Fabrizio de Andrè, cantore delle “anime salve”
11 Gennaio, 2008 di gionata
Era l’11 gennaio 1999 quando in una fredda giornata invernale si spegneva a Milano il cantautore Fabrizio Cristiano De André, fra i più conosciuti e amati di sempre, sicuramente uno fra i più importanti. Le sue canzoni sapevano “cogliere il senso vero della vita” che trovava “fra le pieghe graziose di una ragazzina di strada, nell’allegria insensata di una pazza, nel sorriso storto di un mendicante, nei riccioli neri del giovane soldato amato da Andrea, … eroe gay d’un amore lieve e senza sesso”. Ci manchi Fabrizio, ci mancano i tuoi versi in musica…


Leggo con grande partecipazione il bellissimo pezzo scritto da Daniela per ricordare Fabrizio De Andrè, condividendone il contenuto e apprezzandone lo stile. La dimensione del rimpianto per una persona cara che non c’è più fisicamente, ma che ancora abita nei nostri cuori attraverso le sue canzoni, la sua voce, è sostenuta dal ricordo del suo sguardo. Anch’io lo ricordo, quello sguardo, tipico di chi pensa, profondamente, sa, vede e tuttavia non giudica, pur non evitando di esprimere un giudizio.
Un giudizio che spesso è costruttivo, di accoglienza, di attenzione verso gli ultimi, i poveri, i diseredati.
Per questo considero Fabrizio un autore, un uomo, un artista, profondamente religioso, nel senso più completo del termine.
La sua è una religiosità verso l’umano, ma meglio, direi, verso gli specifici uomini e le specifiche donne che compaiono nei suoi testi poetici. Fabrizio non è mai ‘generico’ e predicatorio, come un po’ accade, talvolta, nel mondo della canzone, anche da parte di cantautori di prestigio. Fabrizio ha fatto in modo che la sua arte fosse al servizio dell’umanità: è un grande regalo, è una richiesta di impegno. Grazie Daniela. AlbertOne del Gruppo Emmanuele.