginocchia.Ma tutto è rimasto fermo là come qui nel bresciano ai tempi in cui non c’era nessuno che esprimeva la sua gayezza (come dice Innocenzo) e se nessuno ne parla come fare a creare un piccolo tornado che può far crollare i sepolcri imbiancati?Dovremo aspettare che qualcuno ne venga fuori.Ma il 4 aprile saremo in preghiera Abbracci Erica